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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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ECN MILANO 

CENTRO SOCIALE LEONCAVALLO 










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Padova 

Padova 

Bologna 

Modena 

Milano 


Milano 

Parigi 

Palestina 

Roma 

Olanda 

Canada 


Canada 

Canada 

Canada 

Canada 

Canada 

Usa 

Germania 

Austria 

Germania 

Spagna 

Bologna 

Bologna 

Bologna 

Bologna 

Padova 

Padova 



LA GALERA E ' MARCIA, MARCIA CONTRO LA GALERA 
CASA 

MONTATURE DI STATO E MISERIE RIVOLUZIONARIE 
PARLANDO DI LEGHE E DI ELEZIONI 
ASSSASSINIO FAUSTO E IAIO: 

I LATI OSCURI DELLA VICENDA PROCESSUALE 
GAMMA 

COMUNICAZIONE 

UNA LOTTA POPOLARE TRADITA 

FEDAYN DEL POPOLO IRANIANO 

SOSTEGNO AGLI INDIGENI D ' AMERICA 

LIBERTA' PER LÉONARD PELTIER 

E PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI 

BIOGRAFIA DI LEW GURWITZ 

COMITATO DI DIFESA DI LÉONARD PELTIER 

I PROCESSI DI LÉONARD PELTIER 

BIOGRAFIA DI FRANK DREAVER 

LA LOTTA DEI MOHAWK 

LA NAZIONE SIOUX DICHIARA L'INDIPENDENZA 

VOLANTINO ANTIFASCISTA 

DA TATBLATT 

ATTACCHI NEONAZISTI 

ULTIME NOTIZIE 

RECENSIONI 

DAL DADA AI SEX PISTOLS 
LENIN DADA 

ENCYCLOPEDIE DES NUISANCES 
ELOGIO DELLA VIDEOSCRITTURA 
AUTONOMIA 



I_A GALERA E' MARCIA, MARCIA CONTRO LA 
GALERA! 


Stiamo assistendo in questi ultimi anni ad una 
crescita costante nel nostro paese, in Europa e 
negli Stati Uniti, del numero delle persone che 
stazionano alllnterno delle carceri o che ci pas- 
sano nell'arco di un anno. Negli Stati Uniti in par- 
ticolare si stanno toccando punte stratosferiche; un 
milione circa sono le persone in stato di deten- 
zione mentre in Italia, conteggiando anche chi sta 
scontando pene in forme alternative al carcere 
siamo sicuramente oltre i 50.000. 

Queste cifre stanno ad indicare che piu' le società' 
capitalistiche si sviluppano, piu' crescono le con- 
traddizioni sociali e quei settori di marginalità' pro- 
letaria che inevitabilmente poi vanno a riempire le 
galere. Il carcere, dunque, assieme a tante altre 
forme di carcerizzazione sociale, quali ad esempio 
la creazione dei lager (posti di prima accoglienza) 
per gli immigrati, le comunità' "terapeutiche" per i 
tossicodipendenti, ecc., diventa uno strumento 
sempre piu' importante di regolazione dei conflitti 
sociali ed in particolar modo di quei conflitti che 
nascono dalle situazioni di indigenza e miseria 
all'interno delle metropoli. 

A partire da queste considerazioni che va assunto 
fino in fondo il concetto di PRIGIONIERI SOCIALI 
per indicare un preciso rapporto di nemicita' da 
parte dello stato nei confronti di chi e' costretto a 
vivere nell'illegalita' per soddisfare bisogni primari. 
Vale a dire che si e' "dentro" solo perch0 e' il totale 
arbitrio dello stato, dei partiti, del potere econo- 
mico, che stabilisce, sulla base della difesa esclu- 
siva degli interessi di una classe, che vanno san- 
zionati tutti quei comportamenti piu' che legittimi 
sul piano dei bisogni (pensiamo solo alla massa di 
giovani costretti dalla disoccupazione o dai lavori 
sottopagati a vivere di furti, contrabbando, rapine o 
all'enorme numero di immigrati sopraggiunti nel 
nostro paese come forza-lavoro da super sfruttare 
e che immediatamente si scontrano con la dura 
realta' del bisogno di denaro, della mancanza di 
case, della necessita' di procurarsi da vivere in 
qualche modo) ma che trovano risposte solo ed 
esclusivamente di tipo repressivo. 

In questo contesto una delle componenti del car- 
cere che meglio rappresenta il concetto di prigionia 
sociale e' quella legata all'uso di sostanze stupe- 
facenti illegali e tutti i reati ad esse connessi. Si 
tratta di un numero crescente di prigionieri che 
oggi sono detenuti solo ed esclusivamente perche' 
fanno uso di sostanze (eroina-fumo-cocaina) che 


lo stato ha tutto l'interesse a mantenere illegali, sia 
per ragioni di controllo sociale, sia economiche 
che finanziarie. 

E' lo stato dunque a creare la figura del tossico- 
dipendente illegale mentre accetta e spesso so- 
stiene quella del tossicodipendente legale (da al- 
cool, da psicofarmaci, da tabacco, ecc.); E' DUN- 
QUE ARBITRIO PURO. Decine di migliaia di 
soggetti devono "sbattersi" dalla mattina alla sera 
per procurarsi la "roba", commettendo ovviamente 
vari tipi di reato, compreso quello di usare queste 
sostanze. Si calcola che oggi circa il 60-70% dei 
detenuti e' in carcere per reati collegati in vario 
modo a questa questione. 

E' QUALCOSA DI SPAVENTOSO!!! Decine di mi- 
gliaia di persone, schiavi di una sostanza come 
l'eroina, che e' merda di stato, che li riduce ai mi- 
nimi termini dal punto di vista psichico e fisico, 
dopo aver ingrassato le finanze delle banche, ac- 
quistando e vendendo queste merci particolari, 
vengono private della liberta' e prese in ostaggio 
dal sistema. 

Ad aggravare la già' pesante situazione e' inter- 
venuta la legge Craxi-Jervolino che ha prodotto 
una ulteriore criminalizzazione di chi fa uso delle 
droghe illegali. 

Le lotte che in questi ultimi mesi si sono sviluppate 
all'interno della Casa Circondariale di Padova di 
via Due Palazzi (scioperi del vitto, autoconsegna in 
cella, battiture, ecc.), si sono estese ad altre car- 
ceri con alcuni obiettivi centrali quali: 1) liberazione 
immediata di chi e' ammalato di AIDS o versa in 
gravi condizioni di salute, 2) lotta contro la legge 
Craxi-Jervolino, 3) automatismi uguali per tutti per 
l'ottenimento delle alternative alla detenzione, 4) 
migliori condizioni di vita all'Interno del carcere, 5) 
rispetto dei pochi diritti che ci sono in galera anche 
per gli immigrati. 

Esse nascono e si sviluppano in questa cornice e 
rappresentano la presa di coscienza all'interno del 
carcere della necessita' di scrollarsi di dosso 
quell'etichetta di rifiuti della società' che viene loro 
appiccicata da tutte le parti, per lottare in prima 
persona per la conquista della liberta' in termini 
collettivi. 

E queste lotte alcuni risultati li hanno prodotti: due 
detenuti gravemente ammalati di AIDS sono stati 
ricoverati in ospedale, non nel reparto bunker, le 
consuete violenze ed angherie delle guardie ven- 
gono costantemente denunciate all'esterno anche 
attraverso Radio Evasione, trasmissione gestita di 
fatto con lettere dai detenuti stessi, dai microfoni di 




Radio Sherwood. Si e' creato immediatamente un 
rapporto nuovo ed importante anche tra detenuti e 
studenti della facoltà' di psicologia che da mesi 
stanno cercando di approfondire questa questione 
producendo momenti di dibattito e lotta che hanno 
fatto scomodare anche la polizia per sgomberare 
la facoltà' in occasione di una assemblea. 

E' a partire da questa realta', da queste prime lotte 
che si sono riaccese aN'interno del carcere che 
pensiamo sia indispensabile creare un movimento 
interno ed esterno al carcere perche' la liberazione 
dei prigionieri sociali e di quelli politici non sia 
qualcosa che si crede di poter ottenere mettendo 
qualche scheda in un'urna, ma il prodotto di una 
vasta mobilitazione che sia in grado di aggredire 
tutte le questioni del carcere a partire oggi 
dall'obiettivo irrinunciabile di volere la LIBERTA' 
IMMEDIATA PER CHI E' AMMALATO DI AIDS E 
PER CHI VERSA IN GRAVI CONDIZIONI DI 
SALUTE. 

Lottare su questo e' possibile e necessario ed e 1 
una meta raggiungibile come si e' già' dimostrato. 

E' inoltre un passaggio indispensabile per rian- 
nodare quel rapporto interrotto con la prigionia po- 
litica, per rivendicare contemporaneamente la li- 
berazione anche di chi ha lottato e sta pagando 
con pene spesso senza fine la scelta di avere 
combattuto le ingiustizie che sono alla base della 
situazione aberrante che produce il carcere 
stesso. 


CASA 


Da un anno a questa parte partiti e sindacati si af- 
fannano a far incetta di voti e di tessere col trucco 
piu' famoso del mondo: promettere a vanvera in 
periodo pre-elettorale. 

Il loro cavallo di battaglia, sulla casa, dato che alle 
loro politiche non crede piu' nessuno, non poteva 
che essere il “riscatto" del patrimonio pubblico. 
Cosi' Cantelli, democristiano, ex assessore alla 
casa del Comune di Padova (artefice, tra l'altro, di 
un fantomatico comitato inquilini IACP che, utiliz- 
zando la sigla propria dei comitati di lotta degli 
inquilini nel Veneto, e' in realta' un gruppo di so- 
stegno elettorale!), cosi' come Fusaro, socialista 
rampante, assessore regionale, si sono esibiti in 
funzione di paladini degli inquilini delle case po- 
polari - loro, che hanno approvato ed applicato 
aumenti, sfratti e decadenze dell'edilizia pubblica! 

Ed infine il governo, quello stesso che vuole lega- 
lizzare il mercato nero degli affitti, che non fa 
niente per impedire gli sfratti e che ogni anno si 
ruba miliardi e miliardi di trattenute Gescal... mentre 
ci taglia i servizi, mentre ci fa pagare sanità', tra- 
sporti ecc... mentre ci frega la scala mobile, ci 
blocca i contratti e ci annulla il potere d'acquisto 
dei salari.... DICE CHE CI VENDERÀ' LE CASE 
POPOLARI! 


Redazione di RADIO EVASIONE e PONY EX- 
PRESS, Collettivo Autonomo Universitario, CEN- 
TRI SOCIALI OCCUPATI: Pedro-PD, 

Emo1°dellaUsta-Battaglia T., Rivolta-Marghera, 
Via Mure-RO 

I COMPAGNI E LE COMPAGNE 
DELL'AUTONOMIA OPERAIA DEL VENETO 


Non passa giorno senza che TV, giornali, politi- 
canti, ci pubblicizzino questa appetitosa notizia 
pre-elettorale; sindacati e sindacatini ci invitano a 
farci la tessera per avere la loro consulenza in 
materia.... Per migliaia di persone, ce ne rendiamo 
conto, il sogno e' quello di sottrarsi a ricatti ed in- 
giustizie, ad affitti da rapina, ad esigenze di ma- 
nutenzione mai fatte.... 


-w-, ryo-r> $rnyyrrr~\-’^yrn 

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Ma in realta 1 la manovra del governo e' ben di- 
stante dal concetto di "riscatto"; si tratta, a tutti gli 
effetti, di una VENDITA, A PREZZI DI MERCATO, 
DI UNA PARTE DEGLI ALLOGGI PUBBLICI. 


Facile immaginare quali, tra gli alloggi, verranno 
venduti per primi: ovviamente quelli piu' vecchi e 
degradati. L'art. 28 della Legge Finanziaria, infatti, 
prevede come requisito minimo quello della per- 
manenza dell'inquilino nell'alloggio per almeno 10 
anni, e aggiunge poi che le vendite sono consen- 
tite solo ed "esclusivamente per il conseguimento 
di finalità' proprie dell'edilizia pubblica", e cioè' con 
criteri economici, che ovviamente sconsigliano di 
vendere gli alloggi piu' "redditizi", quelli nuovi. 


2 




Non solo: IACP e Comuni tenteranno di vendere 
solo condomini interi, e non i singoli appartamenti. 
Il motivo, semplice, e' che uno dei grossi vantaggi 
dell'intera operazione e' quello di scaricare sulle 
spalle degli assegnatari la manutenzione ordinaria 
e straordinaria, quella che loro non hanno mai 
fatto, e che ricadrebbe per intero sugli acquirenti. 

Perciò', quando piu' della meta' degli inquilini siano 
d'accordo per l'acquisto, chi non vuole (o non 
può'!) comprare verrà' DEPORTATO. Facile, an- 
che qui, immaginare che saranno i pensionati 
quelli maggiormente colpiti; e' altrettanto intuitivo 
che verranno poi spostati nella parte meno 
"redditizia" del patrimonio pubblico, dato che sono 
in grado di pagare solo affitti bassi. 


Ancora; la prima cosa - guarda caso - che tutti ci 
hanno fatto sapere e' che per poter comprare la 
casa bisogna "essere in regola coi pagamenti". 
Sappiamo tutti cosa vuol dire: in parole povere, un 
colpo di spugna su anni di lotte contro gli aumenti 
introdotti nelle case popolari in questi anni; per 
centinaia e centinaia di famiglie, nella nostra re- 
gione, arrendersi al ricatto degli IACP e dei Co- 
muni, rinunciando a contestare gli affitti da rapina 
che da anni cercano di imporci, prima con la legge 
60/84 e poi con la 19/90. 

Non e' finita: proprio in questi giorni stanno per ar- 
rivare nelle case popolari e comunali nuovi au- 
menti, determinati da una delibera della Giunta 
Regionale, che ha modificato le percentuali di in- 
cidenza del canone nelle varie fasce di reddito già' 
previste dalla legge 19/90; l'aumento al momento 
giusto: come dire che se vuoi diventare proprieta- 
rio ti devi ciucciare anche questa sberla! 


Ma vediamo, in concreto, il meccanismo della 
vendita. 

Va detto innanzitutto che la procedura per la ven- 
dita delle case e' tutt'altro che avviata. Infatti la 
Finanziaria prevede: 

-un decreto del Ministro 

-piani di cessione dei singoli IACP, che indichino 
gli alloggi "vendibili" e come far fronte alla neces- 
sita' di spostare gli inquilini non interessati 
dall'acquisto. 

-approvazione da parte delle Regioni dei piani di 
cessione e di "mobilita"' degli inquilini e stanzia- 
menti, se avranno i fondi per farlo, di una quota del 
proprio bilancio (non superiore al 30%) per 
"agevolare" l'acquisto a rate. Saranno ancora le 
Regioni a fissare il tasso di interesse per i paga- 
menti rateali. 


A questo punto vediamo un po' come viene deter- 
minato il prezzo della vendita: 

IL VALORE DELLA CASA E' DATO DAI NUOVI 
ESTIMI CATASTALI. 

Quindi non viene determinato in base all'età' dello 
stabile, ne' tantomeno in base al reale costo di 
costruzione. 

Non si tiene conto ne' dello stato di manutenzione 
ne' delle migliorie apportate dagli inquilini. 

Nessuno sconto per gli anni di affitto già' pagati. 

La legge finanziaria dice espressamente che 
“sono escluse riduzioni di carattere oggettivo". 

Facciamo alcuni esempi: 

a Padova, in periferia (S. Carlo, Mortise), un allog- 
gio di 35 mq costa 106 milioni e mezzo (3 vani); un 
alloggio di 75 mq circa 177 milioni; un alloggio di 
85 mq circa 230 milioni; un alloggio di 90 mq 266 
milioni! 

Piu' in centro, neanche parlarne: si parte con i mini 
da 157 milioni, fino agli appartamenti piu' grandi a 
393 milioni.... 

MODALITÀ' DI PAGAMENTO: Tutto e subito e, se 
paghi in contanti, sconto del 10%; altrimenti chiedi 
la rateazione (entro 15 anni) e paghi fior di inte- 
ressi, quelli che deciderà' la Regione. 

La legge finanziaria dice chiaramente che il mec- 
canismo della rateazione deve consentire che al 
termine dei pagamenti il valore dell'immobile sia 
uguale a quello di partenza.... In parole povere, gli 
interessi devono essere tali da consentire che i 
266 milioni di oggi siano i 266 milioni di 15 anni 
dopo! 

Arrivati qui, e' chiaro che la posizione dei comitati 
inquilini, quelli veri (e non i comitati elettorali dei 
democristiani), non può' essere che di RIFIUTO DI 
QUESTA LEGGE, che rappresenta un'ennesima 
truffa ai danni degli inquilini, già' ossessionati da 
anni di affitti da rapina, da ricatti e minacce degli 
enti, da decine e decine di processi in tribunale per 
“morosità"', da ingiunzioni di pagamento e da con- 
tinui aumenti. 

Con questa manovra si tenta, ancora una volta, di 
mettere la parola fine all'edilizia pubblica, da una 
parte chiudendo con la contestazione degli inquilini 
ad affitti iniqui ed impossibili, dall'altra privatiz- 
zando il patrimonio pubblico a caro prezzo. 

Pensiamo a cosa vuol dire questa manovra anche 
nei confronti di tutti gli sfrattati ed i senza-casa 
che da anni attendono nelle graduatorie-lotterie 
dei Comuni di vedere soddisfatto il proprio diritto 
alla casa; e che non ci vengano a raccontare an- 
cora che i fondi verranno reinvestiti per fare altre 


3 




case popolari! E' un trucco vecchio con cui si ru- 
bano miliardi di trattenute Gescal da anni ed anni; 
oltretutto il testo di legge dice chiaramente che 
l'uso dei fondi ricavati dalla vendita potrà' essere il 
"ripianamento dei deficit" ed il finanziamento di 
opere di "urbanizzazione" (strade e, perche' no?, 
magari anche centri commerciali!) 

Dal quadro che abbiamo fatto fin qui e' evidente 
che questa manovra rientra appieno nella politica 
casa di rapina e di ricatto a cui da anni ci stanno 
abituando, sia nel settore dell'edilizia privata che in 
quella pubblica. 

Di fronte a tutto questo la nostra risposta non può' 
che essere la lotta! 

Riaffermiamo con forza gli obiettivi di lotta del mo- 
vimento per il diritto alla casa: 

NO ALLA SPECULAZIONE SUL PATRIMONIO 
PUBBLICO! 

NO ALLA DEPORTAZIONE DEI PROLETARI DAI 
QUARTIERI POPOLARI! 

NO AGLI AFFITTI DA RAPINA! NON PAGHIAMO 
AUMENTI! 

PER UN CANONE VERAMENTE SOCIALE! 

PER RIAFFERMARE IL PRINCIPIO DELLA STA- 
BILITA' DEL CONTRATTO DI AFFITTO 
NELL'EDILIZIA PUBBLICA: NO AGLI SFRATTI 
ED ALLE DECADENZE! 

PER LA SANATORIA DI TUTTA LA COSIDDETTA 
"MOROSITÀ"' CREATA DA ANNI DI AFFITTI DA 
STROZZINI! 

PER IL RITIRO DI TUTTI I PROCEDIMENTI GIU- 
DIZIARI CONTRO GLI INQUILINI IN LOTTA! 

PER LA SANATORIA DI TUTTE LE OCCUPA- 
ZIONI! 

PER IL RISANAMENTO E LA MANUTENZIONE 
DEGLI ALLOGGI POPOLARI! 

LA CASA E' UN DIRITTO DI OGNI PROLETARIO 
PAGATA CON ANNI DI FURTO SUL SALARIO! 


COMITATO INQUILINI di PADOVA E PROVINCIA 



MONTATURE DI STATO E MISERIE 
"RIVOLUZIONARIE" 


Il 21/12/91 veniva distribuito un volantino firmato 
"Controinformazione Internazionale", in merito ai 6 
arresti effettuati durante un'operazione condotta 
dal R.O.S.. L'intero movimento si e' mobilitato per 
la liberazione degli arrestati, individuando 
nell'operazione dei c.c., un attacco a tutte quelle 
forze antagoniste che lottano sul territorio. 
"Controinformazione Internazionale" non accettava 
questa tesi, rivendicando l'appartenenza degli ar- 
restati alla rivista e muovendo pesanti accuse a 
chiunque non era interno alle loro pratiche. 


Siamo costretti da una provocatoria e molto poco 
"rivoluzionaria" campagna di falsità', orchestrata 
dai personaggi che si firmano "REDAZIONE DI 
CONTROINFORMAZIONE INTERNAZIONALE" , 
a dover spendere tempo e parole che vedremmo 
piu' volentieri impiegato in qualcosa di piu' edifi- 
cante . 

inoltre e' divenuto necessario precisare alcune 
questioni, anche per l'abbondante, con grande 
gioia di sbirri e servizi vari che poi le usano a loro 
piacimento, di notizie false e di certo non partorite 
da chissà quale grande teorico rivoluzionario. 
Un'operazione del R.O.S., raggruppamento opera- 
zioni speciali dei carabinieri, gli stessi che hanno 
da poco compiuto una maxi-retata a Napoli con 
l'utilizzo di 700 uomini con la scusa della camorra, 
ha concluso l'anno 1991, arrestando 6 persone a 
Bologna e ROMA sbandierando la grande opera- 
zione contro i nuovi "terroristi" etc etc. 

In realta', come ben sappiamo, la pratica dello 
stato non può' che essere quella di attaccare chi 
lotta, di colpire attraverso anche la persecuzione 
politica contro le avanguardie interi movimenti, 
pratiche, idee. In questo contesto poi si inserisce 
la gestione mediale dei blitz e degli arresti, la po- 
lemica interistituzionale sul ruolo del capo dello 
stato e dell'arma dei carabinieri, a rimettere in luce 
l'importanza delle bande armate di Kossiga, uniche 
a fronteggiare i "pericoli" per la repubblica, terro- 
rismo, mafia, droga, etc etc. Da notare come 
l'operazione di militarizzazione nel sud Italia e' af- 
fidata, in particolare, proprio al R.O.S. 

Dopo 1 3 giorni di sequestro nelle carceri italiane i 
6 inquisiti sono stati scarcerati per ordine del tri- 
bunale della liberta', che ha dovuto registrare il 
fatto che non c'era in realta' alcuna prova a loro 
carico nel polverone sollevato da sbirri e magi- 
strati. 




Ricordiamo che tutto ciò' awiene in un momento in 
cui non passa giorno che compagni, situazioni di 
lotta, organismi vengono arrestati o condannati o 
costretti all'art. 1 (pericolosita' sociale) in ogni an- 
golo del paese. 

E' ovvio pensare quanto importante sia, in questi 
casi, lottare e controinformare per rispondere a 
delle provocazioni che già' in passato hanno co- 
stituito il motivo di arresti di massa e attachi d'ogni 
tipo contro i movimenti. 

Di fronte alla vastita' di questo attacco, le miserie 
di “bottegucce" o “orticelli'' non ci sono mai inte- 
ressate, e in questo caso non era solo la solida- 
rietà' agli arrestati il problema, ma quella di ri- 
spondere in maniera estesa ail'operazione provo- 
catoria e propagandistica dei carabinieri. 

Questo per quanto riguarda il problema della so- 
lidarietà'. 

Con estremo fastidio e' necessario riportare alcuni 
passi dello scritto di questi personaggi, per co- 
glierne la gravita' e l'aberrante uso della falsità' 
nella loro pratica politica:' 1 . ..isolare le posizioni po- 
litiche che, in questi anni, all'interno del movi- 
mento, hanno piu' volte tentato di criminalizzare 
l'attività' e l'identità' politica dei compagni NON Dl- 
SCOSTANDOSI DI MOLTO DALLE ATTUALI 
PROVOCAZIONI DEI C.C., di chi ha aperto la 
strada a queste operazioni con gestioni politiche 
DELATORIE E INFAMANTI." 

Non c'e' alcun bisogno di giustificazioni contro 
accuse che sono rivolte ad un intero movimento 
che parla, tutti i giorni, con il linguaggio 
dell'antagonismo e per questo ha sempre pagato e 
paga un alto prezzo. 

C'e' bisogno, di sicuro, che tutti riflettano su una 
situazione che si trascina da un paio d'anni e che 
ha all'attivo altri episodi come questi. 

Naturalmente, con quello che sta accadendo in 
tutto il mondo, tra guerre e massacri imperialisti, 
processi restaurativi pesanti nel nostro paese, 
doverci occupare di insulse farneticazioni, ag- 
giunge tristezza alla rabbia. 

Probabilmente stara'nei percorsi di maturità' e 
ricchezza dei movimenti a livello nazionale e in- 
temazionale, la possibilità' di battere definitiva- 
mente logiche e pratiche che queste si', da un 
punto di vista rivoluzionario, sono state, sono e ri- 
marrano per noi inacettabili. 

COORDINAMENTO NAZIONALE ANTINUCLE- 
ARE ANTIIMPERIALISTA 



PARLANDO DI LEGHE E DI ELEZIONI 
(... della serie "tappandosi II naso"). 


Un breve accenno su quella che ritengo una linea 
“anti-elettorale proletaria". 

Partendo dalla premessa, data per acquisita e 
non spiegata, che la rivoluzione informatica possa 
permettere uno sviluppo potenziale della demo- 
crazia diretta tale da rendere del tutto superato il 
metodo della democrazia parlamentare, ritengo 
corretto affermare che il nemico di fondo da su- 
perare sono le illusioni parlamentariste diffuse da 
questa struttura economico-istituzionale. 

Tali illusioni si combattono costruendo pratiche di 
contropotere proletario diretto, da intendersi come 
riappropiazione dal basso della realtà circostante 
nelle sue molteplici articolazioni. Questo è un 
percorso costante del movimento ed il suo risultato 
ultimo deve essere quello di rendere praticamente 
e, quindi, coscienzialmente inutile la mediazione 
parlamentare nella gestione sociale. 

In questo contesto la proposta che intendo sot- 
toporre a chiunque sia interessato tra i compagni, 
è di avere non solo una strategia astensionista, ma 
anche una tattica di aperta denuncia di quelli che 
sono i più pericolosi nemici del proletariato. 

Certo non si può fare un'analisi generica e dire 
che ovunque si deve denunciare lo stesso nemico, 
poiché vi sono differenze oggettive da luogo a 
luogo e, di volta in volta, il volto cadaverico della 
burocrazia si può mostrare sotto le spoglie demo- 
cristiane o pidiessine o socialiste, ecc. Purtuttavia 
ritengo indispensabile svolgere una attiva cam- 
pagna di denuncia di quel nuovo nemico che 
subdolamente e pericolosamente si sta insinuando 
in diversi settori delle più svariate classi: il LEGHI- 
SMO. Questo perchè credo che il progetto leghista 
sia il più funzionale alle nuove esigenze di con- 
trollo e di ristrutturazione che il capitale ha 
l'esigenza di mettere in atto. 

Con lo scritto che segue tenterò di dimostrare 
questo assunto. 

Per descrivere i progetti leghisti mi servirò del te- 
sto intitolato "leghismo" diffuso dagli stessi leghisti 
alle loro manifestazioni pubbliche. Tale libretto è 
stato stilato da un certo Riccardo Fragassi de 
Roseto con la collaborazione di diversi altri autori. 

Prima questione: il federalismo leghista è in con- 
traddizione con il fenomeno in atto di unione eu- 
ropea? 

La risposta è no. Si potrebbe anzi dire che il pro- 
getto leghista si sposa con una tendenza in atto 
all'interno della nuova europa, che è quello del 
controllo che io definirò "a macchia di leopardo". 
Nel presente documento non si intende sostenere 
che il capitalismo prevede e guida coscientemente 


5 



i processi che produce, ma semplicemente che il 
moderno capitale dell'era informatica ha esigenze 
differenti rispetto al passato e, conseguentemente, 
tende a produrre certi fenomeni. La discussione 
sul grado di autoconsapevolezza di cui è dotato il 
capitalismo di oggi e del futuro prossimo, è un 
argomento di grande interesse, ma che esula dal 
nostro argomento. 

Parlavamo dunque del controllo "a macchia di 
leopardo". Tale tendenza è quella che riscontriamo 
nel modo più evidente nell'ex Unione Sovietica. 
L'impatto del capitalismo occidentale con questo 
sistema, ha riproposto ed esaltato le tendenze re- 
gionalistiche che il controllo burocratico aveva solo 
soffocato parzialmente con la violenza tipica che 
caratterizzava quel sistema. Quindi vi erano sicu- 
ramente delle motivazioni storico-politiche a 
monte dei processi disgregativi ai quali abbiamo 
assistito, ma non possiamo ignorare il ruolo cen- 
trale che i processi economici hanno giocato in 
questa particolare soluzione di quelle stesse con- 
traddizioni. La penetrazione di capitali occidentali 
favorita dagli ultimi anni di gestione gorbacioviana 
del sistema sovietico, aveva sicuramente deter- 
minato il sorgere di zone privilegiate, poiché è 
inevitabile che gli investimenti erano polarizzati là 
dove i settori produttivi erano più idonei alla crea- 
zione di profitto. Ciò, a sua volta, aveva necessa- 
riamente ripercussioni sulle burocrazie locali inve- 
stite dai privilegi comportati da tali investimenti e 
da un tessuto sociale che anch'esso cominciava 
ad essere influenzato dalla nuova situazione. 
Questo ha favorito raffermarsi di processi disgre- 
gativi che sono però, per converso, funzionali alle 
nuove forme di controllo capitalista, infatti le re- 
pubbliche che più possono beneficiare in tempi 
brevi della penetrazione capitalista, saranno i pi- 
lastri che sosterranno più efficacemente 
l'eventuale sottomissione delle repubbliche più 
deboli e quelle che scendereanno in prima fila per 
approntare quegli apparati repressivi atti ad evitare 
sconvolgimenti che possano essere dannosi al 
“nuovo ordine". 

Quanto detto fino ad ora, vale anche per la Jugo- 
slavia, nella quale la stessa analisi svolta dai 
compagni del movimento, ha evidenziato come la 
penetrazione del capitale tedesco nella zona cro- 
ata, sia uno degli elementi detonanti della crisi 
Jugoslava stessa. 

Ma come si situa l'Italia e quindi il progetto leghi- 
sta in questo contesto? 

E' presto detto. 

La polarizzazione della ricchezza che caratterizza 
il nord italiano, non è altro che una tipica espres- 
sione del metodo di produzione e riproduzione 
capitalista che tende ad espandersi e ad affer- 
marsi là dove le condizioni di partenza sono più 
favorevoli. Così dal dopoguerra ad oggi le diffe- 


renze di sviluppo tra nord e sud non si sono mai 
mitigate. 

Ora: se per tutta una fase storica il sud di italia è 
stato una fondamentale riserva di ricchezza, ric- 
chezza intesa nel senso di manodopera pronta- 
mente utilizzabile e trasportabile tramite i flussi 
migratori, nella situazione attuale ciò non è più 
vero. Infatti il capitalista moderno che vede i pro- 
cessi svolgersi in chiave europea quando non 
mondiale, non può più considerare il meridione 
italiano come una zona più interessante di qua- 
lunque altra area depressa dell'europa della nuova 
frontiera. 

Dal punto di vista del medio industriale, per 
esempio, è molto più conveniente considerarsi 
parte di un nuovo Lander tedesco (leggi 
"Repubblica del Nord") che non restare parte della 
vecchia ed obsoleta "Italia unitaria". Infatti ciò si- 
gnifica essere dalla parte delle zone dominanti in 
Europa, far parte cioè delle cosiddette "macchie 
forti" ("macchie nere") del dominio a macchia di 
leopardo europeo. Fungere da base strutturale per 
l'affermazione del dominio del gigante tedesco 
nella zona meridionale dell'europa. Questo è il 
sogno del capitalismo-yuppie. 

(Oltretutto il progetto di smembramento se a nord 
potrebbe essere funzionale alle esigenze tede- 
sche, non è detto che a sud non potrebbe essere 
funzionale a quelle americane. Infatti l'impero 
americano nel suo crollo di egemonia, potrebbe 
vedere di buon occhio la spartizione delle zone di 
influenza sull'Italia, approfondendo ancora di più 
l'intreccio militar-mafioso che ha da sempre colti- 
vato al sud tramite la NATO e la CIA). 

Vediamo se nel libretto più sopra citato possiamo 
trovare qualche passo che confermi la vocazione 
filo-tedesca della lega. 

PAG. 51 -52:«... Queste considerazioni, che certo 
richiederebbero ben altro approfondimento, por- 
tano a concludere che la base di partenza per 
l'introduzione del federalismo nel nostro sistema 
istituzionale deve ravvisarsi soprattutto nel modello 
tedesco. 

I tedeschi occidentali sono testimoni di come le 
istituzioni, i principi democratici, l'ordinamento so- 
ciale del loro Stato sono presi a modello da tutti, 
siano gli ungheresi, i sovietici o i cecoslovacchi e 
tutti gli europei occidentali in generale, scoprono 
con soddisfatta sorpresa che la costituzione della 
loro Germania federale è una delle migliori del 
mondo. ...» 

Introduciamo un'altro argomento con un'altra ci- 
tazione, nella quale oltre aH'ammirazione per la 
germania, si inizia a capire da che parte stanno i 
leghisti (questione che, per chi è dalla parte del 
proletariato, è di capitale importanza). 
PAG.54:«...E' indubbio che il modello federale 
tedesco presenta in materia economica e finanzia- 


6 




ria meccanismi più agevoli e meglio finalizzati alla 
difesa dell'impresa e dei mercato , come del resto 
sta dimostrando il confronto complessivo con i 
Lander dell'ex DDR. ...» 

E' ovvio che la sottolineatura è nostra e serve ad 
introdurre l'argomento sul progetto di attacco pro- 
fondo che la lega intende sferrare nei confronti del 
proletariato. 

Per intanto incominciamo con il prendere nota che 
le leghe vogliono difendere “l'impresa" ed il 
"mercato". Generalmente chi vuole difendere il 
mercato, vuole in realtà difendere chi gestisce il 
mercato stesso, non certo chi lo subisce. 

E infatti: 

PAG.34:«- Introduzione chiamata nominale per 
qualsiasi livello di assunzione, eventuale elimina- 
zione degli uffici di collocamento. >> 

Questa è la prima chicca che si può trovare nella 
sezione che riguarda le proposte operative della 
lega. Non sarà male ricordare che l'assunzione 
tramite ufficio di collocamento è una delle più 
classiche conquiste del movimento operaio. Infatti 
le liste di collocamento servono appunto per favo- 
rire l'avviamento al lavoro delle persone più biso- 
gnose, con maggiore carico di figli, ecc. ed evitano 
discriminazioni basate sul sesso, l'età o il credo 
politico dei nuovi assunti da parte dei padroni. 
Quindi l'eliminazione degli uffici di collocamento è 
un modo per dare maggior potere ai padroni fa- 
cendone perdere agli operai. 

Ma continuiamo: 

PAG.34:«- Urgente riforma della legge sui licen- 
ziamenti individuali.» 

Sospettosi come siamo, non abbiamo nessun 
dubbio sul tipo di riforma che i leghisti vogliono 
fare: senza dubbio aumentare il potere di licen- 
ziamento per i padroni, in modo da poter conside- 
rare gli operai come i bulloni, che quando non 
sono più buoni si buttano (ma anche quando 
danno fastidio). Per fortuna i leghisti non nascon- 
dono le loro intenzioni; infatti leggiamo 
PAG.34:<<- Eliminazione delie norme che limitano 
la mobilità del lavoro. 

Adeguamento alle norme in vigore nei paesi della 
CEE più competitivi.» 

Come sempre per i lavoratori si propone un egua- 
litarismo al ribasso, cioè diventiamo uguali alle 
zone dove ci sono meno garanzie (della serie 
“licenziamento libero e gratuito"!). 

E non è finita: 

PAG.34:<<- Abolizione sussidi sconsiderati alla 
disoccupazione cronica. Drastica limitazione 
temporale alla cassa integrazione. Abolizione to- 
tale dei prepensionamenti. 

Introduzione del part-time con trattativa libera tra 
le parti sull'orario del lavoro.» Insomma la ricetta 
leghista consiste ne! dare un drastico taglio ai diritti 
dei lavoratori per dare più potere ai padroni! 


PAG.34:«- Battaglia sindacale per ridurre gli 
oneri sociali a vantaggio del dipendente e come ri- 
flesso contenimento dagli aumenti salariali che in 
ultima analisi incidono in modo determinante sul 
costo del lavoro.» 

Non trovate interessante questa preoccupazione 
tesa ad evitare che i salari aumentino troppo? 

Come ultima dolce sorpresa, troviamo 
un'incentivo leghista a fare più straordinari, sicu- 
ramente un ottimo metodo per ridurre la disoccu- 
pazione: 

PAG.34:«- Detassazione delle ore di lavoro 
straordinario sulla base delle proposte della Con- 
federazione dei Sindacati Autonomisti.» e questo 
perchè si deve combattere la PAG.32:«- Indi- 
sponibilità dei lavoratori ad effettuare ore di lavoro 
straordinario (se non pagate in nero) dovuto 
all'eccessivo peso fiscale sulle stesse.» 

Quindi: lavorare molto, senza prendere troppo è la 
filosofia che ispira la lega! Questo discorso non 
può dispiacere più di tanto ai padroni, non vi pare? 
Ma non pensiamo che i leghisti non abbiano mo- 
tivazioni men che serie per richiedere sacrifici ai 
lavoratori! A tal proposito veniamo illuminati da 
quanto si legge a 

PAG.24:<<... Le possibilità della tecnica, che fin 
qui non hanno conosciuto limiti (ma davvero? della 
serie "leghisti positivisti" n.d.r.), sono tali da ren- 
dere credibile l'ipotesi di processi produttivi con 
impatto zero sul consumo e sull'inquinamento delle 
risorse non rinnovabili. E' evidente come i prodotti 
così ottenuti presenterebbero costi elevatissimi (ci 
permettiamo di affermare che è, anzi, evidentis- 
simo, perchè ciascuno potrà notare che il ragio- 
namento è dimostrativo e convincente, n.d.r.), con 
conseguente drastica riduzione delle quantità di- 
sponibili, ma non vi è altra strada (errore: si può 
anche evitare di votare lega! n.d.r.) se si vuole 
salvare il bene primario della preservazione della 
vita sul nostro pianeta. L'accettare questa solu- 
zione comporterà l'adesione di tutti - produttori e 
consumatori - a una mentalità opposta a quella 
del consumismo. E solamente in una società re- 
sponsabile e consapevole, ancorata ai valori dai 
quali è originata, fiera del proprio autogoverno, è 
possibile ottenere la subordinazione delle attività 
produttive alle necessità ecologiche e 
l'accettazione dei fatti e non solo a parole, se- 
condo le mode più o meno verdi, dell'austerità nei 
consumi.» 

Peccato che il nostro istinto proletario ci faccia 
sempre arricciare un pò il naso quando sentiamo 
qualcuno che ci parla di austerità nei consumi, 
perchè ci capita sempre di sospettare che questa 
austerità sarà vissuta diversamente a seconda se 
si è padroni o operai! 




- Ma non lamentiamoci sempre di questi leghisti! 
Non vedi che sono anche ecologici? - dice Pan- 
talone (è ancora Carnevale); 

- Sì, ma tu dici così perchè non hai ancora letto a 
pag.33 e 36 - risponde Arlecchino. 

Seguendo lo stimolo di questo suggerimento, an- 
diamo a dare un'occhiata e troviamo due brevi ma 
illuminanti frasettine: 

PAG.33:«- La rinuncia al nucleare può essere 
stata un grave errore.» 

PAG.36:«- Ripensamento verso il nucleare. >> 
(tra le “proposte") 

E' evidente che Chernobyl non ha insegnato nulla 
a questa gente! 

Ma non è solo questo il problema: se domandate 
qualche informazione a qualsiasi serio ecologista, 
vi dirà immediatamente che l'alternativa più ecolo- 
gica per il futuro del pianeta non è certo nel nu- 
cleare! 

- "Che diamine: questi leghisti dicono tutto ed il 
contrario di tutto!' 1 - dice uno - “Per me leggere 
queste cose è come farsi una canna senza fu- 
mare: un vero sballo!" - dice un'altro - "Fiiuuu, 
esagerato!" - risponde un coro di voci. 

Al diavolo i commenti, - commenta il commenta- 
tore. 

Ma non crediate che queste siano le uniche con- 
traddizioni! Osservate un pò la seguente per cre- 
dere: 

PAG.48:«... In tal modo l'autonomismo ... supera 
ogni obiezione ... di razzismo, ecc., che più o 
meno in mala fede gli viene oggi rivolta ...». 

E qui uno dice:«Che bravi sti leghisti, si offendono 
se gli dai dei razzisti! Vorrà dire che non lo sono.» 
Errore: ahi ahi ahi, signore, lei ha sbagliato il ri- 
schio (correndo un serio rischio di errore di valuta- 
zione, n.d.r.). 

Vediamo perchè: 

PAG.59:«... Al contrario il federalismo integrale è 
lo strumento adatto per realizzare la morale so- 
ciale che ci impone di seguire i nostri fini tenendo 
conto di quelli degli altri, (e fin qui inesatto ma 
passabile ndr) Ci impone ad esempio di ascoltare 
le necessità del negro, del giallo, dell'indios, senza 
però annullarsi nei gorghi invivibili de! "crogiuolo di 
razze". La società multietnica e multirazziale è 
quindi una società che per sua natura è contro 
l'uomo perchè mortifica in esso ogni intento di 
generosità sociale.» 

Ora: qui c'è poco da scherzare, perchè 
l'affermazione sottolineata più sopra non è blan- 
damente reazionaria ma è, al contrario, 
un'argomentazione pienamente NAZISTA! 

Qui non stiamo giocando coi termini: una affer- 
mazione di questo tipo non la si fà a cuor leggero. 
Perchè ogniuno possa giudicare da solo la prove- 
nienza nazista di questa affermazione, ricordiamo 
che i nazisti sostenevano che “lo spirito del popolo 


tedesco è mortificato e affievolito dal frammi- 
schiamento delle razze". A noi pare che la somi- 
glianza di questi concetti abbia qualcosa di terrifi- 
cante. A voi il giudizio. 

Sìa chiaro: con questo non si vuole sostenere il 
concetto banale secondo cui "i leghisti sono nazi- 
sti". Molto più semplicemente sì vuole sottolineare 
che i leghisti non disdegnano certo di strizzare 
l'occhio all'estremismo di destra e che non ci si 
deve stupire di eventuali sbocchi ultrareazionari 
dalla lega. 

Un'altro paio di esempi: 

PAG.60:«...si può accettare e favorire 
l'integrazioni delPimmigrazioni già avvenute e già 
assimilate alla nostra civiltà. 

Ciò non può valere per l'immigrazione di colore di 
cui non è prevedibile l'integrazione forse neppure 
a distanza di secoli. Parliamoci chiaro, con essa 
non funzionano i classici meccanismi di controllo 
sociale che sono il matrimonio e i figli in comune 
per cui si determinerebbe l'impossibilità di realiz- 
zare il legame etnico senza generare gravi tensioni 
razziali in seno alla società. 

Poiché è impossibile il processo di integrazione, 
l'immigrazione dal terzo mondo impedisce di rico- 
struire la rete dei rapporti sociali interrotta e di ri- 
formare la Nazione.» 

Cosa ne pensate di questo "sano nazionalismo 
leghista"? Molto lontano dall’aria del “ventennio"? 

Eppure paiono preoccuparsi di evitare "svolte 
autoritarie": 

PAG.21:«... E' già accaduto che il capitalismo 
abbia convissuto (e prosperato) con regimi autori- 
tari e ciò si ripeterà certamente ove su scala na- 
zionale o continentale si verifichino le condizioni, in 
presenza di una società snaturata dalle immig ra- 
zioni . spogliata dei tratti originari, aggregata uni- 
camente attorno all'idolatria del consumo e del 
denaro, perchè le inevitabili tensioni vengano re- 
presse con l'avvento di governi totalitari fortemente 
accentrati.» 

Caso classico di lupo mascherato col volto di 
agnello? 

Parrebbe di sì, a ben guardare il loro programma 
per le force armate. E', guarda caso, l'unico argo- 
mento che merita 11 pagine di descrizione, cioè 
più del doppio di qualsiasi altro. Però cominciano 
bene: 

PAG.64:«... Cosicché si può affermare che il pa- 
cifismo, quando, grazie alla teoria federalistica, 
supera i limiti deH'intemazionalismo, attua il pas- 
saggio dalla teoria alla scienza.» 

Eeehhh! Grandioso. 

Vediamo in che modo costoro vogliono mantenere 
la pace. 

PAG.65:«...Per la futura confederazione italiana 
... diventerà più utile e ... meno dispendioso, avere 
un Esercito di professionisti...»; 


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PAG.66;«... Abbiamo potuto verificare noi stessi , 
per gli avvenimenti bellici nelle regioni del Golfo 
Persico, l'efficacia della "guerra elettronica" e 
l'importanza che assume in questo caso la difesa 
contraerea. Diventa quindi necessario ed oppor- 
tuno modernizzare e potenziare 
PAG.67 - questo tipo di difesa, magari attraverso 
operazioni di leasing per il noleggio e accesso 
alPimpiego dei materiali più attuali delle Forze 
NATO.» 

Fin qui sembrerebbe che alleggerissero il carico 
militare dello stato: e invece no! 

PAG.70:«... Il tipo di reclutamento che secondo 
noi risolverà nella futura Confederazione italiana, i 
problemi politici posti dalla coscrizione obbligatoria 
così come abbiamo descritto, è quello collegato 
alla concezione difensiva della Nazione Armata. 
Si tratta di un tipo particolare di reclutamento re- 
gionale a coscrizione obbligatoria maschile (gran 
novità ndr) così determinato: reclutamento all'età 
di 20 anni con un primo periodo addestrativo di 6 
mesi, segue una serie di richiami della durata di 30 
giorni ogni 4 anni, fino al raggiungimento di un li- 
mite compreso fra i 40 e i 50 anni.» 

Calcolando il tutto abbiamo un anno di naja per 
tutti i maschietti, proprio come ora, (sì ma suddivisi 
nel tempo, ah bè...) in più un esercito di profes- 
sionisti. Quindi è normale che uno stato più civile e 
democratico si fondi su di un aumento del numero 
delle forze repressive. Ovvio anche il risparmio che 
tutto ciò comporta, (sì, ma diamo le mense e gli 
spacci in gestione ai privati! - Ah bè allora lè ri- 
solta: i privati la regalano la roba, mica la fanno 
pagare!). Però vogliono un esercito che non indot- 
trini i suoi membri con idee nazionaliste. In com- 
penso vogliono militari del nord, ops scusate, del 
Nord pieni di vocazione militare (strano, a noi ri- 
sultava che la vocazione l'avessero soltanto i 
preti!). 

Inutile continuare in questa disamina. 

Ma prima di concludere completamente con gli 
scritti dei leghisti, vogliamo proporre un gioco, 
anche per dimostrare che a volte occuparsi di poli- 
tica può essere divertente. Infatti a pag.18 del te- 
sto citato, troviamo un interessante capitolo dal ti- 
tolo «LA "TEORIA DEL COLONIALISMO IN- 
TERNO 1 '». Prima di proporre il "GIOCO DEL 
COLONIALISMO INTERNO" intendo presentare 
l'ultimo stralcio del testo in esame perchè "vale la 
pena". 

PAG.18:«... Sono ormai noti a tutti i tentativi di 
italianizzare forzatamente i diversi popoli che abi- 
tano la Penisola Italiana: il rischio più grande è 

stato corso dalle minoranze durante il Ventennio 
fascista. Fortunatamente l'intento di Mussolini, 
formalmente impegnato a creare un'Italia nella 
quale non ci fossero più Toscani, Veneti o Siciliani, 
ma solo italiani, (e qui tutti ricorderanno le masse 


popolari che scendevano in piazza a manifestare 
chi la sua toscanità, chi la sua veneticità e chi la 
sua sicilianità: forse è in questo modo che i leghisti 
danno finalmente una nuova lettura della storia ed 
avremo modo di scoprire che queste furono le vere 
radici della resistenza, altroché antifascismo! della 
serie “o leghisti o ignoranti..." n.d.r.) non riuscì e 
forse una motivazione di questo suo insuccesso è 
da ricercarsi nell'assenza a quei tempi della (udite! 
udite! ndr) televisione. (Questa è alta cultura nero 
su bianco non è uno scherzo: comprare il librettino 
per credere, n.d.r.) 

La televisione è infatti lo strumento con il quale la 
struttura dominante può cambiare e controllare le 
diverse culture di tutti gli altri popoli. E' sufficiente 
guardare la televisione italiana, sia pubblica che 
privata, per rendersi conto di come in essa la cul- 
tura meridionale sia contjnuamente presente- 
mentre le culture settentrionali siano relegate a 
spazi di poco conto.» 

Ora una qualsiasi persona "normale" che guarda 
la televisione, alla domanda "quale è la cultura 
dominante che passa in essa" rispon- 
derà:«Probabilmente quella americana, basti 
pensare a tutti i film, alla pubblicità delle multina- 
zionali, persino le soubrette sono americane, 
pensa ad Hether Parisi...» ed è qui che lo sven- 
turato intervistato cadrebbe nella critica fulminante 
del leghista: «Vedi l'errore? Quella, per esempio, 
porta un nome americano cioè Hether, ma il co- 
gnome? Parisi caro mio, (sguardo trionfante) è fi- 
glia di emigranti meridionali! Dietro tutto ci sono 
loro: i meridionali! (sguardo circospetto e voce 
bassa, tono confidenziale). ... (Ma dopo poco con 
fare sospettoso ed altero riprende) Ma scusi: lei da 
dove viene?». 

Diavolo di un leghista, se non fosse per lui non 
intuiremmo mai certe verità nascoste. 

Ma veniamo finalmente al "GIOCO DEL COLO- 
NIALISMO INTERNO". 

E' semplicissimo: questo paragrafo del libercolo, 
sostiene che i meridionali sono una sorta di "razza 
dominante" all'interno dello stato italiano. Ora la 
logica vorrebbe che il gruppo dominante preten- 
desse per sè dei privilegi all'interno della sua re- 
altà, mentre è notorio che tutte le zone in cui vi 
sono persone che vivono in stato di indigenza e 
povertà sono situate ai sud di italia e che il mag- 
gior consumo di beni e servizi viene effettuato al 
nord. Dunque il gioco consiste nel riuscire a dimo- 
strare che, i meridionali sono i veri padroni della 
situazione italiana anche se vivono peggio e che i 
settentrionali sono un'etnia sottomessa anche se 
vivono meglio. 

Per iniziare vi suggeriamo due varianti: 

1°) variante psicanalitica: i meridionali sono nei 
fatti 




l'etnia dominante ma non ne sono consapevoli 
(della serie 
sono troppo stupidi); 

2°) variante politologica: i meridionali sanno di 
essere 

l'etnia dominante ma lo nascondono per poter 
continuare a 

mantenere i loro privilegi (nascosti, dove? mah!) 
(della 

serie sono troppo furbi). 

Garantiamo che, con un pò di fantasia, si può 
continuare a lambiccarsi il cervello attorno a que- 
ste ipotesi per diversi mesi. 

Una soluzione più semplice è quella di chi dice 
che a sostenere una teoria del genere ci vuole 
solo un'imbecille, ma noi, rispettosi come siamo 
dei leghisti, mai ci permetteremmo di fare simili 
ipotesi. 

Ma torniamo alle cose serie. 

Rimane ancora un'obiezione alla quale rispondere 
per dire se la lega (o meglio: le leghe) ha possibi- 
lità di affermarsi. E' quella secondo la quale il 
grande capitalismo italiano, non mollerebbe il suo 
alleato storico, cioè la Democrazia Cristiana, che 
ha il personale politico più qualificato per gover- 
nare questo sgangherato paese. 

L'obiezione è seria e storicamente fondata: infatti 
la borghesia nazionale non ha mai abbandonato la 
DC proprio per le capacità politiche che è sempre 
stata in grado di esprimere in questi anni. 

Ma, viene da chiedersi, il capitalismo moderno ha 
ancora le esigenze che lo hanno apparentato per 
tanti anni alla DC? 

In altri termini: ha ancora bisogno di un apparato 
complesso ed articolato come la DC per governare 
il paese o gli è più utile uno stuolo di nuovi per- 
sonaggi più grossolanamente preparati e quindi 
più facilmente gestibili? E che sarebbero ben di- 
sposti a svendere ai privati qualunque pezzo di 
questa enorme e fatiscente struttura statale come 
sostengono quando affermano che l'intervento 
dello stato nell'economia deve diminuire? E che in 
fondo in fondo hanno l'unico progetto veramente 
alternativo al modello di controllo sociale attuale, 
modello che, oltretutto gli farebbe risparmiare una 
bella serie di miliardi in spese sociali? 

Inoltre costoro di fronte all'esigenza di abbassare 
il tenore di vita degli operai, con le conseguenze 
che ciò può comportare in termini di scontro so- 
ciale, hanno delle chiarissime intenzioni di poten- 
ziare l'apparato repressivo e di frazionare ulterior- 
mente il fronte proletario, ed anche questo è un 
punto a loro favore, dal punto di vista dei padroni. 
Poche sono le certezze relative a queste elezioni, 
a parte il fortissimo incremento delle leghe. 

A questo incremento ci dobbiamo opporre con la 
stessa tenacia che mettiamo nella lotta contro la 
Democrazia Cristiana o il Movimento Sociale 


Itaìano (MSI), poiché siamo sempre più seria- 
mente gli unici che possono proporre al proleta- 
riato una alternativa seria e credibile. 

A questo proposito voglio ricordare che io so- 
stengo che la rivoluzione informatica di cui è og- 
getto la nostra società ed i cui effetti diventeranno 
sempre più evidenti in un futuro ormai prossimo, 
offre potenzialità di democrazia diretta mai cono- 
sciute nella storia (tali da permettere il supera- 
mento del parlamentarismo). 

Quindi il migliore dei mondi possibili non è ancora 
stato costruito nè ad ovest nè ad est e non ab- 
biamo davvero nulla da rimpiangere di ciò che è 
crollato e di ciò che crollerà! 

Per chi volesse ulteriori informazioni sugli ultimi 
argomenti a cui si è accennato invitiamo ognìuno a 
rivolgersi presso il 


Centro di Documentazione Antagonista 
Via Galiucci, 18 
41100 MODENA 

Orario di apertura: Giovedì dalle 21,15 alle 23.30 
Venerdì dalle 18,10 alle 20.00 

SCRIVETECI!!!! o TELEFONATECI al numero 



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Milano, 18.03.92 

ASSASSINIO DI FAUSTO E IAIO: I LATI 
OSCURI DELLA VICENDA PROCESSUALE 


Dopo 14 anni di silenzio, depistaggi e 
supposizioni, quest'anno il Giudice Salvini che ha 
in mano l'inchiesta su Fausto e laio non ha dubbi: 
l'omicidio e' politico, compiuto da ambienti della 
destra romana riconducibile ai NAR. Le prove: 
volantino di rivendicazione deil'omicidio della 
Brigata Franco Anseimi; la sentenza dell'85 contro 
i NAR accusati anche dell'omicidio dei Fausto e 
laio; sappiamo che elementi di questa brigata si 
trovavano proprio in quei giorni a Milano; la 
dinamica dell'omicidio e' identica ad altre azioni 
rivendicate dal gruppo Anseimi: gli assassini 
portavano dei trench bianchi lunghi, da loro 
sempre usati per nascondere le armi; la tecnica 
del sacchetto per raccogliere i bossoli; la dinamica 
della fuga. 

Queste prove non sono emerse adesso, ma 
giacciono nelle cartellette dell'inchiesta fin 
dall'inizio, e' così immediato chiedersi come mai 
questa pista non sia stata seguita prima. Che cosa 
ci sta dietro ? Siamo convinti che dietro a questo 
omicidio materialmente eseguito dai fascisti romani 
ci sia la manovra di qualcuno che sta' molto piu' in 
alto e la volontà 1 di colpire la sinistra 

extraparlamentare che proprio in quegli anni 
concentrava nel quartiere casoretto di Milano molti 
dei suoi luoghi e del suo agire. Non ci riferiamo 
solo al centro sociale Leoncavallo, ma alla casa di 
Montenevoso, via Dogali, la sede di Rosso Foglio 
di contoinformazione, le fabbriche presenti in quel 
quartiere che vedevano centinaia di operai in lotta, 
la facolta' di Architettura occupata. Un luogo, 
quindi, dove la lotta comunista era pratica 
quotidiana e si estendeva a tutti i settori sociali ed 
in tutte le sue forme. 

Questa convinzione e' maturata rispondendo ai 
forti dubbi scaturiti da questa indagine, che i 
Giudici non hanno mai voluto prendere in 
considerazione: 

Innanzitutto pensiamo a quel 18 Marzo 78, due 
giorni dopo il rapimento Moro. Il clima che si 
respirava era quello dell'Immobilismo piu' assoluto, 
della forte militarizzazione estesa a tutto il territorio 
nazionale, in poche parole le citta' erano 
difficilmente penetrabili, senza possibilità' di 
eludere i posti di blocco. In questo contesto ci e' 
diffìcile pensare che alcuni soggetti della destra 
romana si muovano tranquillamente armati senza 
che qualcuno non gli abbia dato piena agibilità', 
una sorta di consenso militare o copertura ad alti 
livelli. 


Altri elementi, legati a questo clima sono, il fatto 
che la casa di Fausto era proprio di fronte 
all'appartamento di via Montenevoso dove 
successivamente sono state trovate le lettere, poi 
sparite, di Moro; che i carabinieri dopo la morte dei 
due compagni possedevano le chiavi di casa di 
Fausto, infatti, approfittando dell'assenza dei 
familiari il giorno del funerale, avviene una 
perquisizione e spariscono delle registrazioni e un 
diario; Inoltre sappiamo che, in data imprecisata, la 
casa di Montenevoso era tenuta costantemente 
sotto controllo dai carabinieri, da un'appartamento 
di fronte ad esso. 

Un'altro dubbio che ci fa riflettere e' legato alla 
figura del pentito legato ai NAR: Cristiano 
Fioravanti. 

Ci chiediamo infatti come mai questo pentito abbia 
parlato di "tutti" gli omicidi e azioni appartenenti ai 
NAR, senza mai dire una parola su Fausto e Jaio. 
Vediamo in questo la volontà' o il dovere di coprire 
qualcuno, qualcuno o qualcosa che non deve 
essere toccato, qualcuno o qualcosa che ha così 
tanto potere da scaturire paura e terrore. E' di circa 
un mese fa l'omicidio di un pentito della banda 
della Magliana, che stava per dire troppo su alcuni 
affari legati ad ambienti malavitosi ad alto livello. 
Questa banda non solo contiene in se' elementi 
della destra eversiva, ma anche legami e 
connivenze con il potere politico (P2). 

La riflessione e' quindi immediata le infamità' dei 
pentiti che da sempre vengono usate in modo 
spropositato per eliminare la sinistra e la lotta di 
classe, vengono usate anche nei confronti di 
quegli elementi della destra che non fanno piu' 
comodo, la' dove non mettono in luce i legami tra 
fascisti e servizi segreti. 

Ultimo elemento, ma non per questo meno 
importante, riguarda il depistaggio avvenuto 
nell'inchiesta di Fausto e Jaio. 

Infatti agli inizi degli anni '80 si svolge a Roma il 
processo ai NAR ai quali viene attribuito anche 
l'omicidio di Fausto e Jaio ma, a differenza degli 
altri omicidi e attentati, non emerge alcuna 
indagine riguardante loro, perche' a Milano si 
“sceglie" di proseguire un'altra pista, quella della 
malavita milanese legata allo spaccio di eroina. 
Questo nonostante la traccia che il Giudice 
Palermo aveva dato alla madre di Fausto 
dicendogli che la pista da seguire e' quella della 
malavita romana legata alla destra e alla P2. 

Per questi motivi non accettiamo che la giustizia 
borghese, dopo 14 anni di presa per il culo, oggi ci 
dia il contentino o ammetta ciò' che noi abbiamo 
sempre sostenuto e cioè' che Fausto e Jaio sono 
stati ammazzati dai fascisti, senza andare pero' ad 
indagare nei lati oscuri della vicenda processuale 
da cui emergono piste nascoste che hanno a che 


11 



fare con la loggia P2, con i servizi segreti, vale a 
dire con lo stato stesso. 

Non accettiamo la logica di chi vuole ingabbiare 
questo omicidio nella teoria degli scontri tra 
opposti estremismi lasciando volutamente nascosti 
i depistaggi, le operazioni di polizia, l'assoluta 
protezione nei confronti degli assassini dei 
compagni, elementi che inseriscono questa 
vicenda in una operazione ben piu' grande che 
inizia con la strage di Piazza Fontana: la strategia 
della tensione. 

In questo contesto si inserisce l'assassinio di 
Fausto e Jaio, perpetrato dalla fantomatica Brigata 
combattente Franco Anseimi che non e' altro che 
un organizzazione della estrema destra non piu' 
legata in apparenza ai vecchi schemi di alleanza 
fra il potere dello stato, i servizi segreti e 
organizzazioni fasciste, ma e' un primo tentativo di 
creare un nuovo schema e cioe'quello delia destra 
rivoluzionaria che porta avanti l'attacco contro lo 
stato in tutte le sue forme e allo stesso tempo si 
lanciano messaggi alla sinistra rivoluzionaria e in 
particolare all'area dell'autonomia per una alleanza 
comune per abbattere le istituzioni dello 
stato, invito che non sara' raccolto proprio per le 
differenze di ideologia ma porterà' i compagni del 
movimento a denunciarli come i servi sempre 
fedeli allo stato e alla sua logica di strage per il 
controllo delle masse. Laddove le lotte del 
movimento operaio studentesco creavano le 
condizioni di contropotere proletario all'interno del 
territorio si inserivano le azioni criminali dei fascisti 
quasi mai casuali, per quanto apparentemente 
mascherate come tali. 

Ritornando all'omicidio di Fausto e Jaio, la 
fantomatica Brigata F.Anselmi non e 1 altro che il 
segnale di nascita dei NAR ( nuclei armati 
rivoluzionari ) e del suo braccio politico Terza 
Posizione che viene inquadrato come avevamo 
già' detto prima in un discorso di nuova destra, 
fuori da vecchi schemi, che risulterà' fuorviante per 
le sue azioni criminali dirette in due direzioni. 

La prima le azioni classiche contro sedi di 
organizzazioni politiche della sinistra rivoluzionaria 
e storica contro militanti della sinistra rivoluzionaria 
e istituzionale . 

La seconda , una novità', l'attacco contro le 
istituzioni e cioè' partendo da un discorso di rottura 
con il passato che si voleva si' che settori del 
neofascismo e i servizi segreti magistratura e 
polizia camminassero insieme sullo stesso 
progetto di destabilizzazione, ebbene per rompere 
questo schema si andranno a compiere azioni 
contro magistrati, poliziotti e giornalisti che 
indagano su questo fenomeno di nuova destra ( 
contraddizione di potere). 


In questo contesto si inserisce sia l'omicidio di 
Fuasto e Jaio in cui si 

tenterà' di coprire le complicità' fra questi settori 
neofascisti e la malavita organizzata sul problema 
del grosso spaccio dell'eroina e sia l'omicidio di 
Valerio Verbano, militante dell'autonomia romana, 
che aveva raccolto in un dossier le prove della 
stretta alleanza fra i nuclei armati rivoluzionari, 
terza posizione, settori della magistratura e della 
polizia. 

Questo dossier verrà' poi sequestrato dalla polizia, 
consegnato alla magistratura che lo fara' sparire e 
verrà' poi ritrovato senza alcune parti 
compromettenti per quei settori dello stato legati ai 
neofascisti, ma il lavoro di controinformazione del 
movimento antagonista porterà' alla verità' rispetto 
ai grossi traffici dell'eroina legati a quei settori 
cosidettì di nuova destra che hanno sempre 
portato a grossi scambi di favori della loro zozza 
impunita', questo grazie anche all'alleanza con la 
P2 di Licio Galli e alla famigerata Banda della 
Magliana: organizzazione malavitosa romana 

legata ai servizi segreti di cui compiono il lavoro 
piu' sporco e allo stesso tempo organizzano grossi 
traffici di eroina e traffici-scambi di armi, in cui i 
nuclei armati rivoluzionari trovano una punta di 
appoggio , non senza i dovuti ricompensi dovuti a 
una richiesta di commissione sottointesa come 
azioni omicide contro personaggi che in quel 
momento davano fastidio a seconda delia 
particolarita' del problema che richiedeva la 
sistematica eliminazione del soggetto la' dove si 
andavano a scoprire segreti che dovevano 
rimanere segreti. 

C.S. LEONCAVALLO 


ntfnua V*n*n#I 7 »prtt© 1978 



GRUPPI DI AZIONE METROPOLITANA PER 
CREARE UN'ALTERNATIVA 


CHI SIAMO E COSA FACCIAMO 

E' poco piu' di due mesi che esistiamo e già' siamo 
conosciuti come il gruppo che sfonda ai concerti. 
Ma noi non siamo solo questo !!! 

Certo la pratica dello sfondamento o 
dell'autoriduzione come forma di riappropriazione 
di un nostro bisogno e' una pratica a cui noi vo- 
gliamo dare un valore e diffondere. 

C'e' chi ritiene che il nostro intervento sia stupido, 
fa dell'ironia sul Gamma e considera banali le no- 
stre iniziative. Sono questi soggetti che parlano 
tanto di proletariato senza sapere usare un lin- 
guaggio adatto alla comunicazione con i proletari. 
Per linguaggio intendiamo non solo la parola, ma i 
comportamenti, le iniziative e le proposte . 

Davanti ai palazzetti dove si tengono i concerti si 
radunano migliaia di proletari che rappresentano in 
piccolo, tutti i problemi e le contraddizioni di questa 
società', li giovane senza soldi se vuole vedersi il 
concerto, lecca il culo a quelli del servizio d'ordine 
oppure cerca di scavalcare trovando una soluzione 
individuale al suo bisogno. E' questo il riflesso di 
una società' in cui i soggetti cercano soluzioni in- 
dividuali (e non collettive, di massa) ai loro pro- 
blemi, e' il riflesso di una società' priva di solida- 
rietà'. 

I giovani che invece pagano 30 mila lire per un'ora 
e mezza di musica sono espressione di coloro che 
hanno accettato il fatto che ogni cosa ha un suo 
prezzo; non solo la musica e la cultura, ma in ge- 
nere considerano come una merce ogni altro bi- 
sogno (la casa, la sanità', i trasporti ecc.) e accet- 
tano che anche loro stessi siano una merce (sul 
posto di lavoro piuttosto che sui tabelloni della 
pubblicità'). 

La nostra iniziativa e' allo stesso tempo culturale e 
politica, nel senso che se da una parte affermiamo 
il principio che la cultura non e' MERCE, e 
l'accettazione di questo principio genera nei sog- 
getti punti di vista e comportamenti conseguenti, 
dall'altra affermiamo la politica della solidarietà’ e 
dell'azione collettiva. 

Ma la nostra attenzione e' rivolta anche all'interno 
dei centri sociali. Questi infatti non sono delle 
"isole felici", tutt'altro. Sono diversi i problemi, le 
contraddizioni, i limiti dei centri sociali autogestiti. 
Innanzitutto sono privi di un progetto culturale oltre 
che politico, che se da una parte produce una ge- 
stione degli spazi "alla giornata", confusionaria e 


pressapochista, dall'altra e' causa di comporta- 
menti che si reggono sulla scarsa chiarezza piut- 
tosto che su modelli ideologici e stereotipati. 


COSA VOGLIAMO 

Per noi un centro sociale dev'essere un laboratorio 
di ricerca e sperimentazione di modelli culturali, 
comportamentali, di vita radicalmente diversi, un 
luogo in cui realizzare dei rapporti fondati sul prin- 
cipio della solidarietà', della correttezza, della va- 
lorizzazione della diversità’ sessuale, razziale e 
politica. 

Vogliamo realizzare un progetto che abbia questo 
tipo di presupposti e sia in grado, nella sua rea- 
lizzazione, di depurare dai luoghi comuni e 
dall'ideologismo comportamenti e modi di pensare. 
Siamo convinti che la strada che dobbiamo prati- 
care e' quella della contaminazione; noi che con- 
taminiamo la REALTA' CHE CI CIRCONDA con gli 
aspetti piu' positivi della nostra esperienza, e noi 
contaminati dal "MODO DI SENTIRE" DI UNA 
REALTA' DALLA QUALE CI SIAMO TROPPO 
ALLONTANATI. 

CONTAMINAZIONE E' PER NOI SCAMBIO ALLA 
PARI, COMUNICAZIONE, COGLIERE COME UN 
ASPETTO POSITIVO LA DIFFERENZA; E' CRE- 
AZIONE DI QUALCOSA RADICALMENTE DI- 
VERSO DA CIO' CHE CI VIENE PROPO- 
STO/! M POSTO. 


COSA NON VOGLIAMO 

Ci siamo rotti i coglioni delle mode e dei modaioli, 
soprattutto se falsamente alternativi; ci siamo rotti 
della passiva accettazione di tutta una cultura che 
riproduce gli aspetti fondamentali di questo si- 
stema; ci siamo rotti di importare stili, generi, mo- 
delli di culture che non ci appartengono. Rifiutiamo 
anche il modo in cui la cultura RAP, HIP-HOP 
ecc. ecc., nati senza dubbio in una specifica situa- 
zione storica e geografica come forma trasgres- 
siva, ribelle e per certi aspetti rivoluzionaria sia 
stata assimilata passivamente nei centri sociali 
producendo omologazione culturale e comporta- 
mentale, generando appiattimento e incapacita' di 
creare nuove espressioni musicali. 

E' ora di dire basta anche a queste cose, per ini- 
ziare ad essere di nuovo una realta' creativa, in 
grado di partire dalle nostre radici culturali e con 
queste confrontarci, contaminarci per poi creare 
cose nuove, e SOPRATTUTTO NOSTRE. 


13 



IN BREVE ALCUNE PROPOSTE CONCRETE 

Oltre alla necessita' di produrre nostre forme 
espressive, dalla musica al teatro, dai video alla 
fotografia, vogliamo e dobbiamo creare un canale 
nostro di produzione, distribuzione e diffusione di 
materiali. 

Non possiamo continuare a criticare questo o quel 
gruppo perche' entrano nei canali ufficiali dal mo- 
mento che noi non siamo in grado di fornire 
un'alternativa valida ; ed e' in questo senso che 
vorremmo realizzare un progetto ambizioso ma 
necessario in termini di coerenza e concretezzza, 
che e' quello di creare un'etichetta discografica 
alternativa e un circuito che assicuri una certa 
continuità' ai gruppi musicali e teatrali, 

PER DISCUTERE DI QUESTO PROGETTO ED 
EVENTUALI PROPOSTE, IL COLLETTIVO 
GAMMA SI TROVA TUTTI I MARTEDÌ' ALLE 
22.00 PRESSO IL CENTRO SOCIALE LEONCA- 
VALLO. VIA LEONCAVALLO 22 - TEL. 26140287 


RAP.... POESIA DELLA STRADA 

NOI DELLA TEKILA BOUM BOUM POSSE (UNO 
DEI POCHI GRUPPI DEL LE ONKA VALLO CHE 
FANNO RIFERIMENTO AL GAMMA) VOR- 
REMMO CHIARIRE ALCUNE COSE SULLA MU- 
SICA RAP. 

LA CULTURA (E SOTTOLINEAMO QUESTO 
TERMINE) HIP-HOP NASCE DALLA STRADA, 
DAL GHETTO, COME MEZZO DI COMUNICA- 
ZIONE COL MONDO ESTERNO E 
"CIVILIZZATO'', COME ESPRESSIONE DELLA 
RABBIA GIOVANILE E PROLETARIA. SE POI 
QUESTO MEZZO DI COMUNICAZIONE VIENE 
USATO PER "FAR VEDERE QUANTO SONO 
BRAVO A FARE I GRAFFITI" 0 PER FAR SOLDI, 
A NOI NON INTERESSA E NON CI RIGUARDA 
MINIMAMANTE. VI SONO IN ITALIA E 
ALL'ESTERO (SOPRATUTTO IN FRANCIA PER 
QUANTO RIGUARDA L'EUROPA) MOLTISSIME 
POSSEE, ANCHE DA POCO SORTE, CHE OL- 
TRE A FAR RIFERIMENTO ALL'AREA DEI CEN- 
TRI SOCIALI, SONO COMPOSTE DA MILITANTI 
CHE IN QUESTI LAVORANO 0 HANNO LAVO- 
RATO. PER NOI IL RAP NON E' UNA MODA, MA 
UNA FORMA DI COMUNICAZIONE ANTAGONI- 
STA. 

IL RAP RAPPRESENTA OGGI QUELLO CHE IL 
PUNK HA RAPPRESENTATO NEL 77, ANCHE 
SE, SECONDO NOI LA CULTURA HIP-HOP E' 
PIU' POLITICIZZATA; SE IN QUEGLI ANNI LA 


PAROLA D'ORDINE ERA: 'TUTTI POSSONO 
SUONARE", CON L'AVVENTO DEL RAP POS- 
SIAMO DIRE: "TUTTI POSSONO CANTARE". 
CANTARE LA PROTESTA. RAPPARE LA PRO- 
TESTA. 

LA NOSTRA POSSE, NATA DA POCHI MESI, E' 
COMPOSTA DA ELEMENTI-MILITANTI, ATTIVI 
IN VARI COLLETTIVI E IN DIVERSE SITUAZIONI 
POLITICHE; E' NATA DALL'ESIGENZA DI CRE- 
ARE NUOVI PERCORSI ALLA NOSTRA ATTI- 
VITA' POLITICA MANTENENDO INTATTO IL 
NOSTRO IMPEGNO NEI CANALI TRADIZIONALI. 
IL RAP E' UN MESSAGGIO IMMEDIATO, E' PO- 
TERE ALLA PAROLA, E' VOCE DAL GHETTO!!! 

LUNGA VITA AL RAP! MASSIMO RISPETTO 
ALLE POSSE COMBATTENTI!! 

T.B.B. POSSE PER AUT.HOP. 


INCONTRO A RADIO POPOLARE FRA GANG E 
G.A.M.M.A. 

RADIO POP.:. ...Diamo la parola a chi, a monte del 
concerto dei GANG al Pata Mata's, ha portato 
avanti la contestazione. 

G.A.M.M.A.: Sono un compagno del collettivo 
G.A.M.M.A., Gruppi di Azione Metropolitana, un 
gruppo nato da circa due mesi per motivazioni di 
carattere sia politico che, ovviamente, culturale. 

E’un gruppo nato molto sulla spinta emotiva dopo 
la morte di Massimo Bardelli, quel giovane di 18 
anni, di cui probabilmente molti si saranno già' di- 
menticati, morto in seguito alle cariche della polizia 
durante il concerto dei Litfiba a Gallarate. Per noi 
e' un proletario come tanti altri, come tanti com- 
pagni e proletari che sono morti in questi anni in 
vario modo, che pesano sulla coscienza di tutti, ed 
e' stato sicuramente anche questo uno dei motivi 
che ci ha portato a creare questo gruppo, che ha 
come volontà' espressa quella di iniziare a mettere 
in discussione un principio che fino a qualche 
tempo fa era seguito dalia maggior parte dei gio- 
vani e invece pare che adesso sia andato un po' 
perso: il fatto che la cultura in generale, e la mu- 
sica in particolare, non sono una merce e quindi 
non hanno un prezzo. E' da questo principio che 
noi partiamo per iniziare a svolgere tutto un lavoro 
di controinformazione e politico che ci porta sia a 
fare iniziative all'interno del Centro Sociale Leon- 
cavallo, dove abbiamo uno spazio in cui lavoriamo, 
che soprattutto davanti ai concerti, che sono luoghi 
in cui i giovani proletari si ritrovano, e trovano so- 


14 



prattutto in questi momenti i loro luoghi di aggre- 
gazione e di comunicazione. 

Visto che i GANG sono sicuramente un gruppo 
amato e seguito dai giovani che frequentano i c.s. 
ed anche da moltissimi giovani dell'area giovanile 
extra-parlamentare, abbiamo pensato di esserci 
perche' ritenevamo assolutamente assurdo che un 
concerto del genere dovesse per l'ennesima volta 
discriminare una serie di soggetti visto che il 
prezzo del biglietto era di 22.000 lire. 

Noi siamo arrivati con una proposta politica, che 
non era neppure una proposta di rottura totale, ma 
era una proposta dialettica, cioè' permettere a tutti 
coloro che non avevano la possibilità' di spendere 
22.000 lire, di poter seguire il concerto a un prezzo 
politico di 5.000 lire. Secondo noi non e' un prezzo 
assurdo, ha un valore politico ovviamente, ed e' 
sicuramente un prezzo piu' accessibile di quello 
che ci era stato proposto. Abbiamo parlato con il 
responsabile della Barley Arts, qui presente, e la 
sua risposta e' stata assolutamente negativa; a 
quel punto abbiamo tentato anche di forzare il 
blocco che avevamo di fronte, composto da una 
decina di gorilla del servizio d'ordine, senza riu- 
scirvi. 

A quel punto anche i compagni non se la sono 
sentita di forzare piu' di tanto, anche perche' si ri- 
schiava davvero di lasciare a terra i compagni piu' 
giovani. A questo punto vorrei porre, anche in ter- 
mini contradditori, questa domanda ai GANG: 
“Cosa avrebbero fatto nel caso in cui quei giovani 
proletari, che avevano intenzione di vedere loro in 
concerto, qualora avessero forzato per entrare, si 
fossero fatti male, perche' si beccavano qualche 
cartone in faccia da uno di quei gorilla?". 

Marino - GANG: Innanzitutto sono contento per- 
che' questa e' la prima volta che il Leoncavallo ri- 
conosce ai GANG una dignità' musicale, o co- 
munque culturale, che ci siamo conquistati piu' o 
meno da soli nel corso di 10 anni. Questa e 1 la 
prima volta che li incontro in 10 anni. I GANG 
hanno continuato in qualche modo nel corso degli 
anni, e non devo proprio dire grazie a quelli che 
sono gran parte dei centri sociali italiani, nono- 
stante ci siano tuttavia delle eccezioni tra i posti 
dove noi suoniamo. 

Il prezzo del biglietto poi, conti alla mano, e' sem- 
plicemente il rimborso spese di una baracca che si 
muove in quella maniera li'. Il discorso che a me 
non sta bene, proprio perche' io gli espropri li ho 
fatti in altri anni, e' la contrattazione. In quegli anni 
noi non contrattavamo assolutamente, ne' con il 
gestore del locale, ne' con chi organizzava i con- 
certi, ma era un momento di aggregazione. Il 


prezzo veniva imposto, non c'era bisogno di con- 
trattazione, perche' c'era la forza per imporsi. Il 
Leonka a Milano oggi non ha una forza tale e al- 
lora contratta e secondo me scade e fa male a 
contrattare le 5000 lire, quando il locale e' già' 
pieno e la maggior parte delie persone ha già' 
pagato le 22.000 lire. Questo mi sembra sbagliato 
dal punto di vista strategico. Questo e' un consi- 
glio. E' chiaro che questi sono anni in cui uno si 
muove in una certa maniera, pero' deve tener 
conto che non e' A. Venditti e i GANG la stessa 
sera, ma i GANG sono una realta' ben precisa, 
dove nessuno fa i soldi con un nostro concerto, dal 
manager ai musicisti, ai tecnici. Quindi il prezzo dei 
GANG e' un prezzo che rappresenta semplice- 
mente il rimborso spese. Purtroppo e' la realta', ma 
fino a che non ci sara' un supporto politico in grado 
di creare un canale alternativo e far si' che anche i 
gruppi come i GANG possano crescere, allora i 
GANG utilizzeranno strategie sempre diverse 
come quelle di infiltrarsi nelle grandi multinazionali 
della musica e nelle agenzie. 

G.A.M.M.A.: Ti rispondo prima sul secondo punto 
che e' quello della contrattazione. Anche noi non 
siamo abituati a contrattare, ma in genere quello 
che riteniamo giusto, soprattutto quando si tratta 
dei nostri bisogni, siamo abituati a prendercelo, a 
riappropriarcene, e quindi il concetto di riappro- 
priazione e' un concetto che vogliamo valorizzare 
e rilanciare; infatti il collettivo G.A.M.M.A. e' un 
collettivo nato da poco e quindi non e' stato il Le- 
onka che si e' mosso, perche' il G.A.M.M.A. e' un 
collettivo che lavora all'interno del centro, non e' il 
centro sociale nella sua interezza. Tra le altre cose 
il collettivo e' composto da una quindicina di 
compagni, ma e' anche composto da qualcosa 
come 20/25 proletari che si sono aggregati su 
questo tipo di tematica; e' una realta' che si sta 
espandendo. 

Quindi 40 persone non rappresentano una forza 
tale da poter sfondare ogni volta. Ad esempio, una 
delle prime nostre iniziative e' stata un'iniziativa di 
denuncia sui "concerti furto" al Palatrussardi e 
siamo riusciti a sensibilizzare qualcosa come piu' 
di 1 00 giovani, riuscendo poi ad entrare. 

Li' siamo riusciti, anche rispetto ai rapporti di forza, 
a determinare una forzatura. Considerando dal 
punto di vista oggettivo la struttura della discoteca 
e tutta un'altra serie di elementi che abbiamo va- 
lutato, e' ovvio che abbiamo considerato che in 
questo caso non era possibile sfondare. 

L'abbiamo fatto coscienti che questo tipo di atteg- 
giamento avrebbe avuto delle conseguenze, an- 
che in termini di contraddizione. 

Per quanto riguarda il discorso che tu facevi, 
avevo detto che avrei spiegato ulteriormente 


15 



qual'e' il nostro progetto. E' indubbio che i centri 
sociali hanno espresso delle grosse carenze, dal 
punto di vista di creare un canale alternativo, infatti 
questo rappresenta uno dei punti dell'ordine del 
giorno per quanto ci riguarda come GAMMA. E' 
infatti vero che gruppi come il vostro e come tanti 
altri, hanno ad un certo punto optato per etichette 
indipendenti o pseudo tali perche' non c'era nes- 
suna altra alternativa che gli veniva proposta. 
Quindi questo e' un limite oggettivo dei centri so- 
ciali, delle realta' di movimento, delle realta' anta- 
goniste, ed e' anche per questo che un nostro 
obiettivo a lungo termine, che non e' effettuabile in 
tempi brevi, e' quello di riuscire a realizzare, cosi' 
come fu fatto in passato dagli AREA, un'etichetta 
indipendente, che possa permettere di vivere a 
nuovi gruppi o a gruppi che già' esistono, e che 
vivono in maniera contraddittoria, perche' io spero 
che da voi sia vissuto in maniera contraddittoria 
l'esprimere un certo tipo di contenuti e appartenere 
poi ad un circuito che e' comunque quello ufficiale. 
Vorrei precisare, tra le altre cose, che queste 
pseudo etichette indipendenti hanno quasi tutte 
come obiettivo quello di fare un passaggio da 
piccole a grandi etichette (basti pensare alla Vir- 
gin, che da piccola etichetta indipendente ora e' 
diventata una delle piu' grandi etichette a livello 
internazionale). Tra le altre cose c'e' stato di re- 
cente un meeting a Firenze di tutte le etichette in- 
dipendenti, e all'ordine del giorno c'era una di- 
scussione del tipo "crollano i muri ideologici e 
quindi anche noi dobbiamo iniziare a rompere 
questa logica per cui noi siamo etichette indipen- 
denti e quindi produciamo solo musica under- 
ground di 3° livello". Le piccole case discografiche 
vogliono equipararsi alle grosse etichette e quindi 
diventare grosse etichette. I modi potranno essere 
diversi, magari verranno assimilati dalle grosse 
etichette, piuttosto che si fonderanno in una 
grossa etichetta nazionale o internazionale. Que- 
sto e' lo scenario futuro, da qui ai prossimi anni a 
livello nazionale. Noi consapevoli che questo sara' 
lo scenario futuro, o riusciremo a dare una risposta 
allo stesso livello, quindi creando anche noi 
un'etichetta indipendente, realmente indipendente, 
nel senso alternativo culturalmente e quindi anta- 
gonista da questo punto di vista, oppure ci sa- 
ranno diversi gruppi, che per motivi di carattere 
anche oggettivo, sceglieranno di entrare nelle eti- 
chette o nelle grosse case discografiche. 

Marino - GANG: Non e' una contraddizione, que- 
ste sono cose che Marx stesso scriveva; la con- 
traddizione e' del capitale sempre. Se uno sa bene 
quello che vuole, se ha una strategia ben precisa e 
cerca di cavalcare anni come questi portando 
avanti un proprio progetto, la contraddizione di- 
viene delle grosse case discografiche, che met- 


tono a disposizione il loro apparato promozionale 
per un nostro lavoro gestito in maniera autonoma. 
E' questo il caso dei Pubblio Enemy, considerati 
nel circuito underground il gruppo piu' politicizzato, 
ma e' anche il caso dei Mano Negra. 

Se permetti la contraddizione e' dei centri sociali, 
che considerano "eroi" coloro che vengono a 
suonare gratis e gli altri degli stronzi. Ma il fatto 
che un gruppo sia apprezzabile o meno deve di- 
pendere dal prodotto che fa, da quello che e' il suo 
messaggio. Paradossalmente i Mano Negra sono 
degli stronzi fino a quando non vengono a suonare 
nei centri sociali, dopo di che non lo sono piu'. 
Questo perche' manca o e' mancato negli ultimi 
anni un confronto e si e' invece cercato di alzare i 
muri per difendere le riserve, quando per me i muri 
bisognava abbatterli perche' le riserve non ci ser- 
vono piu'; non ci hanno dato piu' forza ne' una 
maggiore identità'. E' nello scontro-incontro con 
realta' diverse che secondo me si può' ricostruire 
una nuova identità'. Ecco perche' mi interessano i 
Centri Sociali; il problema e' adottare una strategia 
che sia vincente, e quello della chiusura su se 
stessi e della INCONTAMI NAZIONE non lo e 1 . 


IL CONFRONTO VIENE CONCLUSO QUI BRU- 
SCAMENTE DAL CONDUTTORE DELIA TRA- 
SMISSIONE; MA IL DIBATTITO E' APERTO. 

GAMMA. 


PUBBLICHIAMO IL TESTO DI UN MANIFESTO 
STAMPATO A LONDRA DA UN GRUPPO DI 
HOOLIGANS DI SINISTRA, DOPO LA STRAGE 
DELLO STADIO HEYSEL IN BELGIO. 


Il 29 maggio '85, 31 persone sono morte allo sta- 
dio Heysel in Belgio. 

Ecco le ragioni: 

- allo scopo di risparmiare soldi, non sono state 
effettuate le necessarie riparazioni 

- allo scopo di guadagnare piu' soldi, e' stato 
consentito l'accesso a troppe persone 

- perche' la polizia ha aggredito e circondato i ti- 
fosi, costringendoli a rimanere nello stadio per ore 
prima dell’inizio della partita 

- a causa di stupidi sentimenti di nazionalismo 
alimentato dai media 

- a causa di un sistema che non si interessa delle 
nostre vite, ma si interessa solo di controllarci. 

E ADESSO I 26 GIOVANI ARRESTATI VEN- 
GONO SACRIFICATI IN ONORE DELLO 
STESSO SISTEMA ASSASSINO. 


16 



Nel maggio dell'85 il Bradford Stadium viene di- 
strutto da un incendio: 56 morti perche' i cancelli 
erano chiusi per impedire alla gente di entrare 
senza pagare. Lo Stadio era noto per il rischio di 
incendio, ma ristrutturarlo avrebbe ridotto i profitti. 
Lo stesso giorno tifosi del Birmingham e del Leeds 
uniti contro gli sbirri. Quando la polizia ha caricato i 
tifosi si sono ammassati contro un muro per evi- 
tare i manganelli. Il muro e' crollato uccidendo un 
tifoso e ferendone molti altri. 

Ci chiamano animali quando ci rifiutiamo di stare 
ingabbiati e di metterci in gregge come gli animali. 
A loro non interessa se ci scontriamo tra noi, salvo 
per il fatto che gli scontri nello stadio possano 
dissuadere la gente dall'assistere alle partite; 
hanno paura di perdere gli incassi. A loro importa 
solo che la nostra violenza non trovi i giusti obbiet- 
tivi: le vetrine, piene di oggetti che noi produciamo 
ma che sono fuori dalla nostra portata; i managers 
che ci ingabbiano per impedirci di interferire con i 
loro show che producono denaro e ci uccidono con 
la mancanza di riparazioni e gli sbirri che ci con- 
trollano affinché' lo spettacolo possa andare avanti 
a nostre spese. 

Tifosi, scioperanti, neri, occupanti, marginali, gay e 

lesbiche sono parte della lunga lista di capri 

espiatori da cui lo stato finge di proteggerci. Ma ia 
lista si allunga, nel momento in cui lo stivale preme 
piu' a fondo, mano a mano il denaro scarseggia 
sempre piu', ci rendiamo conto che siamo proprio 
nio , le nostre famiglie, i nostri vicini, e compagni di 
lavoro coloro da cui il sistema si sta proteggendo. 

Contro la nostra rabbia, contro la nostra povertà' e 
umiliazione. Contro il nostro desiderio e la lotta per 
riprendere ciò' che e 1 nostro, i beni che noi produ- 
ciamo nelle loro fabbriche e che non possiamo 
permetterci, il nostro potere e' di decidere come e 
cosa produrre, la nostra dignità', le nostre vite, il 
nostro mondo. 

Quando noi siamo insieme, ci sentiamo piu' forti, e 
vogliamo fare qualcosa per sentire il nostro potere. 
Qualche volta ci limitiamo a scagliarci contro ciò' 
che ci e' piu' vicino, ma questo non cambia niente. 
Alcuni tifosi sono idioti, psicopatici, feccia razzista- 
noi dobbiamo fare i conti con loro da soli, non la- 
sciare che lo stato li usi con la scusa per esten- 
dere il suo attacco a tutti noi. 

Lo stato e' atterrito perche' sa che noi siamo una 
minaccia per lui, perche' essi sanno che noi pos- 
siamo vincere. 



(traduzione ecn bologna di articolo dalla rivista 
degli autonomi parigini QUILOMBO) 

COMUNICAZIONE 


L'idea di una rete europea informatica di controin- 
formazione per il movimento procede da qualche 
anno: oggi e' divenuta un progetto reale. Tutto e’ 
cominciato con la proposta di un gruppo danese, 
TV Stop, di realizzare una rete informatica euro- 
pea di controinformazione sotto il nome di Euro- 
pean Counter Network (ECN), partendo dalla 
constatazione di una relativa debolezza nella cir- 
colazione delle notizie e informazioni tra i gruppi, 
giornali e radio di movimento. “Da quanto sap- 
piamo, l'informazione in seno ai circuiti alternativi 
e' organizzata su colpi di telefono o limitata allo 
scambio di materiale tra radio, riviste, ecc. il pro- 
blema principale, quindi, e' che la comunicazione 
antagonista non possiede le informazioni neces- 
sarie su ciò' che succede nei diversi angoli 
d'Europa. L'importante oggi e' quindi consentire 
l'emissione di questi flussi di informazioni". La 
proposta ECN trova una eco importante in Italia, 
tra i compagni deH'autonomia, e diviene oggetto di 
un dibattito, dai molti quesiti politici e tecnici, ma 
anche di un importante lavoro di realizzazione e 
sperimentazioni concrete. 

LABORATORIO ITALIANO 

Nel corso degli ultimi due anni si sono formatele 
redazioni locali di ECN (Roma, Padova, Bologna e 
piu' recentemente Napoli) che pubblicano perio- 
dicamente bollettini. E' stata realizzata anche una 
rete di scambio di info e di documenti politici via 
fax tra radio (Onda Rossa a Roma, Radio 
Sherwood a Padova, Onda d'Urto a Brescia), 
giornali (Autonomia, Crack, Kaos, diversi bollettini 
infofax), collettivi e Centri sociali occupati. 

Infine le prime connessioni tramite modem tra 
(computer e computer) iniziano a funzionare. Tutto 
questo permette oggi ai compagni di una decina di 
citta' italiane di intrettenere contatti e scambi re- 
golari in “tempo reale". Infine da ottobre viene 
sperimentato un giornale telematico (che dovrebbe 
essere mensile a breve termine) cioè' un giornale 
realizzato, redatto e messo a disposizione dei col- 
lettivi interamente su rete telematica (cioè 1 via 
modem). 

PASSAGGIO ALL'ATTO EUROPEO 

Una nuova tappa e' stata raggiunta con il Conve- 
gno internazionale di Venezia "Contro l'Europa dei 
padroni costruiamo l'europa dei Movimenti" (7-8-9 


; 17 



giugno 1991) che e' stato occasione per rilanciare 
il progetto ECN a livello internazionale, di mettere 
a punto le connessioni possibili con i compagni di 
altri paesi (Olanda, Germania, Spagna...) di rilan- 
ciare cosi' la proposta di una rete europea, alter- 
nativa e orizzontale di circolazione di informazioni 
per il movimento. 

Oggi l'European Counter Network ha cominciato a 
funzionare in maniera effettiva anche se ancora 
insoddisfacente. Ciò' permette cosi' al movimento 
di essere un po' meno chiuso nelle sue frontiere 
nazionali e culturali, attraverso una circolazione 
già' intensa e senza blocchi della controinforma- 
zione e dei dibattiti. Ciò' permetterà' forse presto di 
prendere l'iniziativa al di la' di ogni frontiera. 

Jo Pento 

UNA REDAZIONE PARIGINA DI ECN SI STA 
COSTITUENDO DOPO IL MEETING DI VENEZIA. 
DIVERSI PROBLEMI TECNICI NE HANNO RI- 
TARDATO IL FUNZIONAMENTO EFFETTIVO. 
MA BEN PRESTO UN NUMERO DI FAX DO- 
VREBBE ESSERE DISPONIBILE ED UN BOL- 
LETTINO REGOLARE DI INFORMAZIONE DO- 
VREBBE CIRCOLARE CON DELLE VERSIONI IN 
INGLESE DELLE NOTIZIE CHE CIRCOLANO 
SULLA RETE. 



UNA LOTTA POPOLARE TRADITA 


L'Intifada entra nel suo quinto anno. E' in se' 
stessa un evento storico, una nuova ed unica 
forma di lotta, il contributo del popolo palestinese 
alle varie forme di rivoluzione contro il colonialismo 
e l'imperialismo condotte dai popoli del mondo. 

Con l'Intifada l'esercito colonialista israeliano e' 
stato affrontato da manifestazioni di massa, lanci 
di pietre, scioperi generali, boicottaggi dei prodotti 
israeliani e del lavoro in Israele. 

Ma lo sviluppo piu' importante e' stato il grande 
ruolo delle donne in questa lotta. In pratica, 
l'Intifada ha spinto ia lotta palestinese dalla sua 
vecchia forma, limitata ed elitaria, verso una forma 
di massa che coinvolge tutte le generazioni, uo- 
mini e donne e perfino molte classi sociali. 


DA UNA LEADERSHIP POPOLARE AD UNA LE- 
ADERSHIP BORGHESE FI LOOCCI DENTALE. 

L'Intifada e’ nata come movimento spontaneo di 
massa e ha continuato in questa forma per i primi 
mesi, finche' alcune organizzazioni politiche pale- 
stinesi si sono rese conto che non era solo una 
protesta di qualche giorno. 

Queste organizzazioni hanno capito che se non 
avessero tenuto sotto controllo l'Intifada era 
grande la possibilità' che emergesse una nuova 
leadership popolare con un nuovo programma ra- 
dicale e questo, per alcune di loro, e' stato causa 
di preoccupazione. 

Attuando questo controllo sull'lntifada, la destra 
dell'OLP ha raggiunto i tre obiettivi seguenti: 

a) impedire l'emergere di una nuova leadership 
popolare; 

b) impedire la trasformazione della sinistra radicale 
nella leadership dell'lntifada con un nuovo pro- 
gramma; 

c) mantenere il programma borghese come l'unico 
possibile anche durante l'Intifada. 

I passaggi attraverso cui la leadership ha preso il 
controllo dell'lntifada possono essere cosi' divisi: 

a) l'Intifada e' iniziata sotto la guida delle masse, 
senza il controllo di nessuna organizzazione poli- 
tica. Infatti all'inizio i leader palestinese all'interno 
di West Bank e Gaza cercavano accordi con gli 
israeliani secondo le seguenti linee: "quali sono le 
condizioni che chiediamo a Israele in cambio della 
fine dell'lntifada? E' un blocco della politica israe- 
liana del pugno di ferro o potremmo essere soddi- 
sfatti anche con la sola indizione di elezioni muni- 
cipali ecc?" 

b) la creazione del Comando Nazionale Unificato 
(CNU) composto da Fatah, FPLP, FDLP e Partito 


18 


Comunista. Nonostante il fatto che le ultime tre 
organizzazioni siano di sinistra, il programma poli- 
tico del CNU e' stato quello della borghesia. Da 
quando il CNU e' il braccio dell'OLP nei territori 
occupati, il suo scopo principale e 1 stato quello di 
usare, orientare e perfino sfruttare l'Intifada, con 
l'obiettivo di ottenere uno Stato palestinese. E 1 
importante notare che le figure dell'OLP in West 
Bank e Gaza, quando l'Intifada scoppiava chie- 
devano alle autorità' israeliane di finirla con la poli- 
tica del pugno di ferro e piu' tardi sostenevano 
l'errata posizione che lo Stato palestinese fosse a 
portata di mano. Hanno confuso il probabile con il 
possibile; non hanno differenziato il diritto del po- 
polo palestinese all'indipendenza e il fatto che 
l'Intifada non era altro che un passaggio nella via 
verso il raggiungimento di questo Stato, che di per 
se stessa non avrebbe mai potuto produrre uno 
Stato. 

Giorno dopo giorno la politica del CNU ha sempre 
piu' trasformato l'Intifada in una mera lotta politica. 
Gli aspetti economici, sociali e anche culturali 
dell'lntifada sono stati totalmente ignorati, nono- 
stante il fatto che fosse ed e' ancora capace di 
raggiungere obiettivi in questi campi che costitui- 
scono il reale nutrimento per la sua continuazione, 
c) come conseguenza della continua politicizza- 
zione dell'lntifada la creazione della cosiddetta 
"Intifada unidimensionale", e dell'assenza di un 
ruolo delle masse nella sua leadership, e' emersa 
una nuova elite politica nei territori. Questa elite 
non ha mai rappresentato ne' avuto alcuna rela- 
zione con le masse che stanno lottando contro 
l'occupazione. 

Rappresenta piuttosto la borghesia palestinese 
(nel paese e nella diaspora) e la piccola borghesia 
dell'OLP. 

Il "contributo" di questa elite all'lntifada e' iniziato 
con negoziati, incontri, discussioni ecc con alcune 
figure sioniste israeliane, cosi, mentre le masse 
erano impegnate in una lotta sanguinosa contro la 
macchina da guerra israeliana, questa elite sedeva 
nelle hall, discutendo sugli interessi comuni alla 
borghesia israeliana e palestinese. 

La discussione sulla TV americana ABC tra quat- 
tro patrioti israeliani e quattro palestinesi filoocci- 
dentali nell'88 a Gerusalemme, e' stato il passag- 
gio che ha aperto la strada a questa elite non solo 
per mettere i bastoni tra le ruote all'lntifada, ma 
anche per abusarne e sfruttare la lotta delle masse 
per i propri interessi. E' da notare che uno dei 
quattro israeliani era un membro del Likud e capo 
del Comitato esteri e difesa alla Knesset, che si 
era a suo tempo addirittura opposto agli accordi di 
Camp David. 

Dietro questo passaggio dell'elite interna c'era 
l'insistenza della leadership dell'OLP di ricono- 


scere Israele direttamente, apertamente e incon- 
dizionatamente come poi fece il 15/1 1/88. 

La principale contraddizione e' che, proprio du- 
rante l'Intifada, la leadership palestinese ha adot- 
tato per la prima volta un orientamento verso un 
“fatale" compromesso e tradimento dei diritti del 
suo popolo prima, attraverso il riconoscimento di 
Israele nell'88 senza chiedere niente in cambio, e 
ora con la partecipazione ai cosiddetti colloqui di 
pace senza l'impegno di un ritiro israeliano ne' di 
un congelamento delle colonie nei territori occu- 
pati. 

Da questo momento e' chiaro che la posizione 
della leadership riassume quella delle masse solo 
nella forma, non nel contenuto. 


INTIFADA SENZA UN PROGRAMMA SOCIALE 

Nel corso dell'lntifada la leadership ha creato due 
forme di leadership interna: una clandestina, il 
CNU e una pubblica, l'elite borghese filoocciden- 
tale. Entrambi questi livelli sono andati avanti se- 
condo il programma borghese dell'OLP. Da un 
giorno all'altro il CNU e' diventato sempre piu’ uno 
strumento in mano all'elite e non solo sul livello 
socioeconomico. 

Leggendo i comunicati del CNU si vede come il 
loro tono e' divenuto moderato anche a livello poli- 
tico: il programma borghese della leadership 
dell'lntifada, e' concentrato sull’aspetto politico, 
quello del raggiungimento dello Stato. 

Secondo il rapporto di forza locale ed internazio- 
nale, questo Stato sarebbe un regalo di USA e 
ISRAELE e questo da solo indica chi ne benefi- 
cierebbe. 

Nonostante il fatto che l'Intifada e' iniziata come un 
movimento sociale, il programma della leadership 
ha fallito nel trattare problemi economici e sociali. 
Ad esempio, in varie occasioni la leadership ha 
invitato al boicottaggio dei prodotti israeliani, in- 
coraggiando il consumo di quelli locali e le masse 
lo hanno fatto, anche prima di questo appello. Ma 
questa leadership non ha mai chiesto ai capitalisti 
locali di aumentare i salari o il numero di lavoratori 
impiegati in queste imprese. Doveva essere im- 
posta una "tassa nazionale", o diretta o sotto 
forma di salari piu' alti o piu' alto tasso di occupa- 
zione, ma niente di tutto ciò' ha avuto luogo. Tra 
l'altro, la leadership non ha mai fissato un salario 
minimo nei territori. 

Un gruppo di capitalisti locali ebbe l'idea di un sa- 
lario minimo, fissato a 93 dinari giordani al mese: 
questo e' circa un quarto di quanto guadagnano i 
lavoratori palestinesi in Israele, mentre i prezzi 
delle merci palestinesi sono simili a quelli israe- 
liani. 


19 



I sindacati hanno giocato un ruolo limitato durante 
l'intifada e il movimento sindacale si e 1 scisso in 4 
parti identificate con le 4 fazioni politiche dell'OLP 
e anche quando piu' tardi si unificarono, fu una 
falsa unita'. 

II movimento dei lavoratori era ed e' ancora uno 
strumento nelle mani della leadership politica; il 
suo ruolo e' stato limitati alla lotta per il raggiungi- 
mento dello stato senza nessun tentativo di trat- 
tare il problema a chi tale stato servirebbe, alla 
borghesia o alle masse. La leadership dei lavora- 
tori non ha mai cercato di capire, spiegare o anche 
chiedere sulla natura del “modello Singapore" che 
l'OLP propone per la futura Palestina indipen- 
dente. Non ha mai chiesto all'OLP di reclamare 
terre su cui potesse lavorare chi boicottava il la- 
voro in Israele e mentre i lavoratori decidevano 
questa forma di lotta, la leadership ha lavorato nei 
fatti contro di essa poiché' non ha ne' investito ne 1 
incoraggiato la borghesia locale ad investire per 
creare posti di lavoro o per incrementare la produ- 
zione palestinese di merci di consumo. 


LE DONNE 

Hanno partecipato attivamente all'lntifada fin dal 
suo inizio ma gli uomini sono riusciti a ricacciarle 
nelle cucine e perfino a farle vestire secondo lo 
stile islamico. Comunque, il declino del ruolo delle 
donne non e' stato solo il prodotto dello sciovini- 
smo maschile. 

I comunicati del CNU da una parte apprezzavano 
di continuo il ruolo della donna nella lotta, ma 
dall'altra non criticavano l'oppressione maschile su 
di essa. Questa politica ha messo il 50% delle 
masse palestinesi le donne agli arresti domiciliari. 


UN'INTIFADA POPOLARE MA UN PROGRAMMA 
ECONOMICO CLASSISTA 

L'intifada, come altre lotte nazionali la cui lea- 
dership politica e' rappresentata dalla classe dei 
possidenti, fornisce ancora un relativo grado di 
protezione degli interessi nazionali anche se que- 
sto non implica nessun passaggio nella direzione 
dell'uguaglianza. 

Dai primi giorni di intifada, le masse palestinesi 
hanno adottato la strategia della "protezione po- 
polare dell'economia" che consisteva 
nell'autoproduzione, nel boicottaggio, nella riarti- 
colazione di lavoro e capitale. 

Va sottolineato che tutti i passaggi nazionalisti 
adottati dal popolo hanno avvantaggiato principal- 
mente la classe capitalista. 


I consumatori palestinesi hanno cominciato a 
boicottare i prodotti israeliani, orientandosi verso 
merci locali prodotte dalla borghesia palestinese 
ma questa non ha fatto nessuno sforzo per au- 
mentare i salari e i posti dì lavoro. 

La grande quota di plusvalore e' stata trasferita 
nelle banche al centro dell'ordine mondiale. Ciò' ha 
interferito con l'accumulazione interna e ha impe- 
dito al paese di controllare il suo proprio plusvalore 
facendo si che avvenisse una contrazione del 
mercato interno e una mancanza di posti di lavoro. 

I lavoratori hanno boicottato il lavoro in Israele, 
accettando salari piu' bassi pagati dagli imprendi- 
tori palestinesi ma la borghesia non ha fatto niente 
per espandere le sue industrie. Aveva paura che 
se l'intifada fosse stata domata da Israele, le loro 
nuove macchine sarebbero state smantellate. Cosi 
i capitalisti locali hanno preferito contrabbandare i 
prodotti israeliani nei territori riconfezionandoli con 
marchi arabi. 

Di fatto questa e' una delle forme di subappalto 
nelle relazioni tra la classe capitalista israeliana e 
quella palestinese. 

e masse hanno deciso di aumentare la produzione 
casalinga di merci basilari e questo ha salvato una 
quota addizionale di plusvalore e l'ha ridiretta nel 
consumo di altri articoli prodotti dalla borghesia 
locale. 

Ma questa ha continuato a trasferire capitali 
all'estero. 

I passaggi delle masse dovevano essere sostenuti 
da una politica di investimenti dell'OLP atta ad uti- 
lizzare i capitali per l'acquisizione e la coltivazione 
di terre. Ciò' avrebbe incrementato l'occupazione, 
protetto le terre dalla confisca e soddisfatto i bi- 
sogni primari. Ma la leadership dell'OLP non e' 
stata diversa dalla classe capitalista. 

I risultati finali di questi sviluppi sono stati enormi 
sacrifici fisici ed economici da parte del popolo 
(contadini, operai, studenti, sia uomini che donne) 
mentre i capitalisti hanno incamerato il plusvalore. 

II fallimento dell'OLP nell'adottare una politica 
economica nazionale, sia prima che durante 
l'intifada, ha contribuito al deterioramento della si- 
tuazione economica in West Bank e Gaza. 

Cosi' i lavoratori hanno deciso di tornare a lavorare 
in Israele alle peggiori condizioni e comunque il 
loro numero e' limitato dato l'arrivo di nuove on- 
date di ebrei sovietici e il tasso di disoccupazione 
palestinese ha raggiunto il 20%. 


ATTUALI SVILUPPI 

La leadership palestinese ora sta partecipando 
incondizionatamente ai negoziati di pace imperia- 
listi sponsorizzati dagli USA. La delegazione che 
rappresenta questa leadership nei negoziati, e' 


20 



composta da due gruppi, nessuno dei quali de- 
mocraticamente eletto: la leadership filoocciden- 
tale dei territori e gli orfani del Partito Comunista 
ormai disintegrato. 

Avendo questa forma di delegazione non rappre- 
sentativa, che sta negoziando senza neanche 
avere assicurazione di un ritiro israeliano o di un 
congelamento degli insediamenti, il popolo pale- 
stinese perde sia la sua terra che la democrazia, 
Gli israeliani rubano la terra e i piccoli dittatori pa- 
lestinesi rapinano la democrazia. 

Adel Samara 

da "news from within" 6/1/92 


"Che ", tu che sai di tutto, 
gli anfratti della Sierra 
l'asma sull'erba fredda 
la mareggiata nella notte 
e persino come si fanno i frutti 
e s’accoppia il bestiame 
non è che io voglia darti 
penna per pistola 
però il poeta sei tu. 

Miguel Bamet, 


COMUNICATO STAMPA RISTAMPATO 
DAGLI STUDENTI IRANIANI IN ITA- 
LIA SOSTENITORI 
DELL'ORGANIZZAZIONE DEI GUERRI- 
GLIERI FEDAYN DEL POPOLO IRA- 
NIANO 


Lunedì 1 3 gennaio la polizia segreta turca ha ar- 
restato 98 persone riconosciute dall'ONU come ri- 
fugiati politici, e li ha mandati al confine fra Iran e 
Turchia. 

A 30 Km dal confine, nella città di Osai, i due pul- 
mann che li trasportavano si fermano e subito i ri- 
fugiati scendono e approfittano della situazione per 
attirare l'attenzione dei cittadini della città. Con la 
manforte dell'opinione pubblica inizia una rissa 
contro la polizia e viene così evitata l'estradizione 
anche perché i 98 prigionieri vengono accolti nelle 
case e i cittadini si rifiutano di ''consegnarli' 1 . Il tutto 
"finisce" quando una delegazione deH'ONU garan- 
tisce che non ci sarà estradizione. 

Tutto questo è stato organizzato dalla polizia turca 
e il regime della repubblica islamica ingannando i 
rifugiati, facendo firmare loro dei fogli bianchi con 
la convinzione che erano dichiarazioni per non 



poeta cubano, 1967 tornare in Iran. La polizia ha poi riempito i fogli 

come ha voluto facendoli sembrare dichiarazioni 
secondo le quali queste persone erano pentiti e 
volevano tornare in Iran. Il Ministro degli Affari 
esteri Velayati per rispondere di questo all'opinione 
pubblica ha mostrato i fogli firmati, giustificandosi 
con quelli. 

Nonostante la "protezione" ONU questi 98 prigio- 
nieri sono stati riportati ad Ankara e tuttora sono 
pressati dalla polizia turca e quindi sussiste ancora 
il pericolo di estradizione. 

Questo è il regime disumano dei politici turchi che 
continuano con la loro repressione politica e quindi 
noi chiediamo a tutte le organizzazioni rivoluziona- 
rie, progressiste, umanitarie che si pronuncino in 
tempo e in forze giuste contro il governo turco af- 
finché venga fermata questa estradizione. 

ORGANIZZAZIONE GUERRIGLIERI DEI FEDAYN 
COMITATO ESTERO 




tWIP-WORKING GROUP INDIGENOUS PEO- 
PLES 

Olanda-Groningen, October 26, 1991 


La violazione dei diritti umani in Canada e negli 
Stati Uniti è una delle questioni più scottanti. Que- 
ste violazioni sono per lo più gravemente attuate 
contro i Popoli Indigeni del Nord America. I rispet- 
tivi governi di Canada e Stati Uniti hanno dimo- 
strato ben poco rispetto per i trattati firmati con le 
popolazioni indigene e il loro atteggiamento nei 
confronti delle Prime Nazioni spesso si risolve in 
flagrante violazione delle convenzioni internazio- 
nali sui diritti umani. La repressione dei diritti in- 
digeni, la loro lotta per una giustizia sociale, il ri- 
conoscimento della loro sovranità e identità cultu- 
rale come Popoli Indigeni non sempre sono noti. 

Per i gruppi europei che sostengono politicamente 
i popoli indigeni solo su loro esplicita richiesta, è 
spesso difficile trovare informazioni di riscontro su 
cui lavorare, così per informare il pubblico tedesco 
ed avere un'attenzione politica in merito è indi- 
spensabile per noi avere un intermediario infor- 
mato e affidabile. Attraverso il loro impegno e lotta 
per i diritti indigeni, e soprattutto nei confronti della 
lotta per la giustizia di Léonard Peltier, i membri 
del LPDC-Canada ha dimostrato di essere una 
fonte di documentazione molto precisa. Attraverso 
il suo impegno ha reso noto alla comunità interna- 
zionale l'ingiustizia perpetrata da Canada e USA 
nei confronti del prigioniero politico Léonard Peltier 
come parte di una più ampia lotta indigena del 
Nord America per il riconoscimento di una vera 
uguaglianza, autodeterminazione e relativi diritti di 
sovranità. 

Grazie alle informazioni ricevute nel 1 990 durante 
la lotta dei Mohawk, li abbiamo pututi aiutare fin 
dall'inizio sollevando l'attenzione politica interna- 
zionale sulla questione e sui suoi sviluppi in merito 
alla crisi tra governo canadese e popolo Mohawk. 
Crediamo che l'LPDC-Canada abbia dato un con- 
tributo significativo nell'estendere la dimensione 
dei diritti indigeni costantemente minacciati in 
Canada e USA . 


LIBERTA'PER LÉONARD PELTIER 
LIBERTA' PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI 


Léonard Peltier; indigeno del nord America prigio- 
niero politico 

"L'unica giustizia che posso ricevere è da voi, il 
popolo" Léonard Peltier. 

Il 13 settembre 1991 è stato rilasciato l'ordine di ri- 
fiuto da parte della corte degli USA a Léonard Pel- 
tier di una nuova udienza del 2 ottobre a Bismark 
nel Nord Dakota che avrebbe rivelato una prova 
per un nuovo processo. 

Léonard Peltier, 47 anni, indiano nordamericano 
Ojibway\Lakota e leader del movimento indiano 
nordamericano sta completando il suo 1 6mo anno 
dopo essere stato condannato a due ergastoli. 

E' stato estradato nel 1976 dal Canada negli Stati 
Uniti sulla base di false prove e poi ingiustamente 
incarcerato per la morte di due agenti dell'F.B.I. in 
una sparatoria il 26 giugno 1975 nella riserva Pine 
Ridge nel sud Dakota. Al momento si trova nel 
penitenziario di Leavenworth nel Kansas. 

Non c'è mai stata una prova chiara o credibile che 
Léonard Peltier sia colpevole di un crimine. Al 
contrario, testimonianze dimostrano chiaramente 
la deliberata manipolazione di prove da parte delle 
corti degli USA tanto che nel 1985 dei pubblici mi- 
nisteri hanno confermato alla Corte d’Appello 
dell'Ottava Circoscrizione che esse non avevano 
nessuna prova per sostenere l'accusa dei due 
omicidi. Il recente rinvio di un udienza prevista per 
il 2 ottobre ora può solo significare che il governo 
si rifiuta ancora di ammettere qualsiasi errore. 
Tuttavia noi riteniamo che il magistrato americano 
Karen Klein sia disposta a lasciare che gli avvocati 
presentino argomentazioni orali contro il suo ultimo 
rifiuto. Il 29 giugno 1991 un' udienza stabilita per 
Fargo, nel nord Dakota fu anch'essa improvvisa- 
mente rinviata solo alcuni giorni prima che comin- 
ciasse, anche se testimonianze dimostrano che il 
governo aveva ordinato il rinvio molte settimane 
prima dell'annuncio. Noi come popolo dobbiamo 
rimanere fortemente impegnati nella nostra richie- 
sta al governo USA di sostenere il diritto di Léo- 
nard Peltier a una nuova udienza alla Corte 
d'Appello dell’ottava Circoscrizione. 


COMITATO PER LA DIFESA DI LÉONARD PEL- 
TIER 





Cenno biografico di LEW GURWITZ 


Da circa 20 anni Lew Gurwitz difende le lotte dei 
popoli indigeni del nord America per i loro diritti 
umani, per la loro terra antica e per il diritto al ri- 
spetto dei trattati. E 'da lungo tempo difensore 
americano di Léonard Peltier, il prigioniero politico 
più conosciuto d'America. 

Nel 1971 ha lavorato nella difesa legale dei so- 
pravvissuti alla sollevazione dei penitenziario At- 
tica, uno degli eventi più importanti nella storia 
delle lotte carcerarie per la giustizia americane, 
quando i prigionieri si sono ribellati contro le con- 
dizioni di vita disumane degli USA le forze 
dell'ordine massacrarono 43 persone, centinaia 
furono i feriti che dopo più di 20 anni sono apparsi 
in udienza legale, nel 1991, per il riconoscimento 
dell'ingiustizia e i risarcimenti. 

Lew Gurwitz è stato anche avvocato per i diritti dei 
veterani americani della guerra del Vietnam. E' 
stato uno degli avvocati nella commissione di di- 
fesa e rivendicazione nel 1973 alla seduta di 
Wounded Knee( sud Dakota). E' stato inoltre uno 
dei fondatori della commissione per la difesa e ri- 
vendicazione, nel 1982, a Big Mountain in Arizona 
dove il popolo Navajo e Hopi vennero minacciati di 
sgombero dalle loro terre per avviare piani specu- 
lativi del governo di sfruttamento territoriale di 
uranio, petrolio e minerali. 

Attualmente sta difendendo i Wisconsin Chip- 
pewa(Anishnable) per il diritto alla caccia e pesca 
tradizionali. Tale opposizione ai diritti antichi dei 
Chippewa è in verità parte di un tentativo orche- 
strato dalle multinazionali di sfruttare le loro terre 
ricche di minerali. 

Lew Gurwitz che vive a Boston nel Massachusetts 
dà un instancabile contributo alla lotta per la libe- 
razione di Léonard Peltier ed ha una parte consi- 
derevole nella fondazione del comitato di difesa 
canadese. E' un portavoce considerevole i cui anni 
di impegno gli hanno permesso di delineare un 
chiaro quadro delle molte e differenti ingiustizie 
perpetrate nei confronti degli indigeni. Rimane 
impegnato nella richiesta generale di giustizia al 
governo canadese e degli stati uniti perchè ratifi- 
chino la falsa estradizione di leonard Peltier negli 
USA nel 1976 e sostengano il suo diritto ad un 
nuovo e giusto processo 


LETTERA DI PRESENTAZIONE DEL COMITATO 
PER LA DIFESA DI LEONARD PELTIER ALLA 
DELEGAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO 
IN MERITO ALLE INGIUSTIZIE A LEONARD 
PELTIER, LEADER INDIANO 

NORDAMERICANO E VITTIMA DI GUERRA 
CONTRO LA LOTTA DEI POPOU INDIGENI PER 
LA GIUSTIZIA, LIBERTÀ' E 

AUTODETERMINAZIONE. 


NAZIONE MOHAWK, TERRITORIO 

KAHNWAKE, QUEBEC 


Mi chiamo Frank Dreaver, sono membro orgo- 
glioso della nazione Plains Cree del nord Saskat- 
chewan. ho dedicato tutta la mia vita alla lotta del 
popolo indigeno e per la libertà di Leonard Peltier 
da 1 1 anni, lo stesso sono stato una vittima e im- 
prigionato per più di 7 anni in un penitenziario fe- 
derale di massima sicurezza. Sono orgoglioso oggi 
di seguire le orme dei miei antenati. Questa pre- 
sentazione è da parte di un nostro fratello, Leo- 
nard Peltier, un leader del movimento indiano 
americano e in verità un prigioniero politico di 
guerra. 

Come dimostreranno le testimonianze delle nostre 
molte nazioni indigene qui presenti oggi, la vio- 
lenza contro il nostro popolo continua, attraverso 
sistemi giudiziari e politici ingiusti del governo 
nordamericano e delle loro politiche imperialiste e 
attraverso i loro mezzi di distruzione contro il po- 
polo indigeno e il mondo della natura. 

Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare la tribù 
matriarcale, i capi e tutto il popolo della nazione 
Mohawk per il loro coraggio nella difesa dei diritti 
della loro nazionalità. Il nostro fermo impegno stà 
nella solidarietà dimostrata attraverso azioni che 
insieme continueremo per impegnarci nella batta- 
glia per la giustizia nelle nostre terre-nazioni at- 
traverso l'autodeterminazione che può scaturire 
solo da coloro che hanno il coraggio di difendere 
se stessi contro la violenza brutale dei governi co- 
lonizzatori dominanti e della loro polizia. 

Crediamo che questo possa essere fatto senza 
compromettere le nostre vere identità tradizionali e 
i nostri diritti come nazioni in modo che noi come 
popolo possiamo restare insieme per i nostri 
bambini e per i loro bambini nel nostro comune 
sentimento di umanità. Dopo 500 anni noi popoli 
indigeni siamo ancora qui e ancora di- 
ciamoiASCOLTATE 



La nostra lotta come popolo indiano continua oggi 
sancita dalle leggi naturali della Creazione poiché 
noi come popolo stiamo ancora lottando per 
l'autodeterminazione e la libertà nonostante secoli 
di oppressione. Léonard Peltier e il popolo della 
sua generazione sono stati perseguitati, assassi- 
nati e trascinati in lunghi periodi di prigione. Nel 
caso di Peltier ci sono stati molti tentativi di as- 
sassinarlo. Ha passato più di quattro anni in isola- 
mento tanto che ancora oggi ne soffre le conse- 
guenze. In seguito a mancate cure mediche ha 
quasi perso del tutto la vista di un occhio. Grazie a 
una sensibilizzazione internazionale, gli è stata 
permessa la visita di una delegazione di medici 
dall'Unione Sovietica .Ma il governo degli Stati 
Uniti ha deciso che non avrebbe accettato quelle 
cure prescrittegli e quindi le ha sospese. Gli è 
stato inoltre negato di assistere ai funerali del pa- 
dre. 

Per quanto riguarda il ruolo del Canada in questa 
grave ingiustizia, la corte suprema del Canada nel 
giugno 1989 ha ammesso che c'e' stata un'azione 
illegale tra i due paesi accettando deliberatamente 
di falsificare le prove costruite dagli agenti statu- 
nitensi dell'F.B.I. L'attuale carcerazione di Léonard 
Peltier è un'affronto per tutto il popolo indigeno e 
per tutti coloro che credono nella giustizia e liberta' 
per tutti. Ecco perche' noi tutt.i popoli di diverse 
nazioni, ci sosteniamo reciprocamente nella nostra 
sofferenza e per le ingiustizie che si verificano nei 
nostri territori, non ci viena lasciata nessuna scelta 
e non ci resta che l'alleanza con i nostri fratelli e 
sorelle. Le loro lotte coraggiose in difesa del diritto 
indigeno sono considerati atti criminali e molti sono 
i giovani costretti a diventare prigionieri politici 
nelle loro stesse terre. Le condizioni di repressioni 
e i trattamenti brutali a cui siamo sottoposti non 
sono mutati da 500 anni a questa parte. La liberta' 
di Léonard Peltier del popolo Mohawk e ogni forma 
di liberta' resta nelle nostre mani. L. Peltier una 
volta disse: "L'unica giustizia che posso avere 
viene da voi, il mio popolo". 

Noi chiediamo ai delegati del Parlamento europeo 
che attraverso pressioni e leggi internazionali 
venga riconosciuta la lotta dei popolo Mohawk 
come una giusta causa e che venga intensificata 
la richiesta di liberta' del nostro fratello Léonard. Il 
3 dicembre 1990 iniziative legali basate su una 
nuova prova della sua innocenza sono state inol- 
trate negli USA chiedendo ancora una volta la li- 
bertà' per Léonard. Presenterò' a questa delega- 
zione tutta la documentazione riguardante le in- 
giustizie intraprese contro Léonard Peltier, il po- 
polo indigeno e i Sioux del sud Dakota. Ringrazio 
tutti coloro che ci hanno reso possibile la presen- 
tazione di questa onorevole causa come contributo 


a tutte le ingiustizie in un momento in cui ancora 
una volta questa stessa violenza sta per essere 
perpetrata nei confronti del popolo Mohawk. E a 
tutti i fratelli e le sorelle rinchiusi tra le mura 
dell'inferno preghiamo perche' siate forti e ricor- 
diate sempre che il vostro popolo continua la lotta 
per i nostri diritti per una migliore qualità' della vita. 
Nella sincera solidarietà' per un mondo in cui ci sia 
ancora la certezza di essere umani, ringrazio per 
l'attenzione. 

Frank Dreaver LPDC-cdn. 


I PROCESSI DI LÉONARD PELTIER 


Da 15 anni il leader indiano americano sta scon- 
tando due ergastoli per l'uccisione di due agenti 
dell'F.B.I., il 26 giugno 1975, sparatoria avvenuta a 
Wounded Knee nella riserva di Pine Ridge nel sud 
Dakota. I militanti americani indiani avevano oc- 
cupato Wounded Knee chiedendo tra le altre cose 
una revisione federale del trattato del 1868 che 
garantiva la restituzione delle Black Hills ai Lakota 
Sioux. La risposta militare del governo sfociò in 
uno scontro a fuoco che lasciò morti da entrambe 
le parti e Peltier finì in prigione. E' ancora in pri- 
gione nonostante il riconoscimento della corte su- 
prema che la maggior parte delle prove presentate 
contro di lui furono costruite appositamente. I suoi 
coimputati lui furono entrambi trovati innocenti, e si 
fa sempre più preponderante la prova della sua 
innocenza. Nel 1990 l'indiano che realmente uc- 
cise i due agenti avvicinò Bob Robideau, uno dei 
due coimputati offrendo il proprio aiuto per la libe- 
razione di Peltier. Durante un'intervista diretta dal 
regista Oliver Stone l'uomo indossava un cappuc- 
cio per non farsi identificare ma nessuno che co- 
noscesse il caso gli credette. Questo signor X( che 
che vuole l'autodifesa e non crede che si meriti la 
prigione) disse che neanche una volta in 16 anni 
dalla sparatoria peltier ha fatto pressione su di lui 
affinchè uscisse allo scoperto. In una recente in- 
tervista( "In these times", luglio 1991) Peltier ha 
chiarito che si apetta che il signor X ritiri la sua 
confessione per non rischiare di finire in prigione. 
"Spero che non venga mai identificato, non voglio 
che esca completamente allo scoperto, perchè 
potrebbe finire in prigione, e non c'è nessuna ga- 
ranzia che io esca se lui lo fa: E' un braVuomo 
ancora molto impegnato con il nostro pooplo. Se 
fosse stato per me non gli avrei mai permesso di 
uscire così come ha fatto". 


24 



Questo è vero, anni fa Peltier criticò duramente 
Bob Robideau per avermi raccontato un episodio 
significativo che riguardava un furgoncino rosso, 
alla cui guida sembra ci fosse il signor X proprio 
nel luogo della sparatoria, temendo per questo che 
potesse coinvolgere il suo amico, ma non nega 
che il racconto del signor X abbia aiutato a dare 
nuovo interesse al suo caso. La primavera scorsa 
il senatore Daniel Innouye ha fatto un'appello al 
presidente Bush per la commutazione della sen- 
tenza di Peltier, citando non solo la prova di di- 
scolpa data dalle affermazioni del signor X ma 
anche una sorprendente lettera arrivata in aprile 
1991 da parte del giudice G.W. Heany della Corte 
dell'Ottava Circoscrizione. La lettera negava la ri- 
chiesta di Peltier ma rifletteva lungamente sui 
dubbi crescienti della corte sul caso. Al tempo 
della lettera il giudice Heany ancora non sapeva 
del racconto del signor X. Anche se così fosse egli 
era sempre più a disagio riguardo a ciò che una 
volta alla CBSnews disse "essere stata la deci- 
sione più difficile che abbia preso in 22 anni". 

Poiché sono state fabbricate e manipolate tante 
prove fin dall'inizio, e poiché la maggior parte delle 
prove false sono state smontate, il governo deve 
accettare la richiesta di un nuovo processo. C'è la 
possibilità di sperare in una prossima vittoria? In 
ogni caso sarebbe auspicabile tenere un nuovo 
processo con un'udienza in Senato sulla pessima 
condotta del governo sul caso Peltier. Il senatore 
Inouye è disposto a citare il caso forse anche 
prima della primavera del 1992. Ma conoscendo i 
politici non sembra affatto probabile ottenere il 
perdono o la commutazione della pena fino a dopo 
le elezioni del 1992 quando Peltier avrà già scon- 
tato il suo 16mo anno di prigione. 

Poiché Peltier ha già trascorso 15 anni di carcere 
per un crimine che non ha commesso, e per il 
quale i suoi coimputati pur avendo ricevuto le 
stesse accuse non hanno trascorso neanche un 
giorno, la commutazione della sentenza draco- 
niana imposta al giovane indiano dal giudice 
Benson è da tempo scaduta. Finché rimane in pri- 
gione Peltier non può richiedere la grazia che dif- 
ferentemente dalla commutazione presume 
l'innocenza o almeno dei fattori attenuanti. 

E' venuto il momento, come fa notare il giudice 
Heaney nella lettera al senatore Inouye, "che co- 
minci il vero processo". Spetta ora al presidente 
degli Stati Uniti. 


BIOGRAFIA DI FRANK DREAVER 


Frank Dreaver, di 38 anni, e' un indiano Cree della 
riserva Mistawasis nel nord Saskatchewan. E' da 
tempo avvocato per una giustizia giusta e la li- 
bertà' della lotta dei popoli aborigeni per 
l'autodeterminazione, eguaglianza e tutti i diritti. E' 
il pronipote dell'ereditario capo Mistawasis, che fu 
forzato a firmare il primo trattato con il Governo 
Britannico. 

Frank e' stato 1 1 in prigione, 7 dei quali in uno dei 
massimi penitenziari federali, fino al rilascio nel 
1980. Ha fatto esperienza come molti altri suoi 
fratelli e sorelle di una quantità' di sofisticata e di- 
sumana di repressione, fin con le scuole residen- 
ziali Indiane per bambini, le scuole provinciali ed 
infine il penitenziario di massima sicurezza. In pri- 
gione ha fatto esperienza di molte rivolte. E' rima- 
sto connesso e legato ai suoi fratelli e sorelle che 
sono costretti al trattamento inumano della realta' 
carceraria. 

Frank ha lavorato in Canada per 1 1 anni per la li- 
bertà' di Leonarda Peltrier attraverso un attiva 
campagna per i diritti dei popoli aborigeni alla loro 
vera identità' e tradizioni. E' portavoce e coordi- 
natore nazionale del Comitato di Difesa di Léonard 
Peltrier di cui ha curato il ricorso contro la fraudo- 
lenta estradizione dal Canada davanti alla Corte 
Suprema nel 1989. Il suo lavoro per la lotta dei 
popoli indigeni lo ha visto molte volte impegnato 
anche in Europa e Nord America. Risiede a 
Scarborough, Ontario, Canada. 



25 



LA LOTTA DEI MOHAWK 


Nel marzo del 1990 i Mohawk di Kahnesetake, 
Quebec, fanno delle barricate per protestare con- 
tro la proposta di espandere un campo di golf su 
un cimitero ancestrale. La "Surete de Quebec" ar- 
riva con forze e durante lo scontro muore un poli- 
ziotto: "non si sa se la pallotola e‘ partita da 
un'arma degli indiani o deila polizia". Per solida- 
rietà', un numero di indiani di un'altra riserva non 
lontana, Kahnawake (a sud di Montreal) bloccano 
un ponte - Mercier Bridge - isolando i pendolari 
del sud verso Quebec e costringono il governo a 
trattare. I residenti pendolari della zona sud si 
erano infatti scontrati con la polizia sulla questione. 

Mentre il Primo Ministro stava mandando truppe al 
Golfo Persico - siamo ai tempi della "escalation" 
prebellica in medio oriente - altri soldati venicva- 
nob dislocati vicino alle barricate degli indiani deila 
communita' di Kahnestake poco distante dalla cit- 
tadina di Oka nella zona di Montreal. Con loro ar- 
rivano anche carri armati nonché' un blocco totale 
di rifornimenti di alimenti e di medicinali alla com- 
munita' della riserva. 

I residenti bianchi della zona servita del ponte 
Mercier lanciavano sassi contro donne e bambini 
indiani ma i poliziotti stavano a guardare. Le bar- 
ricate furono tolte all'inizio di settembre 1990 ma le 
truppe rimanevano, e pochi giorni dopo attacca- 
rono la comunità' indiani di Kahnawake con gas 
lacrimogene, elicotteri e blindati. Decine di indiani 
finirono nell'ospedale e, durante l'operazione 
(ufficialmente indetta per la ricerca di armi), 50- 
100 Mohawk si erano rifugiati in un ambulatorio. 
Dopo 8 giorni, i Mohawk rifugiatisi nell'ambulatorio 
dovevano arrebdersi, ma, dopo le trattative in me- 
rito, uscendo, furono attaccati dai soldati armati 
con baionette, indiscriminatamente (bersagliate 
anche donne con bambini piccolissimi). Sandy 
Synge 



MAMMA GU INDIANI!: LA NAZIONE SIOUX SI 
COSTITUISCE E SI DICHIARA INDIPENDENTE 
DAGLI STATI UNITI 


Gli Sioux Lakota hanno dichiarato l'indipendenza 
dagli Stati Uniti d'America nell'estate 1991 riven- 
dicando come proprio un territorio piu’ grande 
dell'Ucraina. La rivendicazione territoriale sì basa 
su una serie di trattati firmati il secolo scorso con il 
Presidente degli Stati Uniti la validità' dei quali fu 
confermata nel 1980 dalla Corte Suprema. La 
prima iniziativa dei Lakota era l'insediamento di un 
paio di famiglie con “tipi” che si prendono qualche 
ettaro di terreno sul monte sacro di Bear Butte 
nella zona nord dei Black Hills per rifugiarsi, di- 
chiarano, dal genocidio dell'alcool e la fame che 
caratterizzano le riserve indiane federali. Arrivano 
altri indiani con tipi e espropriano altri terreni. I 
"proprietari" bianchi locali si appongono, natural- 
mente, ma la zona e' importante per i Lakota, i 
Cheyennes e gli Araphoes perche' luogo di digiuno 
e dì visioni, e hanno agito ora perche' l'agenzia per 
i Parchi Nazionali di South Dakota vuole trasfor- 
mare la zona in un'attrattiva turistica con paga- 
mento di biglietto per entrata (la stessa cosa che e' 
successo in Inghilterra per Stonehenge che ha 
portato a violenti cariche delia polizia contro i “road 
people" che ci vengono ogni anno per un festival). 
Il Governatore di S. Dakota, George Mickelson, 
non vuole trattare con i "nuovi" arrivati e intanto 
altri indiani si trasferiscono a Bear Butte. La loro 
parola d'ordine, precisano, e' di non portare con 
se 1 armi ma solo di pregare e di condurre le proprie 
cerimonie religiose. 

In un secondo momento, dopo decenni di litigi tra 
le famiglie e gruppi, i vari componenti dei tradi- 
zionali consigli indiani di anziani hanno deciso di 
unirsi per "la totale separazione dagli Stati Uniti". 
Dopo l'incontro decisero di fare come fece a suo 
tempo il leggendario Crazy Horse e si dividono 
verso nord, sud, est ed ovest in modo che, arrivati 
la stampa e l'FBI non c'era altro che le traccie di 
un campo abbandonato. Due degli anziani hanno 
poi preso l'aereo per l'Aia e la Nazione indiana e’ 
stata riconosciuta dall'UNPO (l'organismo delle 
nazioni e dei popoli non riconosciuti: la cisidetta 
“ONU ombra". Inoltre, il movimento per 
l'independenza di Hawaii, i Pueblo e le "First Na- 
tions of Canada" li hanno accolti come rappre- 
sentanti di una nazione sorella. Stanno per rifon- 
dare le 12 società' di guerrieri e stanno program- 
mando una serie di leggi primariamente 
sull'ambiente, sulla salute (una campagna contro 
l'alcolismo) e sull'istruzione pubblica. Hanno inoltre 


26 



creato una commissione cinema per combattere 
l'importazione nelle loro zone di influenza di film 
come “Balla con i Lupi" da loro definiti lesivi per la 
propria immagine. E' interessante notare che le 
consultazioni sul piano economico quinquennale 
d'emergenza (facente parte di un piano per i pros- 
simi 25 anni) passa per i canali tradizionali delle 
"tiyospayes' 1 - ovvero le famiglie non-nucleari - 
dei clan, dei capi (uomini e donne). I giornali 
(bianchi) locali hanno salutato questi nuovi sviluppi 
con titoli isterici e tendenziosi che evocano i tempi, 
si spera, lontani della guerra interetnica, come 
“The Indians are coming!" equivalente americano 
del nostrano "Mamma li turchi!" 

Sandy Synge 


DALLA GERMANIA 


Riassunto di un volantino di antifascisti auto- 
nomi a Gottinga 


Il procuratore generale pubblico investiga contro 
gli autonomi a Gottinga. 

A causa del sospetto di apppartenenza ad un as- 
sociazione terroristica il Procuratore Generale 
Pubblico(BAW) sta investigando a Gottinga contro 
delle "persone ufficialmente sconosciute" dell area 
autonoma di Gottinga" (dai giornali del dicembre 
91). 

Questo a causa di svariati attentati incendiari a e 
nei pressi di Gottinga. 

Per dimostrare I assurdità di questa costruzione, 
forniamo un elenco dei diversi attentati che sono 
stati compiuti. 

1. L ufficio di avviso Umanogenetico dell Università 
il 30 ottobre 1990, attentato incendiario del gruppo 
"Per il ComuniSmo". 



2. L istituto di diritto penale all Università di Got- 
tinga, il 9 febbraio 1991, attentato incendiario di un 
"gruppo di lotta". 

(...) a causa delle ricerche segrete di alti giuristi e 
perche essi facciano nuove leggi per legalizzare gli 
agenti clandestini. 

3. Ufficio delle telecomunicazioni della polizia, il 
9/1 1 , attacco incendiario del “Kommando Antonio 
Amadeu". 

(,..)per colpirli nelle loro infrastutture. 

(...Jperche proteggono i fascisti ed attaccano gli 
antifascisti. 

4. L automobile di un poliziotto (POM) e la ri- 
messa, 14.11.91, attentato incendiario del Kom- 
mando Autonomo POMPOM. 

(...) perche e un membrro della “ZSK", che e un 
comando della polizia civile, che controlla e com- 
batte la resistenza radicale di sinistra a Gottinga. 

5. Due automobili di una compagnia immobiliare, 
20.7.91., un attentato incendiario del Kommando 
autonomi contro i ricchi". 

(...) Questo e successo dopo lo sgombero di una 
casa occupata. 

6 26. 10.91. Attacco di un seminario della FAP 
(partito fascista) a Mackenrode da parte di antifa- 
scisti autonomia. 15 fascisti sono stati feriti e al- 
cune loro auto danneggiate. 


27 


7 2.11.91 Attacco di una "Società goliardica" 
senza volantino. 

8. Garage di materiali del quotidiano di Gottinga, 
12.91, attentato incendiario. Vicino ai posto e stato 
rinvenuto un foglio con "saluti d amore degli au- 
tonomi alla polizia". 

9. Una macchina di un giornalista a Gottinga, 

12.91., attentato incendiario senza volantino. 

10. Un negozio di automobili VAG ,il 12.91, tenta- 
tivo di attentato incendiario, (le bombe incendiarie 
sono state scoperte prima delle esplosioni). 

11. Un caravan di un direttore del comune, il 

25.12.91., attentato incendiario. 

12. Le auto di un ufficio immobiliare ,il 28.12.91 
con il fuoco. 

Il quotidiano di Gottinga ha riferito in seguito che 
un “Kommando Philip Werner Sauber" gli ha in- 
viato dei volantini riguardanti gli ultimi tre attac- 
chi. (1 0.1 1 .12.). 

La polizia ha inoltre citato alcuni altri attacchi, ma 
non ha specificato quali. 

(...) 

Si possono leggere sull articolo del GT (quotidiano 
di Gottinga) che la polizia e la BAW vedono legami 
tra gli attacchi e stanno investigando sul “sospetto 
di appartenenza ad un organizzazione terroristica". 
(,..)Sono intesi degli autonomi in generale, perche 
intendono creare UNA organizzazione terroristica 
collegata alla RAF. 

Non vogliamo darvi altri commenti alle azioni ci- 
tate, ma non possono avere a che fare I una con I 
altra. 

(,..)C é stato un attacco inoltre che potrebbe esser 
stato fatto da dei fascisti e si pensava fatto dagli 
autonomi. Era I attentato incendiario di un appar- 
tamento, che era sopra una discoteca. 

Pedinamenti e controlli 

Pedinamenti vengono effettuati su alcuni compa- 
gni, talvolta anche per 24 ore al giorno. Ma finora 
non ci sono state perquisizioni. 

Il retroscena 

Noi pensiamo che I intendimento delia polizia non 
sia quello di trovare i responsabili per gli attentati, 
ma bensì di influire sugli sviluppi politici. 


Dutrante gli ultimi 4 anni gli antifascisti autonomi a 
Gottinga sono stati capaci di uscire dalla situa- 
zione politica svantaggiosa e di ottenere un in- 
flusso politico accettato nella regione. La capacita 
di mobilitare la gente per le manifestazioni era 
grande. 

.... attività come il blocco di un incontro di appar- 
tenenti all NDP (partito fascista) 

Nell attacco a Mackenrode nell ottobre 91 ha tro- 
vato la simpatia di molta gente. Come un prete che 
ha ringraziato gli autonomi ed altri durante una 
manifestazione il 9 novembre 91 , perche per ora 
non ci sono stati a Gottinga attacchi da parte dei 
fascisti. 

Un altra ragione per la repressione potrebbe es- 
sere che abbiamo inviato il nmostro documento 
sull organizzazione su 38 prigionieri della RAF e 
della resistenza antimperialista antifascista. Vole- 
vamo integrarli nella nostra discussione e siamo 
interessati alle loro opinioni. Questo e la seguente 
corrispondenza e naturalmente riconosciuto dalla 
polizia. 

(...) nello stesso periodo ci sono pubblicazioni nel 
giornale del sindacato di polizia che dice che Got- 
tinga e il punto geograficamente piu critico della 
regione. Sarebbe un centro degli autonomi in 
Germania quasi come Amburgo o Berlino. 

Ci sono due strategie a Gottinga: la “soft", linea 
integrativa e la linea dura dimostrata dagli sbirri. 

(...) 

La situazione attuale sembra come un gran 
colpo. (..) 

Holger Deilke dice nella sua lettera , "che ogni 
tentativo aperto di organizzazione, (...) come avete 
cercato di delineare nel vostro documento sull 
organizzazione, verrà penalizzato e si andra in- 
contro alla criminalizzazione (..). Queste sono le 
esperienze degli ultimi 20 anni, ma ogni tentativo 
serio di organizzazione sara attaccato massiccia- 
mente", anche se il tentativo e molto limitato.". 
Aspettiamo per le cose che verranno o che forse 
non verranno. 

(...)Basta con i procedimenti 129a! 

Continuiamo la nostra lotta antifascista! 
Antifascismo autonomo significa resistenza an- 
timperialista! 

Antifascisti autonomi(M), Gottinga, Gennaio 1992 

contattare in doppia busta 

busta esterna BVuchladen Rote strasse, Rote 

Strasse 10 

3400 Goettingen 

Busta interna Autonome Antifa(M) 


28 



Fonte Tatblatt (Vienna) 


OLTRE IL GIORNO- 

SULLA MANIFESTAZIONE DI CAPODANNO A 
GOTTINGA 


La sera del 31.2.1991 ha avuto luogo una manife- 
stazione, convocata dall'Antifa autonoma(M) e la 
Antifa Fronte giovanile. 

Lo slogan della manifestazione era "Insieme ci 
appartiene il futuro - contro il fascismo e il terrore 
della polizia!" 

(antifa di Gottinga) 

Questa parola d'ordine non rientra solamente in 
collegamento con un lavoro politico corrispon- 
dente, ma si riferisce anche a due avvenimenti 
concreti per Gottinga. 

Il primo é l'omicidio di Alexander Selchow la sera 
di Capodanno dell'anno precedente a questa ma- 
nifestazione (nota:Alex è stato assassinato dai 
naziskin di Polacek famoso capo austriaco di 
questi bastardi), l'altro era l'assalto della polizia 
alla veglia di ammonimento a due anni dalla morte 
di Conny Weissmann alla sera del 16 novembre 
1991. 

La manifestazione é in linea con il lavoro conti- 
nuato antifascista autonomo e seguiva una chiara 
indicazione. 

Un punto importante di questa indicazione era il 
passaggio politico di un blocco nero, possibilmente 
con caschi ed equipaggiamento. Il passaggio di 
questo blocco aveva lo scopo di rendere chiaro 
che noi non ci sottrarremo dal terrore di polizia sul 
luogo. Inoltre volevamo render chiaro che per 
esempio é possibile mascherarsi ecc. se lo rite- 
niamo necessario. 

Per molta gente i caschi soprattutto costituivano 
una forma di protezione. Lo sgombero della veglia 
che era avvenuta solo poche settimane prima, 
aveva dimostrato quanto possa avere senso pro- 
teggersi dai ferimenti con i caschi. Inoltre una cor- 
rispondente apparizione del "blocco nero" (corteo 
autodifeso con caschi, passamontagna e vestiti 
scuri), aveva anche lo scopo di rendere chiaro che 
siamo un movimento politico e non i casinari senza 
cervello come i media tentano sempre di rappre- 
sentarci. Una apparizione corrispondente signifi- 
cava con caschi e mascherati, senza che noi at- 
tacchiamo la polizia approfittando del vantaggio 
del momento per rompere le vetrine dei negozi del 
centro. 

All'inizio della manifestazione e stato di nuovo 
spiegato il concetto della manifestazione e letta 
una lettera di saluuto di Rolf Heissler, prigioniero 
della RAF. Alla manifestazione hanno partcipato 
circa 700 persone. La maggior parte dei parteci- 


panti alla manifestazione era mascherata e 150 
persone portavano il casco. Nella parte iniziale del 
corteo si portavano i cartelli e le date della morte 
delle persone assassinate negli ultimi anni dai fa- 
scisti. Alcune persone attaccavano durante la ma- 
nifestazione dei cubetti di porfido di cartone sulle 
vetrine e degli autoadesivi con una crepa su cui si 
poteva leggere “Qui potrebbe esserci un buco". 


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E' uscito a Muenster presso USFA c/o 
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dell'autoproduzione eruopea dal titolo NOISE 
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REPRESSIONE) dal costo di 25 marchi più 4 di 
spese di spedizione con sconti per grossi 
quantitativi. 

Happy But How.Sex Murder Art.What thè Butler 
Saw.Solanaceae Tau. IEP. Memento mori. Happy 
Sad.Accidental Mouth.Israelvis.Brainstorm.Graue 
Zellen.F.U.A.LSchlagende Wetter.The plot.The 
ex. W. W. K. . Kalasnikov. Active 
minds.Marzelpronk.Toys are us.Kaempfende 
Herzen.Tresspassers W.Verdun. (doppio con li- 
bretto) 


da Tatblatt Vienna. 

11 16 ottobre 1991 vi era stata una contestazione 
del giuramento delle reclute in Stiria(Austria). 

"il processo contro 5 antimilitaristi/e si apre il 25 
febbraio in Stiria.e cioè l'accusa contro i manife- 
stanti che portavano una bara consiste in 
"resistenza contro il potere dello stato" (fino a tre 
anni) perche' avrebbero trascinato il gendarme per 

1 2 metri insieme con la bara (non e' che ha scam- 
biato la cosa per qualcosa d'altro?) contro tre ulte- 
riori persone vi e' l'accusa di "disturbo di una ma- 
nifestazione "perche 1 apparentemente si erano 
contrapposte agli ordini di un gendarme (fino a 3 
mesi di galera)." 


da Tatblatt 28 gennaio: 

16.1.92 sciopero con manifestazione di 1500 stu- 
denti all'università' di Vienna contro i progetti di ri- 
forma del ministero della scienza e della ricerca e il 
suo promotore Busek con occupazione dell'aula 
magna. La protesta era diretta contro ulteriori mi- 


29 



sure restrittive di istruzione dello stato sociale e 
una riforma universitaria che comporterebbe una 
svendita agli interessi economici. Si annunciano 
ulteriori agitazioni per marzo. 

il 9 gennaio hanno dimostrato dalle 12 alle 15000 
persone a Berna contro la politica agraria svizzera 
e del GATT. 

La lega dei contadini del cantone di Berna aveva 
chiamato alla grande manifestazione e arrivarono 
a migiiaia.l contadini svizzeri si vedono di fronte ai 
tagli alle sovvenzioni proposte dal GATT (accordo 
generale sulle tariffe e il commercio) ed ad una 
possibile ingresso della Svizzera nella CEE mi- 
nacciati nella loro esistenza. 

Accompagnati dal suono delle campanelle delle 
mucche e da quello delle moto seghe e stato for- 
zato un blocco della polizia e il Parlamento sviz- 
zero e stato riempito di uova bottiglie e petardi 
nonché una porta di vetro ha perso la lastra.. Ai 
momento dell'incendio di una bara con la scritta "Il 
futuro dei contadini" e una bambola di paglia che 
rappresentava il GATT, e stata messa a fuoco, la 
polizia e' intervenuta con idranti e lacrimogeni 
contro la folla. Non sappiamo nulla di possibili 
fermi o feriti. 


UFFICIO DI CONSULENZA A DISERTORI 

"Service Civil Interantional "Austria senza esercito" 
e la "ARGE per il rifiuto del servizio militare" hanno 
aperto un ufficio di consulenza per persone che 
hanno dissertato da uno degli eserciti coinvolti 
nella guerra serbo-croata. Ogni mercoledì dalle 18 
alle 20 con personale che parla sebocroato, per 
informare la gente che non vuole andare in guerra 
e di aiutarli ulteriormente. Il numero di telefono 
dell'ufficio di consulenza e 222/53 59 109 


CORSA AGLI ARMAMENTI 

Il 9.1.92.L'lnterpol ha sottoscritto un contratto con 
la ditta di stato FRANCE-TELEKOM e la ditta di 
informatica Wang-France (una filiale della multi- 
nazionale dell'elettronica Usa Lowell) per la co- 
struzione di un sistema computerizzato "affidabile, 
rapido e non caro" per la ricerca a livello mondiale. 
Nella centrale dell'Interpol di Lione il sistema do- 
vrebbe venire istallato da febbraio. In un minuto 
possono veniere trasmessi i documenti sulla ri- 
cerca, foto, impronte digitali e testi in tutti i 158 
paesi dell'Interpol. 

Finora si faceva tutto via fax, cosa cara e 
lunga.Come prima filiale esterna vi sara collegato 


l'ufficio centrale belga con sede a Bruxelles al 
nuovo sistema di elaborazione dei dati. Tutte le 
informazioni verranno inviate in lingua inglese 
francese spagnola ed araba sul nuovo ISDN 
(Integrated Services Digital Network) (rete a fibre 
ottica capace anche di trasmettere trasmissioni 
televisive N.d.T) digitalizzato. 


REFERENDUM SVIZZERO 

L'iniziativa popolare "S.O.S. "Svizzera senza polizia 
che spia" e sorta ufficialmente. 

Delle firme raccolte 107.709 sono state dichiarate 
valide 105, 664. il referendum popolare richiede la 
seguente estensione della costituzione federale: 
"La polizia politica e abolita. Nessuno può venire 
osservato (controllato) sulla sua percezione di di- 
ritti ideali e politici. La prosecuzione di atti punibili 
rimane prevista". 

Per lo svolgimento di un referendum sull'ingresso 
della Svizzera nel fondo monetario e nella Banca 
Mondiale hanno sottoscritto 98.000 svizzeri e 
svizzere. 


POLIZIA CONTRO LA MANCANZA DI DISCI- 
PLINA 

Nella capitale indonesiana Giakarta la polizia nel 
corso di una "Campagna contro la mancanza di 
disciplina" ha tagliato i capelli a piu di 500 scolari e 
scolare che erano stati sorpresi a marinare la 
scuola o negli scontri di piazza. 


PRESERVATIVO PER JESSE HELMS 

Sette attivisti antiAIDS hanno piazzato un preser- 
vativo gigante con la scritta"UN PRESERVATIVO 
PER UNA POLITICA INSICURA - HELMS E' PIU 
MORTALE DI UN VIRUS" sulla casa di Jesse 
Helms in Arlington/Virginia. Helms e uno dei piu 
grandi avversari della campagna di informazione 
sul sesso piu' sicuro, sul sostegno alla ricerca 
sull'AIDS e la liberalità sull'omosessualità. 

Gli/le attivisti/e dicono "Abbiamo bisogno di una 
protezione contro l'ignoranza e la bigottaggine di 
Helms, i preservativi sono una protezione effettiva 
contro i virus HIV, perciò ci siamo decisi di pro- 
varne uno su Helms. Jesse Helms propaga in 
maniera convinta la epidemia (di AIDS). Deve ve- 
nire fermato". 

La polizia locale ha infine fermato gli attivisti dopo 
circa 15 minuti. Non ci sono stati arresti e anche 



dall'ufficio di Helms non sono venuti dei commenti 
sul preservativo. 

A proposito di Jesse Helms. L’annuncio di TAtblatt 
di ottobre per cui l'ACT UP americana avessero 
tolto il boicottaggio contro la multinazionale Philip 
Morris (PM sostiene Jesser Helms radicale di de- 
stra e razzista), si e rivelata una mezza venta. La 
gran parte dei gruppi ACT UP vuole continuare il 
boicottaggio fino a quando la multinazionale non 
termini di appoggiare Helms. Il raddoppio delle 
raccolte di fondi per le istituzioni che fanno ricerca 
sull'aids viene visto dai boicottatori come un tenta- 
tivo di comprarsi i gruppi di ACT UP e di dividerli. 
Per ricordo:alla Philipp Morris appartengono come 
prodotti oltre alle sigarette omonime anche le 
Marlboro e sob! anche la cioccolata Suchard. 


LA BAVIERA E L'AUSTRIA SI UNISCONO! 

Una trasmissione delle radio libere/coproduzione 
di AKIN, Infoshop, Radio libere, trasmissione inizio 
febbraio 

L'intervista a due militanti antifascisti della Ger- 
mania del sud sul raduno nazista di Passau (in 
Baviera) della DVU (unione del popolo tedesco) 
dove ogni anno si radunano vecchi e nuovi nazisti 
e da dieci anni vi e una contromanifestazione. I 
nazisti sono dai 4 ai 5000 ogni anno e si radunano 
alla Nibelungenhalle mentre la contromanifesta- 
zione dovrebbe aver luogo alla mattina nei pressi e 
cioè all'Exerzierplatz. Secondo gli intervistati 
quest'anno la mobilitazione antifascista avra ca- 
rattere nazionale ed internazionale con mobilita- 
zione dei compagni austriaci. 

(tatblatt) 



DALLA GERMANIA 
ATTACCHI NEONAZISTI 


La lista delle aggressioni da parte dei neonazisti 
solo nell'ottobre e novembre dell'anno scorso e' 
impressionante e i "servizi di sicurezza" tedeschi 
ormai parlano di 40.000 militanti neonazisti. I primi 
di ottobre un marocchino e' ferito da arma da 
fuoco in una gamba; la polizia sorprende un 
gruppo di 60 neonazisti prima di un attacco contro 
un centro di rifugiati; un attacco incendiario di- 
strugge la casa di una famiglia dello Zaire e agli- 
fascisti fanno catene umane attorno ai centri per i 
rifugiati in quattro citta'. Ma non finisce qui. Il 10 
ottobre, solo a Hofheim, da neonazisti mascherati 
vengono terrorizzati rifugiati cileni ed afgani, un 
superstite di Auschwitz riceve minaccie e otto pa- 
lottole vengono sparate contro un centro di rifu- 
giati. Tra i rifugiati ci sono quelli del "terzo mondo" 
che si sono riugiati nei paesi dell'Est prima ancora 
del crollo del muro, quelli che sì sono rifugiati a 
Ovest e i piu' recenti europei - polacchi, rumeni 
ecc. - arrivati in seguito alla maggiore liberta' di 
movimento del blocco orientale in questi ultimi 
anni. A Leipzig, sempre lo stesso giorno, un 
gruppo di 20 neonazisti assaltano una casa oc- 
cupata da giovani di sinistra rompendo in piu' parti 
il braccio di uno degli occupanti, mentre altre 
scene violenti si svolgono a Erntebruck e a 
Huckeswagen. A Munster e Krefeld gli antifascisti 
organizzaano due manifestazioni, e gli attori della 
popolare serie televisiva "Lindenstrasse" fanno 
una dichiarazione collettiva contro il razzismo. 

Il giorno dopo: l'ennesimo attacco incendiario ad 
un centro per rifugiati (che viene totalmente di- 
strutto) e a Dusseldorf un cimitero ebraico e' rico- 
perto di svastika e di altri simboli nazisti. A Strau- 
sberg la stessa sorte tocca ad un altro cimitero 
ebraico e in 6 citta' di Nordrhein-Westfalen mi- 
gliaia di antifascisti manifestano in protesta. A 
Saarbrucken lo slogan degli antifascisti era "Ieri le 
sinagoghe, oggi i campi dei rifugiati". Quattro turchi 
subiscono un attacco con un molotov e sono ri- 
masti gravemente feriti. La stessa cosa il 14, il 15, 
il 16, ii 17, e cosi' via per l'intero mese di ottobre. 
Già' il 22 ottobre, le aggressioni dei neonazisti 
erano state calcolate attorno alle 800. E per otto- 
bre, secondo la rivista antifascista inglese 
"Searchiight", totalizzavano 904. 

Gli antinazisti reagiscono con manifestazioni e 
raccolte di firme, ma anche con azioni dirette - 
controaggressioni contro i centri nevralgici o basi 
da cui partono le azioni dei fascisti - e con "alberi 
telefonici" (per la spargere tempestivamente noti- 
zie su attacchi in modo da poter organizzare in 
tempo utile la difesa dei centri dei rifugiati), Gli an- 


31 



tifascisti notano infatti che, quando i fascisti at- 
taccano i rifugiati, spesso la polizia non interviene. 
E' il caso a Francoforte dove in Questura non solo 
circolavano volantini fascisti ma venivano 
"sistematicamente torturati" due marocchini. A 
Zittau (dove il bersaglio di un'attacco dei neonazisti 
era stato un gruppo di bambini prowenienti da 
Cernobil in cura per malattie causate dalle radioat- 
tività'), durante il relativo processo, il giudice ac- 
cusa la polizia di "negligenza premeditata". 

Un portavoce del governo cerca di minimizzare, e 
parla di “atti spontanei della gente del luogo" ed un 
Ministro, Georg Diederich, si rifiuta di riconoscere 
un legame tra l'onda di violenza ed il neonazismo 
(spiegando che “alla gente non piaciono i centri di 
accoglienza per i rifugiati"). Sara' cosi'? Pur di non 
perdere consensi, il governo democristiano di Kohl 
- con il consenso dei socialdemocratici del PDS - 
ha annunciato recentemente che chi fa domanda 
per asilo nella Germania dovrà', dall'inizio di 
quest'anno in poi, entrare in speciali campi (80-90 
campi per 43.000 rifugiati): un chiaro riconosci- 
mento delle "ragioni" dei razzisti. L'unico partito ad 
opporsi al piano fu quello dei Verdi. Il Ministro 
dell'Interno ha "esternato", affermando che il 40- 
50% delle domande di asilo politico sono comun- 
que da considerarsi ingiustificate. Il Capellano del 
centro di "smistamento" a Schwalbach, vicino a 
Francoforte, condanna il piano ed un operatore 
Francette Gutbelert avverte che "questi enormi 
campi saranno come dei compartimenti stagni, 
dotati di un sistema di magistratura interno che 
non fara 1 i conti con ciò' che accade al di fuori dal 
campo. Ci saranno due porte: una che porta 
all'aeroporto e alla deportazione e l'altra, riservata 
a pochi richiedenti, verso la Germania. In condi- 
zioni del genere, l'anima delle persone si spezza". 
E per rendere visibile la vrata a destra il governo si 
sente in dovere non solo di cedere ad alcune ri- 
vendicazioni del movimento neonazista per ca- 
valcare le tensioni che esso esprime ma anche di 
compiere qualche gesto simbolico capace di to- 
gliere lo status di tabu' all"'opzione" nazista. 

Ci mancava proprio poco - per esempio - che il 
sito del campo di concentramento di Ravensbruck 
non fosse trasformato in supermercato, e a Sa- 
chsenhausen, un altro campo, volevano costruire 
degli uffici per il Ministero delle Finanze, ma la 
protesta antifascista e' stata troppo forte e le auto- 
rit hanno dovuto retrocedere. Il governo federale, 
pero', ha deciso di dimezzare le pensioni a chi ha 
partecipato nella Resistenza antinazista nella 
Germania dell'est. Gli ex-membri del partito co- 
munista che avevano lasciato il paese o che lavo- 
ravano per la Stasi (il Ministero di Sicurezza della 
Germania orientale) perderanno ogni diritto alla 


pensione, a differenza degli ex-SS che riceve- 
ranno la piena pensione prewista dallo Stato. Qui 
in Italia, le recenti affermazioni sulla Resistenza da 
parte di Cossiga, e il suo avvicinamento all'MSI 
vanno visti chiaramente in questa stessa ottica. 

Esiste anche il fattore del anche il connubio tra i 
neonazisti e le grandi industrie della Germania: la 
prima a farsi avanti con la sponsorizzazione del 
terrore neonazista secondo "Searchlight" e' 
l'enorme multinazionale del latte, la Muller. 

Esistono vari correnti de! neonazismo: la 

"Deutsche Volks Union" (DVU) fondata nel 1987, 
la "Treiheitlische Deutsche Arbeite Alternative", il 
"Nationalischer Front", Il "Neue Deutsche Ord- 
nung", la "Nationale Alternative" (il pi pericoloso 
gruppo dell'Est), i "Repubblikaner", il gruppo gio- 
vanile "Jugendliche Randgruppen" ed il coordina- 
mento "Rechts Radikalen" - i radicali della destra 
- per la difesa legale di chi viene arrestato per 
aggressioni di stampo razzista e xenofoba: attivit 
che unisce tutti questi gruppi. Pare che il 
"Nationalischer Front" abbia in programma anche 
la rifondazione, nella "clandestinit ", del Partito 
nazionalsocialista. 



Roma - Sabato 1 ottobri - mattina. La cttslruzlona baita aada dai FUAN 
In via Pavia 


32 


SPAGNA 


Riportiamo i dati fondamentali di un intervista rea- 
lizzata da Radio Sherwood ad un compagno del 
Centro Sociale la MINUESA di Madrid. 

Nei primi mesi dell'anno a Madrid si e' aperta un 
importante lotta dei 7000 lavoratori dei trasporti 
pubblici. Questa lotta e' partita perche' l'Azienda 
ha inviato una lettera di licenziamento ad alcuni 
lavoratori, I lavoratori colpiti da questo provvedi- 
mento fanno parte del sindacato di base PLATA- 
FORMA SINDACAI.. La direzione infatti intende 
licenziare 28 esponenti del sindacato di base per 
minare la capacita' già dimostrata di questo sin- 
dacato di base, nato nella critica dei sindacati uffi- 
ciali, di essere il punto di riferimento per i lavoratori 
nella lotta contro la privatizzazione del servizio di 
trasporto pubblico e contro la ristrutturazione del 
settore. In Spagna in generale infatti il governo ha 
aperto, allineandosi agli altri stati europei in questo 
passaggio, una generale azione volta a privatiz- 
zare i servizi e di conseguenza a licenziare decine 
di lavoratori. PLATAFORMA SINDACAL rappre- 
senta perciò' per l'Amministrazione madrilena una 
spina nel fianco. Di qui la decisione di licenziare 
questi 28 lavoratori. Ma di fronte a questa provo- 
cazione la risposta dei lavoratori e' stata compatta: 
dai primi di febbraio la maggioranza dei 7000 la- 
voratori sono entrati in sciopero totale. Addirittura 
l'Amministrazione Comunale, che non ha mai vo- 
luto trattare con PLATAFORMA SINDACAL, ha 
usato l'esercito per proteggere poche decine di 
crumiri che hanno guidato gli autobus nelle strade 
centrali della citta'. Davanti a questa ennesima 
provocazione i lavoratori sono scesi in piazza e 
sono stati caricati dalla polizia. I mass media 
hanno cercato in ogni forma di criminalizzare que- 
sta lotta i titoli dei maggiori quotidiani erano "La 
citta' paralizzata in mano ad una banda di rivolu- 
zionari" etc... Nonostante questa campagna la lotta 
dei lavoratori dei trasporti ha raccolto ampia soli- 
darietà' sia tra gli utenti, e' chiaro infatti che la 
privatizzazione non porterà' certo vantaggi, sia tra 
altri lavoratori che hanno individuato in questa lotta 
la capacita' al di la 1 dei sindacati ufficiali di portare 
avanti in prima persona le proprie rivendicazioni. 
Attualmente dopo un mese di sciopero totale i la- 
voratori dei trasporti sono passati ad un altra stra- 
tegia: lo sciopero viene fatto 4 giorni alla setti- 
mana, mentre vanno a lavorare il mercoledi', sa- 
bato e domenica che comunque sono giornate non 
importanti per quanto riguarda le attività' produt- 
tive; questo per garantire agli scioperanti una parte 
del salario, visto che durante il primo mese di 
sciopero ovviamente questi lavoratori non hanno 


percepito nessun salario. Per il momento la lotta 
continua e l'amministrazione persiste nella linea 
dura non avendo revocato i 28 licenziamenti. 

A questa lotta che riguarda i trasporti in superficie 
si e' aggiunta la lotta dei lavoratori della metropo- 
litana. Questa lotta ha avuto caratteristiche di- 
verse: era infatti incentrata sul problema del rin- 
novo contrattuale e degli aumenti salariali. Tra i 
lavoratori della metropolitana e' ancora alto il nu- 
mero di iscritti ai sindacati ufficiali anche se esiste 
comitati autorganizzati di compagni anarchici. 
Anche i lavoratori della metropolitana hanno 
scioperato per alcuni giorni, ma poi si e' aperto un 
tavolo delle trattative comunque gestito dal sin- 
dacato ufficiale. 

Queste lotte dei lavoratori si assommano al altri 
settori che oggi resistono alla generale ristruttura- 
zione in atto nello stato spagnolo: ci sono state 
forti mobilitazioni per esempio dei lavoratori delle 
miniere e del settore siderurgico. In molti casi la 
repressione poliziesca si e' scatenata con arresti, 
cariche durante le manifestazioni etc.. Lo stato di 
polizia e' una realta' evidente nella realta' spa- 
gnola: in particolare a Madrid in nome dei progetti 
inerenti ai festeggiamenti intorno al Quinto Cen- 
tenario, la proclamazione di Madrid a capitale cul- 
turale e l'Europa del '92 l'amministrazione ha im- 
posto un controllo poliziesco molto duro nel centro. 
Continue retate contro gli immigrati, le prostitute, i 
"drogati" sono effettuate per "ripulire le strade 
centrali della capitale aumentando la repressione 
generale nei confronti di ogni forma di diversità'. 

Il governo spagnolo ovviamente punta molto su 
quest'anno per avviare tutta una serie di progetti 
che cambieranno e adegueranno la realta' spa- 
gnola al cosidetto livello europeo. Opere faraoni- 
che, assolutamente inutili, come il TAV, linea fer- 
roviaria ad alta velocita' sono gli aspetti evidenti di 
questo cambiamento in atto, ovviamente la qualità' 
della vita per i proletari peggiora costantemente: i 
prezzi sono generalmente aumentati, e' impossi- 
bile trovare casa e lavoro etc... 

La grande campagna condotta dai mass media 
intorno al salto che la Spagna deve fare in questo 
1 992 ha pero' avuto generalmente ben poca presa 
sulla gente. Se infatti l'iniziativa politica sviluppata 
dal Coordinamento DESMASQEREMOS EL '92 
(formato da tutti i gruppi alternativi etcc..a livello 
spagnolo) ha avuto finora dei limiti politici e' altret- 
tanto vero che esiste una consapevolezza 
generalizzata intorno alla vera natura dei progetti 
dello stato spagnolo porta ad un generale atteg- 
giamento di critica contro il sistema istituzionale. 

A proposito della campagna contro il Quinto Cen- 
tenario va sottolineato che e' in corso un'ampio 
dibattito che vede impegnati i compagni autonomi, 
anarchici etcc nel cercare di puntualizzare questa 
iniziativa non solo come critica culturale alla 


33 



“scoperta dell'America" ma anche come terreno di 
pratica politica, di iniziativa diretta nelle date e nei 
luoghi che segneranno lo svilupparsi dell'agire 
statale su questi temi. Per i giorni per esempio 
dell'inaugurazione dell'EXPO' di Siviglia (altra 
opera faraonica costata miliardi di pesetas e de- 
cine di vite di lavoratori delle imprese edili morti 
durante la costruzione per le pesanti condizioni di 
lavoro) che sono intorno al 20 aprile la battaglia 
politica dei compagni del movimento antagonista e' 
rivolta verso la possibilità' di costruire una reale 
iniziativa di contestazione dell'EXPO' e non solo 
un momento di discussione culturale come altre 
aree politiche piu' legate all'universo pacifista e 
verde, vorrebbero portare avanti. 

L'ultimo punto trattato nell'intervista riguarda la 
campagna contro il servizio di leva per l'obiezione 
totale. Sono diverse centinaia i giovani che in 
Spagna stanno scegliendo l'obiezione totale come 
rifiuto del servizio militare, tra l'altro con una critica 
molto radicata al meccanismo dell'obiezione di 
coscienza, che come in Italia ti costringe a svol- 
gere dei "lavori sociali" togliendo posti di lavoro al 
altri disoccupati e regalando comunque un anno 
della tua vita allo stato. Ci sono stati diversi pro- 
cessi contro gli obiettori con condanne fino a di- 
versi mesi di carcere. Intorno a queste vicende si 
sono attuate forti mobilitazioni sotto le carceri e 
nelle giornate dei processi agli obiettori totali. 

Chiudiamo la cronaca dell'intervista ricordando la 
situazione del Centro Sociale la MINUESA di Ma- 
drid su cui pesa da diversi mesi la minaccia di 
sgombero: la proprietà' ha intentato un processo 
contro gli occupanti per danneggiamento 
dell'edificio. Ora sara' il Tribunale ha decidere per 
quanto riguarda lo sgombero . Per il momento 
questo spazio che funziona sia come centro so- 
ciale che come abitazione per diverse famiglie re- 
sta occupato e rappresenta un grosso punto di ri- 
ferimento nella battaglia generale contro la spe- 
culazione edilizia per quanto riguarda il centro di 
MADRID 

Chiudiamo la cronaca di questa intervista ricor- 
dando a tutti i compagni che sono a disposizione a 
RADIO SHERWOOD due video autoprodotti dai 
compagni spagnoli: uno e' dedicato al centro so- 
ciale MINUESA ed e' la storia di questa occupa- 
zione e l'altro e' prodotto dai compagni di Barce- 
lona e riguarda la reaita di questa citta'. 



RECENSIONI 


PREMESSA AMARA MA NECESSARIA 

Le recensioni che seguono fanno parte del mate- 
riale che la redazione bolognese di "Invarianti" - 
composta interamente da compagni del movi- 
mento - aveva preparato per il n.20 della rivista, 
attualmente in preparazione. Purtroppo 
l'accentuarsi delle divergenze politiche con la re- 
dazione romana ed il recente logorarsi della fiducia 
reciproca che ci aveva permesso di far crescere la 
rivista ha indotto i compagni di BO a sciogliere la 
redazione e ad abbandonare cura e diffusione 
della rivista. Immettiamo in rete queste schede - e 
altre ne seguiranno - perche' riteniamo uno spreco 
lasciarle in qualche cassetto materiale o telematico 
a fare la polvere o a occupare memoria inutil- 
mente. 

Ringraziamo tutti i compagni che ci hanno seguiti e 
incoraggiati in questa esperienza, segnalando che 
il n.19 di "Invarianti", in uscita in questi giorni in li- 
breria, e' l'ultimo a cui la redazione di BO abbia 
collaborato. 


GREIL MARCUS, Tracce di rossetto. Percorsi 
invisibili nella cultura del Novecento dai Dada 
ai Sex Pistols, Leonardo Editore, 1992. 

I. "Pensavate che stessimo fingendo / che stes- 
simo semplicemente facendo soldi / non potevate 
credere che facessimo sul serio /senno' avreste 
perso la vostra facile attrazione / chi? La E.M.I., 
E.M.I.". Cosi' i Sex Pistols nell'ultima canzone 
dell’LP "Never Mind The Bollocks" (Virgin, 1977), 
un'invettiva contro la casa discografica che, terro- 
rizzata dalla "rock'n'roll truffa" di Me Laren & Co. e 
resa TEMPORANEAMENTE incapace di pro- 
grammare il recupero commerciale dell'evento- 
punk, ai primi di gennaio del '77 aveva ritirato dal 
mercato e distrutto le copie del singolo "God Save 
The Queen". 

L'evento-punk era nulla piu' che un linguaggio 
"insurrezionale" ( "Caos, non musica!", "Anarchia 
nel Regno Unito!", “Mai piu' Rock'n'Roll per me, 
mai piu' Rock'n'Roll per voi!") e oltraggiosi combos 
di disoccupati, lunpenproletari, ex-studenti, 
“surplus people" che facevano friggere le orecchie 
suonando come orchestre di compressori e mar- 
telli pneumatici ( "strumenti" che anni dopo furono 
effettivamente usati da gruppi come gli Einstur- 
zende Neubauten). Solo un anno dopo 

l'esplosione, ogni grande citta' dell'Occidente in- 
dustrializzato aveva cantine e garages 

"insonorizzati" con cartone o polistirolo alle pareti e 


34 



trasformati in sale-prove per gruppi "punk", e 
mancava poco che le Sette Sorelle del Music-Bu- 
siness mandassero i loro talent- scouts a offire 
contratti porta a porta, tanta era la premura di in- 
vestire nella "trasgressione" ( e questa e' la situa- 
zione descritta da Frank Zappa nella sua beffarda 
"Tìnseltown Rebellion"). Intanto ninnoli punk , 
gadgets e vestiti di plastica entravano nelle riviste 
di fashion a soddisfare la pulsione di moda con- 
temporanea, mentre i primi protagonisti di 
quell'apparizione iconoclasta e - come quasi di 
sfuggita alcuni l'avevano definita - "neodada", ar- 
rancavano sui palchi balbettando frasacce an- 
nacquate dal recupero ( squallide vedettes che 
presto avrebbero regalato il loro vitalismo negativo 
ai rapaci della cronaca nera, come 
l'immeritatamente santificato Sid Vicious). Infine il 
buio. 

Negli anni successivi molti superstiti punk cam- 
biarono nome e identità' per non rimanere inchio- 
dati corpo e anima alle visioni confuse dell' "estate 
d'odio" londinese, come aveva fatto mezzo secolo 
prima il dadaista Richard Huelsenbeck, divenuto 
psicanalista a New York col nome di Charles R. 
Hulbeck. "Nessuno può' sfuggire a Dada", aveva 
scritto tristan Tzara nel suo "Sillogismo coloniale". 

Il punk non sopravvisse a se' stesso neppure 
come “genere musicale", e ciò' che era rimasto di 
quel furore venne reinvestito su ritmi da tachicar- 
dia nelle fragorose "messe nere" celebrate in ca- 
tacombe e C.S.A. dalle Hardcore-bands, che 
mentre in Europa fecero dello "stile della nega- 
zione" del primo punk una mera "negazione dello 
stile", in America finirono per rientrare - anche se 
con immutate collera e dignità' - nei moduli di quel 
Rock'n'Roll che non avrebbe piu' dovuto esserci 
"ne 1 per me, ne' per voi". Proprio nel periodo dello 
Hardcore-punk chi scrive questa variante rag- 
giunse l'erroneamente detta "età' della ragione". 
Per una retrospettiva di quel periodo che non si 
esaurisca in sterili classificazioni, consiglio - so- 
prattutto a chi all'epoca non ha avuto tempo o in- 
teresse di seguire la vita sotterranea - il recente 
Opposizioni ‘80 di Tommaso Tozzi, autoprodu- 
zione di Amen THX 1138, Milano. 

Incubazione - detonazione - recupero - nuova 
incubazione. Probabilmente c'e' ben poco di nuovo 
in tutta questa vicenda, ma forse Greil Marcus ha 
ragione quando scrive in questo libro :"sappiamo 
da tempo che la storia e' circolare, ma ogni volta ci 
stupiamo nello scoprire quanto questi cerchi siano 
larghi". 

II. Il Libero Spirito fu un movimento ereticale dif- 
fuso tra il XIII e il XV secolo nell'Europa centro- 
settentrionale. Gli adepti e le adepte dì quella con- 
fraternita pensavano di aver raggiunto un tale 
grado di perfezione nella condotta apostolica, da 


poter fare qualsiasi cosa senza peccare. Ne deri- 
vavano una completa liberta' sessuale e la nega- 
zione dell'esistenza del peccato anche in atti come 
l'assassìnio. 

Salto temporale. In una mattina dell'anno santo 
1951 il giovane Michel Mourre entra a Notre Dame 
durante una funzione e , travestito da frate dome- 
nicano, sale sull'altare urlando un testo scritto dal 
lettrista Serge Berna in cui si afferma che Dio e' 
morto e che il paradiso e' vuoto. Una breve deto- 
nazione, poi Mourre tornerà' con l'autobiografia 
"Malgre 1 la Blasphme" nel grembo cattolico da cui 
era uscito scalciante, mentre Berna seguirà' Guy 
Debord , Gii J Wolman e Michele Bernstein nella 
scissione dal movimento di Isidore Isou, espe- 
rienza che prenderà' il nome di Internationale Let- 
triste. 

Fu proprio l'azione di Mourre, ispirata dalla sco- 
perta della Confraternita del Libero Pensiero, a 
fornire ai "lettristi radicali" l'esempio contagioso e 
l'energia da investire nel progetto di "costruzione 
delle situazioni" che ebbe il suo inizio "ufficiale" nel 
'59 con la fondazione dell'Internazionale Situazio- 
nista e sembro' culminare nell'insurrezione pari- 
gina del maggio '68. Quest'ultima, lo hanno già' 
scritto in tanti, fu una sorta di esposizione concen- 
trata delle forme d'azione-espressione dada, sur- 
realiste, lettriste e situazioniste, un punto d'incrocio 
di tutte le correnti sotterranee che nel corso del 
secolo avevano voluto “transformer le monde" e 
"changer la vie". Pochi anni piu' tardi, gli anarchici 
londinesi Malcolm Me Laren e Jamie Reid si in- 
vaghirono di un'antologia di testi dell'I.S. tradotti in 
inglese, "Leaving thè 20th Century", e la presta- 
rono all'adolescente Johnny Rotten, maestro di 
cerimonie dei Sex Pistols. Il testo di "Anarchy in 
thè UK” e' una trascrizione condensata e stravolta 
( contemporanea al post-crisi energetica e alla 
disoccupazione galoppante ) di ciò' che l'I.S. aveva 
intravisto ,ai tempi del Boom e dell'ebbrezza neo- 
capitalistica, nella sommossa nera di Watts del '65: 
"lo sono l'Anticristo / lo sono un anarchico / non so 
cosa voglio ma so come ottenerlo / lo voglio di- 
struggere i passanti". 

III. C'e'quasi tutto ciò' e molto altro in questo libro 
dal titolo strano e dal prezzo esorbitante ( non 
sono poche 42.000 lire in un periodo di recessione 
generale, e per un bene tutto sommato rinunciabile 
come un libro!).' Recensito nella solita maniera 
superficiale e vaniloquiente - un tono a meta' tra la 
cultura in pillole e i FANTASTICI CONCORSI per 
corrispondenza - dalla coppia Piccinini-Piccino sul 
"Manifesto" del 3/1/92, Tracce di rossetto non e', 
come ci si aspetterebbe, un trattato sociologico 
sulle sottoculture giovanili, ne' un cumulo di 
aneddoti e pettegolezzi sugli "scandali" e le "vite 
bruciate" di pop-stars e poeti maudits, bensì' il 


35 



diario di una deriva noire. Una oscura ricerca sulle 
strade delle metropoli europee per ricostruire, 
partendo da pochi labili indizi, un itinerario della 
critica radicale della vita quotidiana. Come Rick 
Deckart in "Biade Runner 1 ', il critico musicale Greil 
Marcus mescola ossessioni e immagini - prove- 
nienti da un'altra memoria - di cui ingrandisce i 
dettagli trovando iscrizioni nascoste, quindi rim- 
balza per le bettole e i caffè 1 , fa' domande scon- 
venienti ("Perche' allontanaste Wolman 
dall'lntemationale Lettriste?", chiede a Michele 
Bernstein senza ottenere risposta ). Quindi inca- 
stra i pezzi, risalendo fino ai “misfatti" di remoti 
culti ereticali ( lollardi, c tari, Libero spirito ), ritor- 
nando al Cabaret Voltaire, rituffandosi nel mara- 
sma dell'ultimo concerto dei Sex Pistols a S. 
Francisco, senza mai tirare il fiato. 

E' l'ansia di visioni d'insieme oltre gli schermi 
opachi del "costume", della "Moda", delP"Arte“ e 
delle scienze sociali borghesi a produrre il deside- 
rio RADICALE di scrivere un libro come Tracce di 
rossetto, ed e' il bisogno di FARE DELLA SCRIT- 
TURA DEGLI EVENTI UN EVENTO ALTRET- 
TANTO FORTE a inspessire l'opera, rendendola 
all'altezza del desiderio che la crea. 

C'e' da dire pero' che alcune lunghe divagazioni 
appesantiscono la narrazione, come se incollas- 
simo brutalmente interi pezzi di tragitto alla stere- 
oscopia di una drive, ignorando l'equilibrio dei 
flussi e dei vortici: il pezzo sul "jacksonismo" ( dal 
canzonettaro Michael Jackson), riguardante la 
creazione di una filosofia di vita spettacolare in- 
torno alle popstars attraverso gadgets, sinergie 
pubblicitarie e frequentazioni nel macropolitico, e' 
interessante ma il suo inserimento risulta forzato, 
forse sarebbe stato meglio metterlo in chiusura 
come appendice. Altro difetto e' Pariosita'" di al- 
cune parti narrate, un'affettazione che mal si ad- 
dice ad una storia cruda e sanguinosa ma che po- 
trebbe stranamente ricordare un voluminoso best- 
seller sui miti greci, fortemente "veicolato" qualche 
anno fa da bancarellari e imbonitori per corri- 
spondenza. 

Nel complesso un libro di cui non nuocerà' la let- 
tura, ma il cui prezzo rappresenta un ostacolo - 
certo non insormontabile... - proprio per quei pro- 
letarizzati e underground people a cui dovrebbe 
rivolgersi. 


Dominique Noguez, LENIN DADA, L'Affranchi, 
Salorino (Svizzera), 1991. 

Non solo ponderati studi tra una biblioteca e l'altra, 
ma vere e proprie spedizioni intertestuali alla ri- 
cerca di congruenze, coincidenze e crocicchi sui 
quali si affacciassero, venendo ognuno dal proprio 
"altrove", i protagonisti di due epopee da sempre 


considerate agli antipodi. Cosi' nasce Lenin dada, 
che colloca provocatoriamente la rivoluzione bol- 
scevica nel solco della rivolta dadaista contro 
l'esistente, vedendo quel grande assalto proletario 
come una ricezione e applicazione su larga scala 
dell'antiprecetto "NIENTE!", urlato a piena voce da 
Zurigo durante la prima ecatombe interimperiali- 
stica mondiale e, dopo un rumoroso rimbalzo pa- 
rigino, propagatosi in buona parte dell'Europa negli 
anni successivi. 

Che l'esule Volodja Ulianov risiedesse a pochi 
passi dal Cabaret Voltaire ce l'avevano già' la- 
sciato detto Hugo Ball, Tristan Tzara e Richard 
Huelsenbeck. Questa innegabile prossimità' fisica 
di due "rivoluzioni tradite" serve da pretesto 
all'autore - Dominique Noguez, docente di estetica 
della letteratura e del cinema alla Sorbona - per 
costruire "una fiction dove tutto sia vero": incro- 
ciando e giustapponendo, con vertiginose forza- 
ture, diverse testimonianze ( le memorie di Nadja 
Krupskaja Ulianova; gli scritti dei protagonisti 
dell'avventura Dada; opere del periodo surrealista 
inaspettatamente allusive come quella 
"Allucinazione parziale. Sei apparizioni di Lenin su 
un piano" di Salvador Dali') e presentando un raf- 
fronto grafologico tra manoscritti di Lenin e Tzara, 
Noguez giunge a concludere con sicurezza: Lenin 
non soltanto incrocio' Dada, ma assistette a quelle 
mitiche serate. Di piu': vi partecipo' (sarebbe lui il 
quarto anonimo componente delle “delegazione 
orientale" comprendente Tzara, i due fratelli Janco 
e - ricorda Hugo Ball - "un signore di cui mi e' 
sfuggito il nome", giunta nel 1916 al Cabaret Vol- 
taire. E sarebbero i bolscevichi le vedettes mai 
nominate della famosa "serata danzante con 
canzoni russe" svoltasi nel giugno 1916 !). Di piu': 
egli ne fu uno dei maggiori protagonisti, collaboro' 
con Tzara ( alcuni appunti attribuiti a quest'ultimo, 
dopo l'esame della grafia, risulterebbero essere di 
Lenin) e ne capto' il messaggio nichilista. I dadai- 
sti, anche molti anni dopo la morte del piccolo pa- 
dre, si limitarono a seppellire nei loro scritti fug- 
gevoli riferimenti a questo segreto "scambio di 
idee", tuttavia non svelarono mai del tutto ciò’ che 
le ricerche di Noguez hanno fatto ora saltare 
all'evidenza. 

E non e' ancora niente: Vladimir llic Lenin inietto' 
robustissime dosi di umour patafisico nell'evento 
rivoluzionario. Visti sotto questa luce, i massacri 
perpetrati dalla Ceka risultano essere irresistibile— 
mente comici, sembrano tolti di peso dall'Ubu roi. 
Ogni grande scelta del capo bolscevico e' la rea- 
lizzazione pratica di proclami e dichiarazioni dada 
o protodada: l'uccisione di Nicola II ("Massacrare, 
scavare e sfruttare l'imperatore moscovita", Ubu 
roi, atto v, scena 4); l'annullamento dei crediti 
dell'Impero ( "Sottoscrivete a Dada, l'unico prestito 
che non rende nulla", T. Tzara); le finte amnistie 


36 



culminate nell'esecuzione di massa dei "fortunati" 
(ancora Ubu, “In trappola! In trappola!"); infine, 
perfino il mutismo e l'agrafia finali di Lenin, uffi- 
cialmente attribuite ad un grave malore, seguono 
nella pratica l'intimazione di Tzara "BASTA CON 
LE PAROLE.. .Non parlate piu"'. 

Cosi' “riletta alla luce (nera) di Dada, la Rivolu- 
zione russa assume il suo vero significato; farsa 
immensa, infernale macchina a orologeria, grande 
marameo ai 'proletari di tutti i paesi' come ai bor- 
ghesi, agli idealisti invaghiti di giustizia come agli 
oppressori e approfittatori di ogni specie''(p.166) 

Ma queste scarne considerazioni non rispondono 
alla domanda che assilla il lettore durante lo sro- 
tolarsi della vicenda: perche' questo libro? 

Va detto che Noguez percorre qui il cammino in- 
verso rispetto a quello percorso, ad esempio, dai 
situazionisti, secondo cui dadaismo e surrealismo 
“sono, sebbene soltanto in maniera relativamente 
cosciente, contemporanei dell'ultimo grande as- 
salto del movimento rivoluzionario proletario; e la 
sconfitta di questo movimento, che le lasciava im- 
prigionate in quello stesso campo artistico del 
quale avevano proclamato la caducità', e' la ra- 
gione fondamentale della loro immobilizzazione" 
(Guy Debord, La società' dello spettacolo, tesi 
191). La tesi-fiction di un Lenin dadaista ci pone di 
fronte ad una realta' rovesciata: l'assalto proletario 
e', in maniera cosciente, contemporaneo delle 
correnti che segnano con violenza la fine dell'arte 
moderna. La soppressione dell'arte, il rien, trovano 
la loro coerente applicazione nel progetto bolsce- 
vico, si realizzano in esso determinandone la vitto- 
ria. Vittoria negativa, di segno ovviamente opposto 
rispetto a quella auspicata dai rivoluzionari con- 
temporanei e posteri. 

Noguez e' solo apparentemente in sintonia con chi 
vede il gulag già' compiutamente prefigurato nella 
violenza insurrezionale dell'Ottobre, come Nou- 
veaux Philosophes e giornalisti-spazzatura di 
parte borghese. Invece, in questa realta' dove tutto 
e' falso, la designazione di Stalin come proprio 
successore diviene uno sberleffo di Lenin alle 
"magnifiche sorti..." del comuniSmo novecentesco, 
una macabra pernacchia alle prosopopee rivolu- 
zionarie, quasi un grottesco dono simbolico al 
mondo. “Se ci fu un uomo da dopo la morte di Dio, 
nel senso di Nietzsche rivisto da Heidegger - os- 
sia un uomo insieme del rovesciamento dei valori 
e del rovesciamento di questo stesso rovescia- 
mento - questo e' lui! Ecco il radioso messaggio 
che ci lascia... Egli, toccato dalla grazia dadaista, 
fu... il grande umorista che seppe contempora- 
neamente promuovere come nessun altro la spe- 
ranza di un mondo migliore quaggiù' e abbattere, 
devastare il piu' selvaggiamente possibile questa 
speranza" (p.166) 


E' un'OMEOPATIA POLITICA all'insegna del 
"Tanto peggio tanto meglio" ( in un nuovo, folle 
significato) questa che ci sprofonda in una strana 
pozza di liquami storici. Se l'intento dell'autore e' 
quello di metterci in guardia da rigurgiti di ideologie 
prometeiche, forse a un tempo vuole rinchiuderci 
nell'ineluttabile della trappola postmoderna, trap- 
pola che ci costringe, appena un istante dopo 
l'attacco sovversivo alle icone sociali, a cercare di 
sovvertire l'immagine - recuperata e cristallizzata 
- del nostro stesso attacco. Comunque, abbiamo 
a che fare con una tesi-beffa dimostrante quanto 
ormai la fiction abbia invaso la “realta'" da cui e' 
traspirata, non limitandosi ad anticiparne gli svi- 
luppi futuri o, come nelle ucronie, ad immaginare 
un presente parallelo generato dallo svolgersi al- 
ternativo di eventi storici cruciali, ma addirittura re- 
troagendo sul passato in maniera irresistibile. 

Forse, nonostante le palesi dissonanze, proprio fra 
le ucronie va collocato Lenin Dada: Noguez vuole 
persuaderci che noi VIVIAMO una contempora- 
neità' parallela a quella in cui abbiamo sempre 
creduto di trovarci. Il richiamo, quasi scontato, e' al 
piu' famoso dei romanzi ucronici, The Man in thè 
High Castle di Philip K. Dick (La svastica sul sole, 
Milano, 1977), dove - come scrive Carlo Pagetti 
nell'introduzione all'edizione italiana - si interse- 
cano un testo zero (i “nostri" anni '60, il bipolari- 
smo USA-URSS, la California in cui Dick vive e 
scrive), un testo primario ( il presente immaginato 
da Dick, con diverso esito della seconda guerra 
mondiale, anni '60 alternativi, bipolarismo Germa- 
nia-Giappone, California annessa all'Impero nip- 
ponico) e un testo secondario ("The Grasshopper 
Lies Heavy", un libro di fantascienza che circola 
clandestinamente nelle nazioni annesse al Reich, 
in cui gii Alleati, come nella "realta'" del testo zero, 
hanno vinto la guerra, l'Asse e' stata sconfitta, ma 
il socialismo reale e' crollato ed a spartirsi il mondo 
sono rimasti USA e Regno Unito). Dick usa il di- 
spositivo ucronico per denunciare in forma allego- 
rica il conformismo e il razzismo della società' 
americana in cui vive, quella del "testo zero", in cui 
The Man in thè High Castle circola con le stesse 
valenze demistificanti che ha 'The Grasshopper 
Lies Heavy" dentro il testo primario. 

L'ucronia esercita un'azione corrosiva nei confronti 
di ogni forma di determinismo storico, e mette in 
guardia sull'inconsistenza del "reale" e sulla fragi- 
lità' del suo allestimento ("Del resto, che cos'e' la 
realta' se non la percezione che abbiamo di essa?" 
direbbero George Berkeley e il professor Brian 
O'Blivion). La "fiction dove e' tutto vero" e' forse il 
passo successivo nella stessa direzione: in Lenin 
Dada testo zero e testo primario si giustappon- 
gono fino a coincidere, non "Poteva andare cosi"', 
ma "E 1 andata cosi'". I presenti paralleli conver- 
gono. Metaucronia. 


37 



Non solo il reale in allestimento si rivela in tutta la 
sua precarietà', ma neppure il passato ha efficaci 
difese contro lo strabordare della fiction che può' 
cambiarne il corso. Può' darsi che gli spregiudicati 
tentativi di revisione e ricostruzione storica rea- 
zionaria (vedi l'"Historikerstreit" sul nazismo) siano 
metaucronie malate, ed il passato dello spettacolo 
- la sua fase di concentrazione nei fascismi e negli 
stalinismi - diviene, con le rivisitazioni del caso, 
spettacolo del passato. Cattivo prò ci faccia. 


ENCYCLOPEDIE DES NUISANCES, "Indirizzo a 
tutti coloro che non vogliono gestire le 
nocivita' ma sopprimerle", a cura di Joe Fallisi, 
Nuova Ipazia, 1991. 

Lo scorso anno Joe Fallisi aveva curato, per i tipi 
libertari della Nuova Ipazia di Ragusa, un tempe- 
stivo Dialogo tra due amici che non dimenticano, al 
fine di denunciare i promoters di "Milanopoesia", 
che avevano millantato credito accludendo i nomi 
di due rivoluzionari contemporanei - Guy Debord e 
Jaime Semprùn - alla lista di guest-stars del circo 
equestre "Contaminare e tradurre" (12-14 ottobre 
1990), assimilandoli all'orda ( non "d'oro") di se- 
miologi, ministri e addetti-vendite di grosse catene 
librarie datisi impunemente convegno sotto la 
Madonnina, e tralasciando di depennarli anche 
dopo le prese di distanze dei diretti interessati. 

Con l'uscita della la edizione italiana di questo 
"Indirizzo..." diffuso in Francia dall'Encyclopédie 
des Nuisances, prosegue l'impegno di Fallisi nel 
segnalare manovre recuperatrici di varia natura: se 
l'oggetto del Dialogo era l'impudente tentativo di 
trascinare la critica espressa dall'I.S. nella mede- 
sima dimensione "culturale" che ne fu il bersaglio, 
neirindirizzo" si tratta degli "ecolocrati". Con que- 
sto neologismo viene indicata la tecnoburocrazia 
"verde" protagonista, nel decennio passato, di una 
“lunga marcia dentro le istituzioni", nei ruoli di fir- 
mataria dell' ecopatto tra i produttori atto a con- 
fondere gli interessi degli intossicati con quelli de- 
gli intossicatori, di spacciatrice di criteri "razionali" 
che preparassero il business mediatico del 
"disinquinamento", nonché di manager e pompiera 
dell'allarme sociale suscitato dalle nocivita'. 

Il progetto dell'Encyclopédie è, dal 1984, quello di 
catalogare tutte le "nocivita"' della produzione 
mercantile in cui i proletarizzati, soggetti spos- 
sessati del comunicare e dell'esperire, possano 
riconoscere - con la dovuta inimicizia e oltre 
l'apparente isolamento dei fenomeni - lo stesso 
opprimente dominio: "l'opera che cominciamo do- 
vrà esporre il modo in cui ogni specializzazione 
della scienza, dell'arte e dei mestieri dà il proprio 
contributo alla degradazione generale delle condi- 
zioni di esistenza e dovrà anche spiegare l'unità 


delia produzione delle nocivita' come sviluppo au- 
toritario la cui arbitrarieta' e' l'immagine capovolta 
e da incubo della liberta' possibile della nostra 
epoca. Si tratta nello stesso tempo di indicare, 
dove sara' possibile vederle, le vie di superamento 
di questa paralisi storica che le classi proprietarie 
cercano di rendere irreversibili (..) Siamo partico- 
larmente qualificati per un tale lavoro in quanto 
non siamo scienziati, cosi' come questi vengono 
educati dalla presente organizzazione sociale. Ciò' 
che abbiamo appreso su quest'ultima, l'abbiamo 
appreso combattendo, e nella sola prospettiva di 
combatterla meglio: le nostre conoscenze non 
sono quindi adatte ai suoi propri criteri di utilità'. E' 
precisamente questo che occorreva per giudicarla 
dal punto di vista della reale vita proletarizzata, 
spossessata di tutto, ivi compreso delle informa- 
zioni sull'ampiezza dello spossessamento" ( 
"Discorso preliminare alla Encyclopódie des Nui- 
sances", pubblicato in Italia su "Anarchismo" n.60, 
aprile 1988). Nel 1990, dopo 7 anni e 13 numeri 
della rivista "EdC", questi compagni hanno con- 
cluso il primo tomo di un'opera colossale e ster- 
minata , dedicato alle nocivita' inizianti con la 
prima lettera dell'alfabeto. A cinque anni prima, e 
precisamente al n.4, risale un testo ("Il punto in cui 
siamo") apposto da Fallisi - in virtù' della sua at- 
tualità' - nell'appendice di questo libretto, e in cui 
possiamo leggere: 1 '.. .Se i nostri calcoli sono esatti, 
l'esistenza di un focolaio di riflessione indipen- 
dente, quando tutto ciò' che fu vivo nella cultura e' 
seppellito sotto le ceneri di pensieri spenti, do- 
vrebbe avere un certo potere di attrazione su tutti 
coloro che non hanno disperato delle possibilità' 
emancipatrici del pensiero umano". E cosi' il lavoro 
prosegue. 

L'attacco agli ecolocrati viene condotto con quel 
linguaggio dialettico che si fa "stile della nega- 
zione" di cui scriveva un "noto" ma non "famoso" 
rivoluzionario giusto un quarto di secolo fa; 
l'emergenza ecologica oltre ad essere una 
"economia di guerra" atta ad estendere il controllo 
dello Stato e del Capitale sulla natura, e' una vera 
e propria "guerra dell'economia" per prevenire 
conflitti che potrebbero destabilizzarla alla base, 
conflitti generati dallo sfondamento delle soglie di 
intollerabilità' deH'avvelenamento. Cosi' lo Stato 
usa gli ecolocrati per normare i comportamenti 
degli avvelenati, e recuperare le lotte promosse da 
chi eluda tale disciplinamento. Quando tutti gli uo- 
mini di stato si presentano come ambientalisti, di- 
viene inevitabile l'operazione inversa e, visto alla 
giusta luce della critica, il "verde" schiarisce mu- 
tando nel "giallo" del sindacalismo di regime. 

Un chiassoso esercito di "esperti" e "uomini di 
buona volontà'" e' stato chiamato negli anni '80 a 
girare l’episodio— pilota di un avvincente serial na- 


38 



zional-popolare: il “disinquinamento", che dara' 
(forse!) soluzione solo ai problemi troppo vistosi 
per poterli spingere sotto il tappeto. Naturalmente i 
costi dei serial saranno a carico dei soliti, dei pro- 
letari, degli spossessati, ed il comando condurrà' a 
termine quella "stangata" di cui la "sapienza po- 
polare" ha da tempo compreso la portata, espri- 
mendola nella frase "Tra un po' ci faranno pagare 
anche l'aria che respiriamo!". “Non e' allora una 
qualche sorta di purismo estremista, e ancor meno 
di 'politica del peggio', che induce a prendere vio- 
lentemente le distanze da tutti i pianificatori ecolo- 
gisti dell'economia: e' solo il realismo riguardo al 
divenire necessario di tutto ciò'. Lo sviluppo con- 
seguente della lotta contro le nocivita' esige di 
chiarire, attraverso tutte le denunce esemplari che 
saranno necessarie, l'opposizione tra gli ecolocrati 
- chi trae potere dalla crisi ecologica - e coloro 
che non hanno interessi distinti dall'insieme degli 
individui spossessati, né dal movimento che può' 
metterli in grado di sopprimere le nocivita' con lo 
'smantellamento ragionato di tutta la produzione 
mercantile'. Se coloro che vogliono sopprimere le 
nocivita' sono necessariamente sullo stesso ter- 
reno di coloro che vogliono gestirle, devono es- 
servi presenti IN QUANTO NEMICI, sotto pena di 
essere altrimenti ridotti a fare le comparse sotto i 
proiettori dei registi della pianificazione territo- 
riale"^. 35). 

Nell’appendice assemblato da Fallisi figurano an- 
che la voce "Abbordare" dell'Enciclopedia ( consi- 
stente in un lungo volantino distribuito a Gatine e 
nelle Deux-Sèvres nel settembre 1987, in occa- 
sione del processo intentato a 4 antinucleari ) , 
l'ingiuriosa "Corrispondenza con un ecologista", 
che da sola varrebbe l'acquisto del volumetto e 
non merita di essere "ammorbidita" da un pur mi- 
nimo cenno esplicativo, infine un violento comu- 
nicato spedito dall'EdN alle vedettes 
dell'Università' Europea dell'Ambiente. 

Non c'e' che da rallegrarsi di una diffusione - 
spesso a prezzi piu' che modici - della teoria cri- 
tica radicale, che oggi va dalle autoproduzioni le- 
gate alla scena dei centri sociali fino al meritorio 
impegno di alcune piccole realta' editoriali, pas- 
sando per le nuove reti di comunicazione antago- 
nista di cui il movimento si e' dotato e che hanno 
rivelato la loro importanza nella capacita' di colle- 
gare le lotte e far avanzare il dibattito. Nondimeno, 
la battaglia contro le produzioni di morte e' oggi 
ancora troppo inficiata dal confusionismo teorico e 
dall'eclettismo della pratica, e in Italia - con alcune 
notevoli eccezioni - la riflessione e'ancora scarsa 
e deludente. Qualche “sparo nel buio" come que- 
sto dovrebbe bastare a scaldare l'atmosfera e ad 
illuminare i piu' vicini obiettivi. 



Elogio della videoscrittura. 


A qualcuno dei sinistri figuri che si collegano tra- 
mite questa rete, oppure delle entità più o meno 
antagoniste che vi scorrono, veicolando e traendo 
informazioni, è capitato di recente di fare un con- 
corso scritto? Uno di quelli, per intendersi, con 
tempo fisso per la prova, cioè un numero di ore 
determinato per bruttacopia + bellacopia? Un 
concorso, aggiungiamo, di quelli che contano, tipo 
si o no, dentro o fuori, non di quelli che si fanno “di 
passaggio", per tentare. 

Se sì, l'entità non può non essersi resa conto, 
magari con sorpresa, di quanto lo strumento con 
cui da un po' di tempo ha preso a trastullarsi - 
questo intervento, avvertiamo subito, rimane atte- 
stato sul livello del rapporto tra l'operatore ed il suo 
programma, senza avventurarsi nell'universo delle 
reti! - abbia influito sulle sue capacità e sul suo 
modo di esprimersi. E forse qualcosa di più... 
All'inizio, a dire il vero, non pare: il nostro soggetto 
comincia tutto fiducioso a lavorare sulla bruttaco- 
pia, gioca con freccette, sgorbi, correzioni e can- 
cellazioni. Passa sopra il già scritto, ed in certo 
modo non trova differenze sostanziali con la vi- 
deoscrittura. Non fosse per il fatto che il tempo in- 
tanto passa, e tutto quanto sta facendo dovrà ve- 
nire ricominciato daccapo. 

Poi, ad un certo momento, il concorrente virtuale 
si accorgerà immancabilmente di essere quasi a 
metà del tempo. Non è ancora angoscia, però.. 
Subito, appena cominciata a scrivere la bellaco- 
pia, l'impatto del cambiamento rispetto a quanto si 
era ormai abituato a fare con il proprio fidato 
computerino si rivela nella sua brutalità. E una 
sorpresa, tra l'altro: non aveva un ricordo così 
negativo della vecchia penna! 

Resta un fatto incontrovertibile: quello che il no- 
stro figuro sta scrivendo è fisso, rigido, in altre 
parole inalterabile e fortemente condizionante. 
Certo, ha ancora davanti a sè ore di lavoro; il 
tempo è però già scaduto per le prime frasi che è 
venuto intanto snocciolando, definitive e morte dal 
momento in cui sono state scritte. Il paragone con 
altri strumenti di scrittura meccanica lascia il tempo 
che trova: a macchina o a ciclostile, a penna o con 
un bastoncino, rimane una rettilineità assurda, fa- 
stidiosa e mortificante! Chissà, forse la tavoletta di 
cera degli scolari dell'antichità era un po' più li- 
bera.. non tale comunque da modificare la unidire- 
zionalità del percorso fondato sulla scrittura. 

Mentre il nostro eroe divaga, il tempo passa e la 
situazione si aggrava. Le singole frasi e pensieri 
che partorisce assomigliano oramai a pensierini 
delle elementari, accostati l'uno di seguito all'altro, 
fisicamente e temporalmente. Intuisce che non si 


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tratta solo di non modificabilità, di spreco di tempo: 
quella che è divenuta impossibile è la dislocazione 
del suo lavoro, nel senso della possibilità di modi- 
ficarlo, all'indietro come in avanti, a partire dal 
punto più aito di riflessione/comprensione che in- 
tanto ha raggiunto. 

Gli è invece imposta una tecnica di ragiona- 
mento-comunicazione del tutto priva di retroa- 
zione e di ricorsività, che impedisce, o comunque 
contrasta, una adeguata produzione di soggetti- 
vità. Non a caso, a pensarci, lo stesso approfon- 
dimento della nozione di ricorsività nello sviluppo 
degli studi sul pensiero è coevo al prendere piede 
del dibattito suH'intelligenza artificiale. 

Allora, mettiamo pure.. .nero su bianco: Retroa- 
zione contro Verbo, Danza di Shiva versus Logos, 
Rete di soggettività autovalorizzanti contra Popolo 
del Libro! 

Scalando rapidamente all'indietro da simili 
..deliranti esaltazioni, si può osservare il nostro 
candidato virtuale intento ai suoi ultimi, sconsolati 
pensierini: denota insoddisfazione, frustrazione, 
disfacimento. ..meglio abbandonarlo proprio, a 
questo punto! 

Il fruitore della rete, se si è lasciato attirare da 
questo file, avrà probabilmente le ciglia corrugate, 
in attesa di spiegazioni che riportino il giochino in 
un quadro interpretativo serio e rassicurante. 
Questa volta no! Vecchi di provocazioni, la tiriamo 
proprio fino in fondo: videoscrittura è tempo, vi- 
deoscrittura è libertà, videoscrittura - magari con 
un po' di sforzo - è autopoiesi. Ohibò! 
Videoscrittura è tempo: lo capisce chiunque. Ri- 
spetto ad un qualsiasi limite temporale di produ- 
zione-elaborazione è possibile lavorare fino 
all'ultimo secondo, senza che vada perso niente. 
Nella sua banalità, non è cosa da sottovalutare. 
Anche il discorso sulla libertà è chiaro, e stretta- 
mente legato: rompendo la prigione della linearità, 
il mezzo che usiamo ci consente collegamenti e 
nessi logico-espressivi altrimenti impossibili. 
Certo, si tratta di un condizionamento! Quanto 
profondo, anzi, lo comprendiamo solo nella situa- 
zione illustrata dalla parabola descritta. Ma questo 
vuol forse dire che si tratta di una limitazione? 
Quanto alla affermata caratteristica autopoietica 
della videoscrittura, si è voluto, forzando, sottoli- 
neare il dato della ricorsività. 

Si tratta davvero di un elemento centrale! Con- 
sentendo una forma di elaborazione concettuale 
fondata sul presente continuo - quello stesso 
processo, lo ammettiamo francamente, che sul 
piano deN'informazione di regime consente le 
peggiori falsificazioni storiche, come vediamo e 
sentiamo tutti i giorni attorno a noi - il nostro pro- 
grammino di videoscrittura ci aiuta invero a supe- 
rare soglie di livello di comprensione e ad operare 
dislocazioni di pensiero dove prima eravamo co- 


stretti a procedeva con l'unidirezionalità del pas- 
saggio e della concatenazione logica. 

C'è una interazione, un ampliamento delle poten- 
zialità? Dobbiamo arrivare a vedere il nostro p.c. 
come un elevatore delle nostre capacità autovalo- 
rizzanti? Di certo, appare realistico ritenere che 
questo fenomeno tende a rompere il Logos-do- 
minio che ha informato di sè un lungo periodo 
della civiltà. 

Quantomeno vedano di non rimpiangerlo, quel 
modo del dominio, coloro che non sono veramente 
convinti del percorso e dei discorsi che si stanno 
abbozzando attorno alla rete! 

Come si vede, malgrado le promesse e gli sforzi, 
in questo intervento si è finito, purtroppo , per 
tornare a parlare in termini di mediazione e di ana- 
lisi propositiva. 

Il nostro candidato, esaminando, concorrente, è 
tuttavia assai più radicale: AI prossimo concorso, 
grida, vogliamo il p.c., e il word, o che altro al suo 
posto! Basta con penne, biro, fogli protocollo, e 
simili assurdità o trappole per orsi! E nessuno, 
assolutamente nessuno, potrà convincerlo che non 
si tratti di una parola d'ordine qualificante, che ben 
si adatta alle necessità e si inserisce nell'orizzonte 
del moderno soggetto metropolitano. 



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Care compagne/i 


E' trascorso un anno dall'uscita dell'ultimo numero (il 49) di 
Autonomia. Le trasformazioni sociali e geopolitiche hanno 
sconvolto anche i ritmi, pur saltuari, del nostro giornale. Ma in 
tutto quest'anno non siamo stati con le mani in mano, abbiamo 
prodotto i materiali del Meeting di Venezia e molteplici notiziari 
tratti dalla rete telematica ECN. 

Ora, in presenza di una carenza di orientamento nel dibattito del 
movimento antagonista, intendiamo riprendere le pubblicazioni di 
Autonomia per offrire degli spunti, delle coordinate, delle 
provocazioni all'analisi, al lavoro politico, alla produzione culturale 
e di cooperazione sociale antagonista. 

Autonomia vuole trasformarsi da giornale in rivista da, per, nel 
movimento. Un periodico trimestrale aperto all'intervento e al 
contributo di tutti i compagni che ritengono importante costruire 
insieme un luogo utile ed utilizzabile per e da tutti i compagni. 
Questa è la scommessa che vogliamo fare, contando sulla vostra 
collaborazione e sul vostro contributo. 

I temi che intendiamo affrontare con il primo (il 50°) numero 
spaziano dal nuovo assetto mondiale del comando capitalistico, 
passando attraverso l'implosione dei paesi del "socialismo reale", 
fin dentro il divenire dei movimenti di lotta, con un'attenzione alia 
produzione di senso, di cooperazione, di cultura nel vissuto 
quotidiano, nella socialità di "noi-altri". 

Naturalmente per poter far ciò non contiamo solo sulle nostre 
forze, abbiamo bisogno del vostro contributo fin da subito. 
Spediteci i vostri lavori specificando se la pubblicazione richiede 
la firma, individuale o collettiva che sia. 

II nuovo Autonomia vorrebbe essere in distribuzione per il 1° 
maggio, quindi è fondamentale che i contributi scritti ci 
pervengano entro il 10-15 aprile. 

La rivista Autonomia propone anche di usare la rete ECN per 
consentire gli scambi tra i redattori/lettori creando una 
area apposita alla quale si accede facendo richiesta alla rivista 
stessa, a questo proposito attendiamo pareri e quindi file di 
risposta dai vari poli ECN ma anche da tutti. 

A presto, saluti a pugno chiuso. 

I compagni di 

Autonomia 

c/o Libreria Calusca 

via Belzoni 14 

Padova 

Tel: 049-8757076 




BARONI, PADRONI, 

POMPIERI, ASPIRANTI DIRIGENTI, 

TOPI DI SEZIONE, OSCURI BUROCRATI, 

GENTE CON LA LINEA IN TASCA, 

FORSE TRA QUALCHE GIORNO CE NE ANDREMO 
E PROVERETE A DIMENTICARE 
TORNANDO CON: BACHECHE, CIRCOLARI, 
PROCESSO DEMOCRATICO, GIORNALI, 

REGISTRI, LIBRI MASTRI, ORPELLI, 

SPECCHIETTI, PROPOSTE IN POSITIVO, 

AZIONI COSTRUTTIVE, DELEGATI E MOZIONI 
(MA NON ROMPETE I COGLIONI) 

DIRETE: “ERA UN FUOCO DI 
UN'OSCURA MARMAGLIA SENZA 
(MA NON ROMPETE I COGLIONI) 


MA TUTTO QUESTO NON E' STATO 
NOI NON DIMENTICHIAMO... 

PER IL VOSTRO POTERE FONDATO SULLA 
PER IL VOSTRO SQUALLORE, 

ODIOSO SPORCO E BRUTTO... 


Collettivo 
Marzo * *7*7 


” RESA 


DEI 


CONTI 


PAGHERETE CARO 
PAGHERETE TUTTO 



V